RIMOZIONE E INTERRAMENTO CAVI ELETTRICI

La Confedilizia porta a conoscenza degli iscritti la sottoriportata sentenza (sent. 708/02) REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Giudice di Pace di Piacenza dott. Umberto Moizo ha pronunziato la seguente
SENTENZA Nella causa civile n. 2444/01 R.G. promossa da: MACCAGNONI ALDO, elett. dom. in Piacenza, via Sopramuro 29, presso e nello studio dell'avv. Giorgio Parmeggiani che lo rappresenta e difende come da delega stesa a margine dell'atto di citazione originario; ATTORE
Contro COMUNE DI PONTICELLI D'ONGINA, elett. dom. in Piacenza, vi Daveri n. 3, presso e nello studio dell'avv. Mario Contermini che Io rappresenta e difende come da delega stesa a margine della memoria di costituzione originaria;
CONVENUTO Oggetto: Ripetizione di indebito pagamento. All'udienza del 14/05/2002 la causa è stata posta in decisione, previa concessione alle parti dei termini di legge per il deposito delle difese, sulla base delle seguenti rassegnate
CONCLUSIONI DI PARTE ATTRICE Voglia l'Ill.mo Giudice di Pace di Piacenza, contrariis rejectis, condannare il Comune di Monticelli d'Ongina (Pc), in persona del Sindaco pro tempore, a pagare all'attore la somma di L. 1.492.800, oltre interessi dal dì della domanda al saldo, per le causali di cui in premessa. Con vittoria di spese ed onorari di giudizio.
CONCLUSIONI DI PARTE CONVENUTA Voglia il Giudice di Pace, contrariis rejectis, in via pregiudiziale-preliminare, e se ritenuto di ragione, dichiarare il difetto dell'A.G.O. a decidere la presente controversia in favore del Giudice Amministrativo; nel merito, respingere la domanda attrice perché illegittima, infondata, rinunciata e quindi improponibile; con vittoria di spese, diritti e onorari.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione regolarmente notificato il sig. Maccagnoni Aldo ha chiamato in giudizio avanti il Giudice di Pace di Fiorenzuola — dichiaratosi immediatamente incompetente per territorio sulla base della relativa eccezione svolta dalla controparte — il Comune di Monticelli d'Ogina, in persona del suo Sindaco pro tempore, chiedendo la condanna alla restituzione dell'importo di L. 1.492.800, pari oggi a Euro 770,97, somma che sarebbe stata indebitamente percepita da detta Amministrazione Comunale a titolo di rimborso spese per la rimozione e l'interramento di cavi elettrici posti lungo i muri perimetrali e lungo la facciata dell'immobile di proprietà dell'attore. Ciò avanti questo Giudice a seguito di comparsa di riassunzione, nel prefissato termine di sessanta giorni, regolarmente notificata alla parte convenuta. Con nuova comparsa di costituzione e risposta il Comune di Monticelli d'Ongina si costituiva quindi in giudizio, eccependo in via pregiudiziale- preliminare il difetto di giurisdizione dell'A.C.°. in favore del Giudice amministrativo e chiedendo, nel merito, la reiezione della domanda attrice in quanto improponibile, rinunciata e infondata. Indi si procedeva all'escussione di un unico testimone addotto dalla parte convenuta e quindi, precisate inde le conclusioni come sopra riportate, la causa veniva posta in decisione previa concessione nei termini di legge per il deposito delle difese.
