Associazione Nazionale Donne Geometra

martedì 8 gennaio 2019 08:40

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA
RISERVATO AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)

Fatturazione elettronica e imposta di bollo
Sulle fatture emesse senza addebito IVA deve essere apposta la marca da bollo del valore di 2 euro a carico del debitore (art. 1199 C.C.), se l’importo supera i 77,47 euro. Per importi inferiori la marca da bollo non va applicata, neanche sulle fatture cartacee. Si tratta di un tributo alternativo all’imposta sul valore aggiunto che resta dovuto anche con l’entrata in vigore del nuovo obbligo di fatturazione elettronica, cambiano però le modalità di pagamento a partire dalle e-fatture emesse dal 1° gennaio 2019. Secondo quanto stabilito dal decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, , a dire quanto dover versare per le e-fatture emesse sarà la stessa Agenzia delle Entrate, al termine di ogni trimestre, sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.
Lo scopo è di semplificare le modalità di pagamento delle imposte di bollo relative alle fatture elettroniche per quanti vi siano assoggettati. Il pagamento potrà essere effettuato con le seguenti modalità:
-con addebito su conto corrente bancario o postale;
-utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Si allega il Comunicato del Ministero
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/RICHIESTA_DI_REVISIONE_RENDITA_C...
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Cassazione-sentenza-n.22671-11-s...

Cordiali saluti e Buon Anno

La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/comunicato_0224_0.pdf

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mercoledì 23 gennaio 2019 23:14

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti)
Apprendistato: sale a 800 euro il bonus assunzione negli studi professionali. La procedura
Gli apprendisti ingegneri, architetti e geometri e soprattutto per gli studi professionali dove si svolge l'apprendistato a partire dal 1° gennaio 2019, infatti, il contributo una tantum riconosciuto da Ebipro sale a 800 euro, contro i 500 dell'anno scorso. A riconoscere il contributo una tantum è appunto Ebipro, l’ente bilaterale previsto dal Ccnl degli studi professionali.

Contributo Epipro per gli apprendisti negli studi professionali: i dettagli
Per ottenete il bonus è sufficiente inviare una domanda (e l'attestazione della regolarità contributiva);
il bonus è riconosciuto a tutti i datori di lavoro che applicano il Contratto collettivo degli studi professionali, i quali decidono di confermare in servizio un apprendista al termine dei tre anni del suo contratto di apprendistato;
la domanda può essere presentata a Ebipro via mail (incentivioccupazione@ebipro.it) entro 12 mesi dalla stabilizzazione e il bonus viene corrisposto come rimborso parziale del costo del lavoro riferito alla prima mensilità, entro i quattro mesi successivi. L’ente si riserva però un controllo sulla regolarità dei contributi alla bilateralità versati dal datore di lavoro.
Si allega il Regolamento
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/regolamento_apprendistato.pdf

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mercoledì 23 gennaio 2019 23:02

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti)
Linee Guida per Identificazione, Qualificazione e Controllo "FRCM" per il consolidamento
Con Decreto del Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici n. 1 dell’8 gennaio 2019, sono state approvate le Linee Guida per l’identificazione, la qualificazione ed il controllo di compositi fibrorinforzati a matrice inorganica, denominati FRCM (Fiber Reinforced Cementitious Matrix), impiegati per il consolidamento strutturale; il documento è stato positivamente licenziato con Parere favorevole dall’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei LL.PP. n. 20 espresso nella adunanza del 27 luglio 2018.
Si allegano le linee guida

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Linea_Guida_per_la_identificazio...

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sabato 19 gennaio 2019 18:24

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA

Dal 2019 si innalza da 40.000 a 150.000 euro la soglia entro cui si possono affidare direttamente lavori senza una gara formale; l’unico vincolo è consultare almeno tre operatori economici
Con la legge n. 145/2018 (legge di Bilancio 2019) è stato modificato l’art. 1 comma 912 il Codice degli appalti e in attesa di una revisione è stata rivista solo la parte che riguarda l’affidamento diretto dei lavori.
Viene previsto che le stazioni appaltanti, in deroga all’art. 36, comma 2, possano procedere all’affidamento diretto di lavori di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro.
L’unico vincolo a tutela della trasparenza e della corretta competitività delle imprese è la previa consultazione, ove esistenti, di almeno 3 operatori economici.
La nuova norma è già operativa a partire dal 1° gennaio 2019 ed eleva la soglia dell’affidamento diretto senza vincoli di pubblicità.
In precedenza, per importi tra i 40.000 e fino a 150.000 euro era necessario bandire la gara d’appalto con invito di almeno 10 imprese, selezionate tramite indagine di mercato o previ elenchi di operatori, con obbligo di rotazione e obbligo di pubblicità finale sull’affidamento. Si tratta comunque di disposizione temporanea, che sarà in vigore fino al 31 dicembre 2019.
A seguito dell’entrata in vigore della nuova legge i lavori possono, quindi, essere suddivisi in:
 lavori fino a 40.000 euro
 lavori da 40.000 a 150.000 euro
 lavori da 150.000 a 350.000 euro
 lavori da 350.000 a 1 milione di euro

Lavori fino a 40.000 euro
Per i lavori fino ad un importo di 40.000 euro resta confermata la possibilità di ricorrere all’affidamento diretto; la legge di Bilancio 2019 infatti non modifica il comma 2, lettera a) dell’art. 36 del Codice Appalti.

Lavori tra i 40.000 euro ed i 150.000 euro, le maggiori novità 2019
Sopra la soglia dei 40.000 euro e fino a 150.000 euro, l’articolo 36 prevedeva lo svolgimento di una procedura negoziata a cui dovevano essere invitati, se esistenti, almeno 10 operatori economici; la scelta di questi ultimi doveva avvenire tramite indagine di mercato o elenchi precostituiti, garantendo il principio della rotazione.
La legge di Bilancio 2019 introduce la possibilità per le stazioni appaltanti di procedere ad affidamento diretto anche per i contratti ricompresi tra 40.000 e 150.000 euro previa consultazione, se esistenti, di 3 operatori economici.
Nell’articolo della nuova legge emergono tuttavia alcune criticità per questa fascia di lavori poiché, se da un lato è previsto l’affidamento diretto, dall’altro viene fatto riferimento alla consultazione di 3 operatori.
L’affidamento diretto lascia un’assoluta libertà di scelta del contraente; introdurre la preventiva consultazione di 3 operatori economici sembrerebbe pertanto contraddittorio. Questa nuova modalità ponendosi tra l’affidamento diretto puro e lo svolgimento di una procedura di gara, lascia in sospeso molti dubbi e possibilità di interpretazioni e probabilmente giungeranno novità in merito dai Tribunali.

Lavori tra i 150.000 e 350.000 euro
Per l’affidamento dei contratti rientranti nella fascia tra i 150.000 e 350.000 euro, la legge di Bilancio 2019 prevede lo svolgimento di una procedura negoziata: gli operatori da invitare devono essere almeno 10.

Lavori tra i 350.000 ed 1 milione di euro
Qualora l’importo lavori sia pari o superiore a 350.000 euro ed inferiore a 1.000.000 di euro, si avvierà una procedura negoziata con consultazione di almeno 15 operatori economici, ove esistenti (art. 36, comma 2, lett. c) del Codice dei contratti).
Si allega la legge di Bilancio

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Legge_di_Bilancio_2019_n.145-201...

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domenica 13 gennaio 2019 22:45

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA

Addio agli studi di settore: in Gazzetta il decreto con 106 nuovi indici sintetici di affidabilità (ISA)
Sul Supplemento ordinario n. 1 alla Gazzetta ufficiale Serie generale - n. 3 del 4 gennaio 2019 è pubblicato il decreto 28 dicembre 2018 del Ministero dell'Economia e delle Finanze recante “Approvazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale relativi ad attività economiche dei comparti dell’agricoltura, delle manifatture, dei servizi, del commercio e delle attività professionali e di approvazione delle territorialità specifiche”.
Il provvedimento approva l’introduzione di 106 nuovi indici sintetici di affidabilità (ISA) fiscale dei contribuenti, dopo i primi 69 introdotti nel marzo scorso. Per un totale di 175.
I nuovi ISA, che subentreranno agli studi di settore, riguarderanno varie attività economiche quali agricoltura, manifatture, commercio e professioni e saranno validi già per la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2018.
Il nuovo sistema introduce una scala di valori con cui l’Agenzia delle Entrate potrà verificare normalità e coerenza della gestione aziendale e professionale dei contribuenti definendone il grado di affidabilità con un voto da 1 a 10: tanto più alto il punteggio raccolto, tanto più elevato il premio riconosciuto al soggetto virtuoso che potrà, con un 10, ritrovarsi anche esonerato dagli accertamenti sintetici.

Si allega il Decreto

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Mef-decreto_28_12_2018-Gazzetta-...

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martedì 8 gennaio 2019 08:57

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA
RISERVATO AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)

I curriculum sono soggetti alla privacy: il Garante indica le prescrizioni
Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento UE sulla privacy, il cosiddetto GDPR, cambiano anche le regole per la raccolta dei curriculum vitae . Le nuove regole prevedono che ad essere raccolti e conservati possano essere solo i dati strettamente necessari alla verifica dei requisiti degli aspiranti lavoratori o di coloro che per partecipare ad una selezione o un corso devono esibire il curriculum vitae.
A precisare che tale regola relativa al trattamento dei dati particolari contenuta nelle vecchie autorizzazioni generali per il trattamento dei dati sensibili è compatibile con il GDPR è stato il dal Garante per la Privacy, chiamato a verificare la compatibilità del nuovo Codice della Privacy (dlgs 196/2003) rispetto al regolamento europeo n. 2016/679 entrato in vigore lo scorso 25 maggio 2018.
In particolare il Garante, con il provvedimento n. 497/2018, ha reso noto il risultato dell’attività di verifica della compatibilità delle vecchie autorizzazioni generali con il GDPR prevista dall’articolo 21 del dlgs 101/2018; ad essere risultate compatibili con il regolamento UE e con il dlgs n. 101/2018 di adeguamento del codice sono state le autorizzazioni generali:
• 1/2016 relative al trattamento di categorie particolari di dati nei rapporti di lavoro;
• 3/2016, relative al trattamento di categorie particolari di dati da parte degli organismi di tipo associativo, delle fondazioni, delle chiese e associazioni o comunità religiose;
• 6/2019, relative al trattamento di categorie particolari di dati da parte degli investigatori privati;
• 8/2016, relative al trattamento dei dati genetici (n. 8/2016);
• 9/2016, relative al trattamento dei dati personali effettuato per scopi di ricerca scientifica.
Al contrario, hanno cessato completamente i loro effetti:

• l’autorizzazione generale n. 2/2016 al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale;
• l’autorizzazione generale n. 4/2016 al trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti;
• l’autorizzazione generale n. 5/2016 al trattamento dei dati sensibili da parte di diverse categorie di titolari;
• l’autorizzazione generale n. 7/2016 al trattamento dei dati a carattere giudiziario da parte di privati, di enti pubblici economici e di soggetti pubblici.
Nel provvedimento, il Garante Privacy indica tutte le prescrizioni, aggiornate alla luce delle nuova disposizioni in materia di privacy, che dovranno continuare ad essere rispettate da ogni soggetto che tratta dati personali per le finalità indicate. Il testo del decreto di revisione del Codice privacy sarà sottoposto a consultazione pubblica, in considerazione dell’impatto di tali misure su PA e imprese, per poi essere adottato definitiva entro 60 giorni dal relativo esito.

Si allega il provvedimento del Garante

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/GarantePrivacy-9068972-1.6.pdf

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venerdì 8 febbraio 2019 21:22

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Bonus nella Legge di Bilancio 2019
Molte le novità inserite nella Legge di Bilancio e tante le conferme dei bonus fiscali.
In allegato le misure adottate per il 2019
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Agevolazioni_casa_e_immobili_201...

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giovedì 7 febbraio 2019 16:43

Tecnici&Professione
PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Cambio destinazione d’uso da abitazione a ufficio: serve il permesso di costruire
Sulla questione riguardante le autorizzazioni amministrative necessarie per il cambio di destinazione d’uso dell’appartamento è intervenuto il Consiglio di Stato in una recente e importante sentenza [Consiglio Stato sent. n. 6562/18 del 20.11.2018]. Ecco la decisione dei giudici amministrativi.
Il mutamento di destinazione d’uso di un immobile comporta una modifica urbanistica. In particolare un immobile destinato ad attività professionale presuppone un traffico di persone e la necessità di servizi e, quindi, di “carico urbanistico” superiore a quello di una semplice abitazione. Questo significa che, in tali ipotesi è necessario chiedere al Comune il permesso di costruire. Non è sufficiente una semplice Scia, anche se non viene effettuata alcuna ristrutturazione e quindi non ci sono opere interne.
In caso di omessa richiesta del permesso di costruire, per il proprietario scatta l’incriminazione per abuso edilizio. Inoltre, col verbale di accertamento della polizia municipale, verrà disposta la sospensione dei lavori e l’ingiunzione al ripristino della originaria destinazione d’uso.
Solo il cambio di destinazione d’uso tra categorie omogenee non necessita di permesso di costruire (in quanto non incide sul carico urbanistico). Invece, quando il cambio di destinazione d’uso interviene tra categorie edilizie funzionalmente autonome e non omogenee, si ha una vera e propria modificazione edilizia con conseguente necessità di un previo permesso di costruire. Non rileva quindi il fatto che non siano eseguite opere di ristrutturazione.
Il Consiglio di Stato abbandona così la vecchia interpretazione secondo cui la modifica della destinazione d’uso da abitativa a ufficio non richiederebbe la licenza edilizia.
Si allega copia della Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/CdS_sentenza_6562-2018.pdf