IN DIRITTO Sull'eccezione svolta in via pregiudiziale dalla parte convenuta che sostiene il difetto di giurisdizione del l'autorità Giudiziaria Ordinaria a decidere la presente controversia in quanto si verserebbe in materia prettamente amministrativa, il Giudice non può che rilevare che nella presente fatti- specie ci si trovi dinanzi ad un rapporto meramente privatistico in quanto l'intervenuta convenzione tra l'Enel ed il Comune appare un atto "inter alios" del tutto estraneo alla presente controversia. Infatti a fondamento della pretesa attorea esiste una ripetizione di pagamento che, sia pure awenuto ad un Ente pubblico, qual è un Comune, sarebbe indebito in base ad una normativa di legge chiara quanto indiscutibile. Del resto è la stessa parte convenuta che, contraddittoriamente, l'ammette ove sostiene che "il Comune ha sempre ritenuto la pratica Maccagnoni una "pratica privata" e non pubblica...". È perciò che il Giudice, pur nel completo assenteismo della parte attrice in merito alla presente eccezione, ritiene di dover rigettare l'eccezione pregiudiziale svolta, passando quindi all'esame del merito. La "vexata quaestio" trova la sua palese soluzione nell'applicazione al caso in esame della normativa di cui all'art. 122 del T.U. 11 dicembre 1933 n. 1775, il cui comma quarto così recita: "Tuttavia, salvo le diverse pattuizioni che si siano stipulate all'atto della costituzione della servitù, il proprietario ha facoltà di eseguire sul suo fondo qualunque innovazione, costruzione o impianto, ancorché essi obblighino l'esercente dell'elettrodotto a rimuovere o collocare diversamente le condutture e gli appòggi, senza che per ciò sia tenuto ad alcun indennizzo o rimborso a favore dell'esercente medesimo". La norma succitata è talmente lapalissiana da non dover imporre discussione alcuna se non per la circostanza relativa al fatto che la servitù in questione è sorta "ad immemorabile", e cioè per usucapione maturata negli anni e non per stipulazione tra I parti, come la succitata norma sembra limitarsi. Sul punto sovviene però la sentenza datata 23 maggio 1984 n. 3148 emessa dalla Corte di Cassazione in un caso del tutto similare a quello presentemente in esame: "... nell'ordinamento vigente non è configurabile una servitù di elettrodotto diversa da quella (tipica) disciplinata dal T.U. 11 dicembre 1933 n. 1775, cui rinvia l'art. 1056 del C.C., sicché l'usucapione si aggiunge ai titoli di acquisto (convenzione, sentenza, espropriazione per pubblica utilità) previsti da tale disciplina speciale, ma non può dar luogo a un rapporto diverso da quel da questa contemplato; con l'ulteriore conseguenza che la disciplina dell'art. 122 T.U. citato — il quale, diversamente dall'art. 1068 del C.C. (applicabile sia alle servitù volontarie che alle servitù coattive), conferisce al proprietario del fondo servente il diritto di ottenere lo spostamento della servitù di elettrodotto a spese dell'esercente dalla stessa, salvo diverso accordo fra le parti — non è influenzato dal modo di costituzione delle servitù e rimane egualmente applicabile non solo quando il diritto sia stato costituito in forza di uno dei titoli (sopra indicati) previsti dalla legge speciale, ma anche quando sia stato acquistato mediante usucapione" (sentenze 16 aprile 1982 n. 2306 e 28 aprile 1981 n. 2579)". Del resto tale disciplina non riguarda soltanto i rapporti tra l'esercente e l'autorità preposta al controllo dell'attività contemplata, ma comprende anche i rapporti tra l'esercente e i fondi asserviti, per i quali nel Testo Unico sopra ci tato è convenuta una serie di norme che divergono in misura non trascurabile da quelle che regolano le comuni servitù. Tra dette norme esiste quella dell'art. 122, che mentre attribuisce al proprietario del fondo gravato il diritto di ottenere lo spostamento dell'elettrodotto, pone a carico dell'esercente l'obbligo di sopportare le spese necessarie al trasferimento, rendendo così meno gravosa la suddetta servitù. E pertanto il Giudice non può che accogliere la domanda attorea in quanto la legge esclude in via assoluta ogni a qualsiasi spesa a carico del pro prietario del fondo servente relativamente all'avvenuta rimozione e interramento dei cavi elettrici posti lungo i muri perimetrali e lungo la facciata dell'immobile in questione. Quindi il sig. Maccagnoni Aldo nulla doveva all'Enel e la riscossione avvenuta tramite il Comune di Monticelli d'Ongina rientra palesemente nella fattispecie del pagamento di indebito. E poiché è il Comune che ha riscosso, pur indebitamente, tale somma, è lo stesso Comune che ha riscosso, pur indebitamente, tale somma, è lo stesso Comune che deve essere condannato alla ripetizione. Ovviamente senza l'accollo di alcun interesse legale, anche perché la somma in questione non è stata affatto lucrata dal Comune stesso. La rifusione delle spese di causa segue la soccombenza, ma la loro liquidazione va ridotta rispetto all'esposizione in quanto non possono essere conteggiate quelle relative alla prima fase conclusasi, per indubitabile colpa della parte attrice, con un'ordinanza di incompetenza territoriale. La presente sentenza è stata stesa "in via diretta" causa la mancanza in cancelleria di personale atto alla ricopiatura delle sentenze. P.Q.M. Il Giudice di Pace di Piacenza: Dichiara infondata l'eccezione pregiudiziale concernente il difetto di giurisdizione dell'Autorità Giudiziaria Ordinaria; Nel merito, condanna il Comune di Monticelli d'Ongina alla rifusione delle spese di causa che liquida in complessivi Euro 970,00, di cui Euro 500,00 per onorari e Euro 470,00 per diritti, oltre ad I.V.A. e contributo 2% CNA.
Così deciso in Piacenza il 10 settembre 2002.
L'assistente giudiziario Pellizzari Laura
Il Giudice di Pace Dott. Umberto Moizo