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giovedì 7 febbraio 2019 16:25

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PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI 2018
Come è noto il 20/2/2018 è stato pubblicato il D.M. 17/1/2018 contenente la nuova normativa NCT 2018.
Molti i cambiamenti, che sono sottoposti al continuo studio degli Enti e dei Ministeri preposti.
Cosa è cambiato?
-- L’approccio metodologico non è cambiato: pertanto il professionista non dovrà confrontarsi con un cambiamento radicale nell’impostazione della norma, come è avvenuto con le NTC 2008
-- E’ stata data maggior rilievo alle verifiche di duttilità
-- Sono state specificate le modalità di verifica in campo sostanzialmente elastico, che coinvolgono, in particolare, le opere di fondazione e le strutture non dissipative
-- E’ stato incrementato il fattore di struttura per le opere non dissipative
-- Sono stati rivisti i minimi di norma e i dettagli costruttivi, in particolare per i pilastri, le pareti in cemento armato e per i nodi trave-pilastro (che ora coinvolgono anche le strutture in classe di duttilità bassa e le strutture non dissipative)
-- E’ stato aumentato il coefficiente di sovraresistenza a pressoflessione nell’applicazione della gerarchia delle resistenze trave-pilastro (c.a.) per classe di duttilità bassa.
-- Viene dato maggior rilievo e fornite indicazioni di calcolo più precise per gli elementi secondari e per quelli non strutturali
-- Sono stati introdotti criteri di verifica più severi per le strutture prefabbricate
-- Nel capitolo 8, che riguarda gli edifici esistenti, viene modificato l’indirizzo generale: si tende ora a privilegiare, realisticamente, gli interventi di miglioramento rispetto a quelli di adeguamento, che si riferiscono a cambiamenti significativi nell’impianto strutturale
-- Per le strutture in legno si possono adottare coefficienti di sicurezza meno gravosi per materiali prodotti con linee di produzione di qualità
-- Sono stati introdotti criteri più severi per le prove di accettazione dei materiali in cantiere (ad esempio per le opere in muratura)
-- Sono scomparsi i riferimenti alle zone sismiche sostituiti da indicazioni sui valori di accelerazione di sito
-- Per zone a bassa sismicità è ancora previsto un calcolo semplificato
Si allega il documento con le note esplicative con le modificazioni

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/aggiornamento_delle_norme_tecnic...

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lunedì 28 gennaio 2019 22:15

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PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Gravità di un difetto dell'opera edilizia: chiarimenti dalla Cassazione
La gravità di un difetto dell'opera, “agli effetti dell'art. 1669 c.c., è correlata alle conseguenze che da esso siano derivate o possano derivare, e non dipende, pertanto, dalla sua isolata consistenza obiettiva, né è perciò esclusa ex se dalla modesta entità, in rapporto all'intera costruzione, del singolo elemento che ne sia affetto”.
Lo ha precisato la sesta sezione civile della Corte di cassazione nell'ordinanza n. 1423/2019 allegata alla presente.
In questa ordinanza la suprema Corte ricorda che “configurano gravi difetti dell'edificio, a norma dell'art. 1669 c.c., anche le carenze costruttive dell'opera – da intendere altresì quale singola unità abitativa – che pregiudicano o menomano in modo grave il normale godimento e/o la funzionalità e/o l'abitabilità della medesima, come allorché la realizzazione è avvenuta con materiali inidonei e/o non a regola d'arte ed anche se incidenti su elementi secondari ed accessori dell'opera (quali, proprio come nel caso in esame, le impermeabilizzazioni e la pavimentazione dei balconi), purché tali da incidere negativamente ed in modo considerevole sul suo godimento e da comprometterne la normale utilità in relazione alla sua destinazione economica e pratica, e per questo eliminabili solo con lavori di manutenzione, ancorché ordinaria, e cioè mediante opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici”.

Si allega la copia della Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Cassazione-ordinanza-n.1423-2019...

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lunedì 4 febbraio 2019 22:01

Tecnici&Professione
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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Servizi catastali e ipotecari, dal 1° febbraio nuova modalità di pagamento allo sportello
Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28 giugno 2017 sono state ampliate le modalità di pagamento dei servizi resi in ambito catastale ed ipotecario anche attraverso ulteriori strumenti di pagamento alternativi al contante (carte di debito o prepagate, marca servizi, F24 Elide e altri strumenti di pagamento elettronico).
A completamento delle modifiche previste dallo stesso provvedimento, dal 1° febbraio 2019, le somme preventivamente versate con modalità telematiche sul conto corrente unico nazionale (“castelletti”), sono rese disponibili, per gli utenti convenzionati ai servizi telematici di presentazione documenti catastali o di consultazione ipocatastale, anche per il pagamento dei servizi resi allo sportello degli Uffici Provinciali-Territorio dell’Agenzia delle Entrate.
Gli utenti potranno fruire del servizio, previa opportuna profilazione per sé e per i propri delegati, grazie ad un codice monouso fornito dal sistema telematico al momento della richiesta all’ufficio.
Per seguire la procedura clicca qui

Cordiali saluti
La segreteria

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lunedì 4 febbraio 2019 21:55

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PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Geometri: opportunità di lavoro in RAI
La Rai Radiotelevisione Italiana ha avviato le selezioni per reclutare geometri qualificati, da inserire con contratto di apprendistato professionalizzante della durata pari a trentasei mesi complessivi (CCL RAI quadri, impiegati e operai). Le figure ricercate saranno incaricate di progettare o collaborare alla progettazione di opere edili e stradali per gli impianti aziendali, responsabili dell’esecuzione dei lavori edili e stradali e in grado di portare a termine la progettazione di dettaglio, redigere capitolati d’appalto, effettuare la valutazione tecnica delle offerte delle ditte esterne.
Requisiti
Per partecipare alla selezione, per titoli e prove, è necessario essere in possesso di alcuni requisiti:
-età non superiore ai 29 anni e 364 giorni;
-diploma quinquennale di scuola media superiore conseguito presso istituto tecnico settore tecnologico indirizzo costruzioni, ambiente e territorio (nuovo ordinamento), istituto tecnico per geometri (previgente ordinamento), istituto tecnico industriale indirizzo edilizia (previgente ordinamento), istituto tecnico industriale indirizzo industria mineraria (previgente ordinamento).
Domande
Per candidarsi all’offerta di lavoro è necessario inviare la documentazione richiesta entro il 18 febbraio 2019. Maggiori dettagli sulla selezione sono pubblicati online sul portale ufficiale della RAI.
Per accedere clicca qui

Cordiali saluti
La segreteria

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giovedì 24 gennaio 2019 23:39

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PROFESSIONE GEOMETRA

RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti)
Il parere dell’Agenzia delle Entrate su errata comunicazione all’ENEA
L’Agenzia delle Entrate risponde ad un quesito riguardante l’errato inserimento dei dati catastali sul modello inviato all’ENEA riguardante un intervento di riqualificazione energetica per la sostituzione degli infissi. Sulla comunicazione infatti erano stati erroneamente indicati dei dati catastali, mentre l’ubicazione dell’immobile era corretta.
Premesso che i termini per modificare la scheda inviata all’ENEA erano già scaduti, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che “nelle istruzioni alla compilazione dell’allegato F del Decreto – che, nel caso in esame, contiene l’errore segnalato dall’istante – si fa riferimento, per quanto riguarda la compilazione dei dati identificativi della struttura oggetto dell’intervento, all’ubicazione dell’immobile (Comune, Provincia, indirizzo e numero civico, interno, CAP) oppure ai dati catastali” e pertanto “l’errata indicazione dei dati catastali nella comunicazione a suo tempo trasmessa all’ENEA – a fronte della corretta indicazione, nella stessa comunicazione, dell’ubicazione dell’immobile su cui sono stati realmente effettuati i lavori – non costituisca, di per sé, circostanza sufficiente per disconoscere la detrazione prevista dall’articolo 1, commi da 344 a 347, della legge Finanziaria 2007.

Si allega la risposta
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Risposta+n.+163_2018.pdf

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mercoledì 13 febbraio 2019 11:03

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
ECOBONUS, BONUS RISTRUTTURAZIONI E BONUS MOBILI: AGGIORNATE LE GUIDE DELLE ENTRATE
L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato al mese di febbraio 2019 le tre Guide “Le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico”, “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali” e “Bonus mobili ed elettrodomestici”.
ECOBONUS EDIFICI. La legge di bilancio 2019 (legge n.145 del 30 dicembre 2018) ha prorogato al 31 dicembre 2019, nella misura del 65%, la detrazione fiscale (dall’Irpef e dall’Ires) per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.
La legge non ha modificato, invece, le novità introdotte dalla precedente legge di bilancio. Tra queste:
- la riduzione al 50% della percentuale di detrazione per le spese relative all’acquisto e alla posa in opera di finestre comprensive di infissi, delle schermature solari e per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A.
Dal 2018 è ridotta al 50% anche la percentuale di detrazione per le spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro)
- l’esclusione dalle spese agevolabili di quelle sostenute per l’acquisto di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A
- l’introduzione di una nuova detrazione (65%, fino a un valore massimo della detrazione di 100.000 euro) per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti
- la detrazione del 65% per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, o per le spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.
Riguardo alle caldaie a condensazione, dunque, dal 2018 si può usufruire della detrazione del 50% per quelle che possiedono un’efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n. 811/2013.
Se, oltre ad essere almeno in classe A, sono anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti (appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02), è riconosciuta la detrazione più elevata del 65%.
La detrazione per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali e per quelli effettuati su tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio era già stata prorogata al 31 dicembre 2021 dalla precedente legge di bilancio.
Per questi interventi sono state riconosciute detrazioni più elevate quando si riescono a conseguire determinati indici di prestazione energetica. In tal caso, infatti, è possibile usufruire di una detrazione del 70 o del 75% da calcolare su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.
Per gli interventi condominiali sono previste detrazioni ancora maggiori quando sono realizzati in edifici appartenenti alle zone sismiche 1, 2 o 3 e finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico. In queste ipotesi, è possibile usufruire di una detrazione dell’80%, se i lavori determinano il passaggio a una classe di rischio inferiore, dell’85%, se il rischio sismico si riduce di almeno 2 classi. Il limite massimo di spesa consentito per questi interventi è di 136.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.
Altra importante novità, in vigore dal 2018, è rappresentata dalla possibilità di cedere il credito, corrispondente alla detrazione spettante, anche per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle singole unità immobiliari e non solo per quelli sulle parti comuni di edifici condominiali.
Pertanto, indipendentemente dall’immobile su cui si effettuano gli interventi, dal 2018 tutti i contribuenti che nell’anno precedente a quello di sostenimento della spesa si trovano nella cosiddetta “no tax area” (i cosiddetti incapienti) possono scegliere, invece della detrazione, di cedere il corrispondente credito ai fornitori o ad altri soggetti privati, compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.
I contribuenti diversi dagli incapienti possono cedere il credito a fornitori o altri soggetti privati, ad esclusione, però, degli istituti di credito e degli intermediari finanziari.
L'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) effettua controlli, sia documentali che attraverso sopralluoghi, per verificare la sussistenza delle condizioni necessarie per usufruire delle detrazioni fiscali.
Il decreto 11 maggio 2018 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 211 dell’11.09.2018) ha definito le procedure e le modalità di esecuzione di questi controlli.
La guida aggiornata descrive i vari tipi di intervento per i quali si può richiedere la detrazione e riassume gli adempimenti richiesti e le procedure da seguire per poterne usufruire.
BONUS RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio beneficiano di importanti agevolazioni fiscali, sia quando si effettuano sulle singole unità abitative sia quando riguardano lavori su parti comuni di edifici condominiali.
La più conosciuta tra queste agevolazioni è sicuramente quella disciplinata dall’articolo 16-bis del Dpr 917/86 (Testo unico delle imposte sui redditi), che consiste in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare.
Per le spese effettuate nel periodo compreso tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013, il decreto legge n. 83/2012 ha elevato al 50% la percentuale di detrazione e a 96.000 euro l’importo massimo di spesa ammessa al beneficio.
Questi maggiori importi sono poi stati prorogati più volte da provvedimenti successivi.
Da ultimo, la legge di bilancio 2019 (legge n. 145 del 30 dicembre 2018) ha rinviato al 31 dicembre 2019 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%) e del limite massimo di spesa di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
Salvo che non intervenga una nuova proroga, dal 1° gennaio 2020 la detrazione tornerà alla misura ordinaria del 36% e con il limite di 48.000 euro.
Dal 2018, tuttavia, è stato introdotto l’obbligo di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per la riqualificazione energetica degli edifici.
Questa nuova comunicazione è necessaria per monitorare e valutare il risparmio energetico conseguito con la realizzazione degli interventi di recupero edilizio.
I benefici fiscali per i lavori sul patrimonio immobiliare non si esauriscono con la detrazione Irpef.
Altre significative agevolazioni, infatti, sono state introdotte negli anni. Tra queste, per esempio, la possibilità di pagare l’Iva in misura ridotta e quella di portare in detrazione gli interessi passivi pagati sui mutui stipulati per ristrutturare l’abitazione principale. E ancora, le detrazioni per l’acquisto di immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati e quelle per la realizzazione o l’acquisto di posti auto.
La guida aggiornata intende fornire le indicazioni utili per richiedere correttamente tutti questi benefici fiscali, illustrando modalità e adempimenti.
BONUS MOBILI ED ELETTRODOMESTICI. Si può usufruire della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.
L’agevolazione è stata prorogata dalla recente legge di bilancio anche per gli acquisti che si effettuano nel 2019, ma può essere richiesta solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato non prima del 1° gennaio 2018.
Per gli acquisti effettuati nel 2018, invece, è possibile fruire della detrazione solo se l’intervento di ristrutturazione è iniziato in data non anteriore al 1° gennaio 2017.
La detrazione si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche).
In allegato le tre guide aggiornate a febbraio 2019

Cordiali saluti
La segreteria

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http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Guida_Bonus_Mobili_FEBBRAIO_2019...
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Guida_Ristrutturazioni_edilizie_...

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mercoledì 13 febbraio 2019 11:23

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
NORME TECNICHE COSTRUZIONI 2018: in Gazzetta la Circolare applicativa del Ministero
E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 del Consiglio superiore dei lavori pubblici (C.S.LL.PP.) avente ad oggetto le “Istruzioni per l'applicazione dell'«Aggiornamento delle "Norme tecniche per le costruzioni"» di cui al decreto ministeriale 17 gennaio 2018”, in vigore dal 11 febbraio 2019.
Sono state apportate numerose e significative modifiche rispetto alla precedente circolare del 2009, ma l'impianto generale e l'articolazione del documento non è stato cambiato. Tale aggiornamento “costituisce un più avanzato sistema normativo atto a fornire i criteri generali di sicurezza, a precisare le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, a definire le caratteristiche dei materiali ed a trattare gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere, nuove ed esistenti: impostazione condivisa dal mondo accademico, professionale e produttivo-imprenditoriale”.
“In considerazione del carattere innovativo di detto aggiornamento, si è ritenuto opportuno emanare la presente circolare applicativa che sostituisce la precedente circolare n. 617 del 2 febbraio 2009, relativa alle norme tecniche approvate con decreto ministeriale 14 gennaio 2008, la quale ha lo scopo di fornire agli operatori del settore, ed in particolare ai progettisti, opportuni chiarimenti, indicazioni ed clementi informativi per una più agevole ed univoca applicazione delle norme stesse”, ha detto il Ministero.
“Pur essendo state apportate numerose e significative modifiche rispetto alla precedente circolare, non è stato cambiato l'impianto generale e l'articolazione del documento e, pertanto, il testo è articolato conformemente alle norme tecniche di cui mantiene la medesima strutturazione in capitoli e paragrafi, al fine di una più agevole consultazione”. La circolare è stata sottoposta al parere dell'Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che si è espressa favorevolmente in data 27 luglio 2018, con voto n. 29/2017.
Si allega il documento del MIT
Per scaricare la Circolare di notevoli dimensioni clicca qui

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Mit-circolare-n.7-21-gennaio-201...

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mercoledì 13 febbraio 2019 11:39

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Sisma Centro Italia, accordo Commissario-VVF-GdF per i controlli a campione sulle perizie giurate schede AeDES
Sul portale sisma2016.gov.it è stata pubblicata l'Ordinanza n. 72 del 30 gennaio 2019, che approva il Protocollo di intesa fra il Commissario straordinario del Governo, la Guardia di Finanza e il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per l’effettuazione dei controlli a campione sulle perizie giurate relative alle schede AeDES per il biennio 2019-2020.
L'articolo 2 dell'Ordinanza stabilisce che “presso ciascun Ufficio speciale per la ricostruzione si procederà, ove non effettuato precedentemente ai sensi dell’ordinanza 34 del 11 luglio 2017, al sorteggio di un primo quantitativo, pari al 10%, delle schede AeDES già presentate relativamente agli immobili danneggiati in conseguenza degli eventi sismici, su cui eseguire i controlli, nel rispetto delle percentuali di riparto stabilite nel Protocollo di intesa”.
Successivi sorteggi saranno eseguiti a distanza di sessanta giorni, in relazione alle ulteriori schede AeDES nel frattempo compilate e pervenute, fino al raggiungimento del quantitativo del 10% del numero totale delle schede AeDES predisposte presso ciascuna delle Regioni interessate.
I sorteggi saranno effettuati mediante procedura informatica basata sulla generazione di una lista di numeri casuali della lunghezza pari alla approssimazione per intero superiore del 10% delle schede oggetto di sorteggio ordinate per ordine di arrivo, in modo da assicurare una selezione casuale delle situazioni da sottoporre a controllo. I verbali dei sorteggi saranno trasmessi alla struttura commissariale e pubblicati sul sito istituzionale di ciascun Ufficio speciale per la ricostruzione e del Commissario straordinario.
In considerazione del numero massimo dei controlli comunque eseguibili stabilito nel Protocollo di intesa, gli Uffici speciali per la ricostruzione effettueranno una selezione tra gli edifici sorteggiati, assegnando priorità ai casi in cui dopo la predisposizione delle schede AeDES sia stata depositata presso l’Ufficio speciale una domanda di contributo con allegato progetto di ricostruzione o ripristino con miglioramento sismico, e in ogni caso escludendo dai controlli gli edifici che sulla base della documentazione prodotta risultino completamente distrutti ovvero abbiano riportato danni riconducibili all’esito B delle schede AeDES. Gli Uffici speciali riferiranno tempestivamente al Commissario straordinario sugli esiti della selezione, al fine di assicurare il rispetto dell’uniformità dei criteri selettivi e della parità di trattamento nelle diverse Regioni interessate”.
L'ordinanza – IN ALLEGATO - entra in vigore dal giorno successivo alla sua pubblicazione sul sito istituzionale (www.sisma2016.gov.it) del Commissario Straordinario del Governo ai fini della ricostruzione nei territori dei Comuni delle Regioni di Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016.

In allegato anche il Protocollo d'intesa

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Ordinanza-72-del-30-01-2019_sign...
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Protocollo-VVf-GdF-Ord2019.pdf

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venerdì 22 febbraio 2019 22:23

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
IL DECRETO IN GAZZETTA CHE TUTELA GLI ACQUIRENTI DI IMMOBILI
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 38 del 14 febbraio 2019) il dlgs 12 gennaio 2019, n. 14 recante il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155“, al fine di rafforzare il sistema di garanzie per gli acquirenti di immobili da costruire.
Il provvedimento, recante modifiche ad alcuni articoli del dlgs 122/2005, prevede maggiori garanzie in favore degli acquirenti di immobili “su carta”, ossia da costruire, in caso di fallimento dell’impresa.
La finalità dell’intervento normativo risiede nella necessità di stipulare il contratto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, in modo da garantire controlli maggiori sugli adempimenti di competenza del costruttore mediante l’obbligo:

• di stipulazione della fideiussione
• di rilascio della polizza assicurativa indennitaria (per il cui inadempimento è prevista la nullità del contratto di acquisto dell’immobile)
In tal modo l’acquirente verrà tutelato da eventuali comportamenti scorretti o dimenticanze e verranno, inoltre, agevolati i controlli notarili. Il provvedimento prevede, inoltre, la nullità del contratto nel caso in cui il costruttore non abbia ottemperato all’obbligo assicurativo.
Le nuove regole si applicheranno ai contratti relativi a immobili da costruire per i quali il titolo abilitativo edilizio sia stato richiesto o presentato successivamente al 16 marzo 2019, data di entrata in vigore degli articoli del provvedimento (artt. 385, 386, 387 e 388) a cui fanno riferimento le modifiche introdotte.
Le novità sulla tutela degli acquirenti
Queste, in sintesi, le novità sulla tutela degli acquirenti presenti negli articoli 385, 386, 387 e 388 del dlgs 14/2019, riportate in una nota dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili):
• la fideiussione a garanzia degli acconti potrà essere rilasciata solo da banche e assicurazioni. Ai soggetti abilitati sono stati eliminati gli intermediari finanziari
• la fideiussione (bancaria o assicurativa) potrà essere escussa anche in caso di inadempimento dell’obbligo da parte del costruttore di rilasciare la polizza postuma decennale; in particolare ciò si verifica se il notaio dichiari di non aver ricevuto per la data del rogito la polizza assicurativa che dovrà essere conforme al modello standard approvato con successivo e apposito decreto ministeriale
• il contratto preliminare di compravendita (o atto equipollente) avente ad oggetto un immobile da costruire dovrà essere stipulato per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Ciò comporterà di conseguenza anche la necessità di procedere, oltre che alla consueta registrazione presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, anche alla trascrizione presso la conservatoria immobiliare
• nel contratto preliminare oltre all’indicazione degli estremi della fideiussione (obbligo già adesso previsto) dovrà essere attestata la sua conformità al modello standard che sarà definito con successivo e apposito decreto ministeriale. In via transitoria nelle more dell’adozione del decreto ministeriale il contenuto della fideiussione è determinato dalle parti
• nell’atto di trasferimento della proprietà dovranno essere indicati gli estremi della polizza assicurativa postuma decennale e si dovrà dare atto della sua conformità al modello standard che sarà definito con successivo e apposito decreto ministeriale. In via transitoria il contenuto della polizza assicurativa è determinato dalle parti
• il mancato rilascio, allatto del trasferimento della proprietà, della polizza postuma decennale sarà causa di nullità del contratto di compravendita. La nullità può essere fatta però valere solo dall’acquirente (analogamente a quanto ora già previsto in caso di mancato rilascio della fideiussione)
• con decreto del Ministro della Giustizia da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, di concerto con il ministro dell’Economia e Finanze sarà definito un modello standard di fideiussione
• con decreto del Ministro dello sviluppo economico da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, di concerto con il ministro della Giustizia e con il Ministero dell’Economia e Finanze saranno definiti il contenuto e le caratteristiche minime della polizza assicurativa e il relativo modello standard della stessa
• le modifiche apportate si applicheranno ai contratti aventi ad oggetto immobili da costruire per i quali il titolo abilitativo edilizio sia stato richiesto o presentato (nel caso di scia) successivamente alla data di entrata in vigore del dlgs (ossia dal 16 marzo 2019).

In allegato il Decreto

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Dlgs12gennaio2019-14.pdf

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venerdì 22 febbraio 2019 22:35

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
SI PUO’ CUMULARE IL SISMABONUS CON IL CONTRIBUTO DI RICOSTRUZIONE POST-SISMA. NO ASSOLUTO ALL’AGEVOLAZIONE CON UNA ASSEVERAZIONE DEL TECNICO TARDIVA

L’Agenzia delle Entrate ha risposto a due nuovi quesiti sulla detrazione fiscale per i lavori di miglioramento ed adeguamento sismico degli edifici, il sismabonus, riguardanti rispettivamente:
• la cumulabilità dell’incentivo con i contributi per la riparazione di edifici lesi da eventi sismici
• la possibilità di fruire dell’incentivo anche quando la documentazione richiesta non è inviata tempestivamente
Risposta 61/2019: sismabonus e contributi ricostruzione
L’incentivo è cumulabile con i contributi per la riparazione di edifici lesi da eventi sismici?
Con la risposta 61/2019 l’Agenzia delle Entrate risponde al quesito posto da un contribuente. Nel dettaglio, chiarisce che il finanziamento ottenuto per riparare i danni causati a un edificio dal terremoto del 2009 in Abruzzo non impedisce la fruizione del sismabonus per gli interventi successivi, in quanto finalizzati alla riduzione del rischio sismico dell’edificio stesso. Nel caso in esame, nonostante la non cumulabilità tra le nuove detrazioni previste per le misure antisismiche degli edifici, l’agevolazione non viene meno in presenza di un finanziamento ricevuto per il ripristino di immobili danneggiati dagli eventi sismici del 2016 e 2017; tanto più che il finanziamento è stato erogato negli anni 2009-2010 in relazione a lavori ormai conclusi.
Sismabonus
Il sismabonus, introdotto dal dl 63/2013, convertito nella legge 90/2013, consiste in una detrazione pari al 65% delle spese sostenute per i lavori di miglioramento ed adeguamento sismico degli edifici.
La legge di Bilancio 2017 ha prorogato tale agevolazione: è riconosciuta una detrazione fiscale Irpef o Ires per le spese di messa in sicurezza antisismica degli edifici residenziali e produttivi situati nelle zone a rischio sismico 1, 2 e 3 effettuate fino al 31 dicembre 2021; la legge di Bilancio 2018, lo ha esteso anche alle case popolari.
Si parte dal 50% per le spese sostenute per l’adeguamento antisismico degli edifici ricadenti nelle zone 1 e 2, altissima e alta pericolosità sismica, per un soglia massima di spesa di 96.000 euro, e si può arrivare al 70% se l’intervento determina il passaggio ad una classe di rischio inferiore e all’80% se l’intervento determina il passaggio a due classi di rischio inferiori.
Percentuali più elevate si hanno per i condomìni: la detrazione può raggiungere il 75% se l’intervento determina il passaggio ad una classe di rischio inferiore e l’85% se l’intervento determina il passaggio a due classi di rischio inferiori.
Risposta 64/2019: sismabonus e asseverazione tardiva
Si può usufruire del sismabonus anche in caso di asseverazione tardiva?
Il secondo quesito riguarda, invece, la possibilità di usufruire del sismabonus anche se i lavori di demolizione e ristrutturazione dell’immobile sono stati eseguiti mediante permesso di costruire, anziché con SCIA, e senza allegare l’asseverazione prevista dalla misura agevolativa.
L’asseverazione sulla classe di rischio del fabbricato prima dell’intervento e quella ottenibile a lavori fatti sarà presentata successivamente, a detta dell’istante, sarebbe stata presentata successivamente.
Nella risposta 64/2019 le Entrate chiariscono che:
• l’agevolazione spetta per le opere di consolidamento e non per la costruzione di nuovi edifici;
• per l’accesso al beneficio, in base all’art. 3 del decreto 58/2017 si ha che:
• il progettista dell’opera deve asseverare la classe di rischio precedente l’intervento
• il progetto di riduzione del rischio sismico contenente la suddetta attestazione deve essere allegato alla segnalazione certificata di inizio attività da presentare allo sportello unico competente
• il direttore dei lavori e il collaudatore statico, ultimati lavori e collaudo, attestano la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista
• i suddetti documenti sono depositati presso lo sportello unico e consegnati in copia al committente, per l’ottenimento dei benefici fiscali previsti dall’art. 16, comma 1-quater, del dl 63/2013
Nel caso in esame, pertanto:
non è possibile fruire del sismabonus, in quanto non vengono allegati contestualmente al titolo autorizzativo del progetto gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico contenente la prescritta asseverazione.
Nel primo caso, quindi, il Fisco fa prevalere le finalità degli interventi effettuati; nell’altro, invece, non può prescindere dal rispetto dei requisiti dettati dalla norma.

In allegato le Risposte Agenzia delle Entrate

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/RispostaAE-61-2019.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/RispostaAE-64-2019-sismabonus.pd...

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mercoledì 27 febbraio 2019 14:57

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BONUS CASA: SCATTA AL PRIMO APRILE LA TRASMISSIONE DATI ALL’ENEA
C’e’ un nuovo rinvio per la trasmissione all’ENEA dei dati sui lavori di ristrutturazione edilizia che comportano un risparmio energetico effettuati nel 2018 con diritto alla detrazione al 50%: dopo lo slittamento di qualche giorno stabilito a ridosso della scadenza del 19 febbraio, ora scatta una vera e propria proroga al prossimo primo aprile. Si tratta dell’adempimento necessario per applicare l’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 16 bis del dpr 917/86.I dati da trasmettere riguardano particolari tipologie di lavori di ristrutturazione edilizia, che comportano risparmio energetico o utilizzo di fonti rinnovabili. Sono elencati anche nella Guida 2019 al Bonus Ristrutturazioni.
Se l’intervento di ristrutturazione edilizia, pur dando diritto alla detrazione, non è compreso nell’ elenco di cui alla tabella sopra riportata, non è necessario effettuare questo adempimento. E’ importante non confondere questa agevolazione con il cosiddetto Ecobonus Energia, che prevede una detrazione fiscale al 65%, e comprende diverse tipologie di lavori di riqualificazione. La dichiarazione da trasmettere entro il primo aprile riguarda invece lavori di ristrutturazione che sono terminati entro il 31 dicembre 2018.
Di norma, questa comunicazione va effettuata entro 90 giorni dalla fine dei lavori. In questo primo anno di applicazione della norma, è stata fissata invece una scadenza valida per tutti, che originariamente era il 19 febbraio (90 giorni dalla messa online del sito con la procedura per la domanda), e che ora è stata prorogata al primo aprile.
La domanda va presentata online, attraverso l’apposito sito web messo a punto dall’ENEA: per accedere alla procedura è necessario registrarsi. Sul portale è disponibili anche una Guida. Attenzione: c’è anche un servizio di consulenza per il cittadino, che consente in determinati orari di inviare quesiti. Il lunedì dalle 12.00 alle 15.50 e il mercoledì dalle 10.30 alle 14.00, sul portale ENEA alla sezione Contatti compare il link in verde “INVIA un QUESITO” attraverso il quale è possibile contattare i consulenti.

Cordiali saluti
La segreteria

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domenica 3 marzo 2019 23:29

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L’AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA NECESSARIA ANCHE PER I VOLUMI INTERRATI/ SENTENZA DEL TAR CAMPANIA

Con la sentenza n. 762/2019 del Tar Campania (allegata alla presente) si chiarisce che ai fini delle tutela paesaggistica è indifferente se si tratta di volumi fuori terra o interrati, in entrambi i casi le opere non possono essere realizzate senza la preventiva autorizzazione.
Anche i volumi sotterranei infatti sono considerati rilevanti dal punto di vista paesaggistico e, pertanto, possono essere in contrasto con le previsioni intese ad impedire l’alterazione dello stato dei luoghi attraverso la realizzazione di nuove strutture.
Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/tar-campania-napoli-762-paesaggi...

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domenica 3 marzo 2019 23:49

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Cassazione: in caso di acquisto edificio abusivo l’acquirente può rivalersi sul Comune per mancata vigilanza in riferimento ad abusi edilizi non repressi
In caso di acquisto di un edificio abusivo, privo del permesso di costruire e agibilità (abitabilità), l’acquirente si può rivalere sul Comune per ottenere il risarcimento danni.
Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 4889/2019.
Come chiarito dai giudici, il caso più frequente è quello di immobili acquistati dopo aver genericamente verificato l’esistenza del permesso di costruire e della licenza di abitabilità ed essersi accorti, dopo un po’ di tempo dall’acquisto, di irregolarità edilizie (ordini di demolizione, sanzioni pecuniarie), per parziale o totale a abusività dell’immobile.
Altro caso frequente è quello del Comune che esiga la regolarizzazione di unità immobiliari a distanza di molti decenni dalla costruzione, che consente di sanzionare abusi di diversi decenni prima.
Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/SentenzaCassazione-4889-2019.pdf

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Cassazione: rendita catastale rideterminata. No alle sanzioni
Se l’acquirente di un immobile, sfornito di rendita catastale definitiva e per il quale viene indicata la sola rendita proposta, richiede la determinazione dell’imposta di registro in base al prezzo-valore, non è necessaria la formale istanza di valutazione automatica, in quanto è già implicita nella domanda di applicazione della disciplina del prezzo-valore. Se, a seguito di verifica, risulta una rendita effettiva maggiore rispetto a quella proposta, l’ufficio potrà recuperare la maggiore imposta dovuta con gli interessi, senza irrogare sanzioni. Questi i principi stabiliti dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3409, depositata il 6 febbraio 2019.

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/3409.pdf

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Cassazione: gli eredi non pagano le sanzioni del de cuius
La Corte di cassazione con l’ordinanza 6500 del 6/3/2019 ha accolto il ricorso presentato dagli eredi di un contribuente contro la sentenza con cui la Commissione tributaria regionale si era pronunciata relativamente a due avvisi di accertamento ICI (ora IMU) originariamente notificati al loro de cuius, proprietario di un terreno edificabile che aveva pagato l’imposta come se l’appezzamento fosse agricolo. Quest’ultimo aveva impugnato i detti avvisi davanti alle Commissioni tributarie ma non aveva ottenuto ragione in nessuno dei due gradi del giudizio. Nelle more della fase di appello, inoltre, il contribuente era deceduto. Successivamente, i suoi eredi avevano adito la Corte di legittimità, avanzando, tra gli altri motivi, una censura riferita alle sanzioni applicate, dagli stessi ritenute non dovute. La sezione tributaria della Cassazione ha spiegato che le sanzioni pecuniarie amministrative previste per la violazione delle norme tributarie hanno carattere afflittivo, onde devono inquadrarsi nella categoria dell’illecito amministrativo di natura punitiva, disciplinato dalla legge 689/81, essendo commisurate alla gravità della violazione ed alla personalità del trasgressore, con la conseguenza che ad esse si applica il principio generale sancito dall’art. 7 della legge n. 689, secondo cui l’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione non si trasmette agli eredi. Nel merito, invece, i giudici hanno dato ragione alle Entrate ricordando che ai fini Ici-Imu un’area è fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo; ciò determina quella che può considerarsi una vera e propria «impennata» di valore rilevante ai fini fiscali. Ora la Corte ha chiuso la controversia sulla vicenda decidendo nel merito il ricorso. I tre figli del contribuente dovranno dunque pagare l’imposta chiesta dal comune di Roma ma non le sanzioni.
Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/CORTE_DI_CASSAZIONE-ORDINANZAN.6...

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Cassazione: Gravi difetti dell’opera tra responsabilità e decadenza termini
Con la Sentenza (Civ. Ord. Sez. 6, n. 3674,), la Corte di Cassazione ha ulteriormente definito la tematica relativa ai “gravi difetti dell’opera”, con cui – ai sensi dell’art. 1669 del Codice Civile – si indicano le alterazioni che, anche se riguardano soltanto una parte della costruzione, incidono sulla sua funzionalità globale.

La Cassazione ha ribadito che i gravi difetti consistono “in quelle alterazioni che, in modo apprezzabile, riducono il godimento del bene nella sua globalità, pregiudicandone la normale utilizzazione, in relazione alla sua funzione economica e pratica e secondo la sua intrinseca natura”. Sono rilevanti sotto questo profilo anche vizi non “totalmente impeditivi dell’uso dell’immobile” – come quelli relativi all’efficienza dell’impianto idrico o alla presenza di infiltrazioni e umidità – o incidenti soltanto su parti comuni dell’edificio. La Corte ha specificato inoltre che il termine di un anno per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti “decorre dal giorno in cui il committente consegua una sicura conoscenza dei difetti e delle loro cause, e tale termine può essere postergato all’esito degli accertamenti tecnici che si rendano necessari per comprendere la gravità dei vizi e stabilire il corretto collegamento causale”.

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/sentenza-3674.pdf

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Global-strike-ri_uso-ri_ciclo-ri_genero-gli-ordini-professionali-formino-i-tecnici-per-nuove-competenze
Movimenti per salvare il Pianeta, una nuova cultura e modo di pensare che non è filosofia e questione di moda, ma i Fridays for future (i venerdì per il futuro), il movimento verde della giovane e ormai icona mondiale Greta Thunberg, sono una sensibilizzazione di massa, ciascuno per le proprie competenze e settori per un cambio di marcia. Provvedimenti per fermare il surriscaldamento del pianeta e contrastare i cambiamenti climatici. Rispetto all’onda verde che ha invaso l’Europa e il mondo intero, il movimento dei Fridays in Italia è arrivato più tardi (i primi presìdi del venerdì risalgono a fine dicembre). Ma in un paio di mesi ha già raccolto centinaia di attivisti. Tutti giovani, molti adolescenti (ma anche più piccoli) sostenuti dai genitori e dagli insegnanti. Tanto che in molte scuole, sono stati gli stessi dirigenti scolastici a diramare la circolare per informare e sostenere lo sciopero globale per il clima di domani.

E noi del settore edile come possiamo partecipare al cambiamento che non sarà, ma deve già’ essere per salvare le risorse della Terra e i cambiamenti climatici che sono un pericolo per tutti?

Puntare al totale riutilizzo dei materiali da costruzione e demolizione. I rifiuti speciali prodotti in Italia come sottolinea l’Ispra nel suo rapporto 2016 –con dati riferiti al 2014- sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani. Nel 2014 a fronte di circa 130,6 milioni di tonnellate di speciali (erano 124,4 nel 2013, +6,2%), suddivisi in 121,7 milioni di tonnellate di non pericolosi e 8,8 di pericolosi. Ai settori dei rifiuti delle costruzioni e demolizioni è imputabile la produzione del 39,7% del totale riferito ai rifiuti speciali. Si tratta di un flusso di rifiuti che comprende molti materiali: dal cemento armato ai mattoni, dai telai delle finestre ai vetri, dai cavi del circuito elettrico alle tubazioni, dalle ceramiche all’asfalto. Un vero disastro ambientale!
Legambiente nel suo secondo Rapporto dell’Osservatorio Recycle dello scorso giugno ribadisce che oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici che possano essere utilizzati come scuse per non utilizzare materiali provenienti da riciclo nelle costruzioni. Per spingere questo scenario il rapporto bisogna superare le barriere tecniche e giuridiche, di informazione che ancora rallentano l’utilizzo di materiali provenienti dal recupero in Italia. Allo stesso tempo bisogna agire sui regolamenti edilizi e a livello normativo per accompagnare il raggiungimento degli obiettivi nell’uso dei materiali fino al target del 70%.
In Olanda non si portano più i materiali edili nelle discariche e queste regole hanno facilitato la creazione di impianti per il recupero dei materiali che prima venivano indirizzati nei centri di raccolta autorizzati, materiali da cui ora si ricavano legno, metalli, materie plastiche, inerti. È stato così ottenuto un alto livello di riciclo per: asfalto; legno; vetro piano ; finestre in pvc ; gesso (un accordo di programma governo-industria punta a dare all’Olanda il primato nel riciclo del gesso). In questo modo si mettono in piedi per motivi ambientali un monitoraggio accurato del flusso di rifiuti provenienti dal settore edilizio. Pertanto questo nuovo obiettivo in Olanda mira a ridurre drasticamente il consumo di materie prime naturali attraverso un impiego maggiormente circolare di questi materiali. Attualmente i rifiuti generati durante le operazioni di costruzione e demolizione vengono sì recuperati al 90%, , ma si tratta di applicazioni di basso livello: come sottofondazione stradale o come materiale di riempimento nelle opere di ingegneria idraulica e civile. Per dare un contributo a questo cambio di rotta è nato due anni fa Repurpose ,un progetto che fornisce consulenza sulle possibilità di riutilizzo di questi materiali a architetti, costruttori e ai loro clienti. Repurpose ha creato una rete che conta ora circa 200 imprese e che ha all’attivo oltre dieci progetti avviati. E’ stata creata un piattaforma on-line che rende possibile la ricerca l’acquisto e la vendita di tutti i materiali che si rendono disponibili da una demolizione e che possono essere impiegati in un progetto di costruzione pianificando le azioni prima che i lavori abbiano inizio.

La piattaforma favorisce il riutilizzo in due modalità:
– compravendita di materiale che assolve alla funzione originaria nel secondo utilizzo
– compravendita di materiale che trova un diverso impiego.

Ad esempio lastre di granito utilizzate come davanzali possono servire per pavimentazioni, oppure ex porte possono diventare pareti divisorie come nel progetto raffigurato nella foto. Si tratta della ristrutturazione di un edificio vicino ad Utrecht trasformato da magazzino farmaceutico a sede di uffici e spazi in co-working per aziende e start-up.
L’impiego di materiali riciclati riduce il consumo di materie prime e ne riduce notevolmente il costo. Servirebbe pertanto per questo ed altri progetti legati ai modelli di business circolari l’introduzione di una fiscalità ecologica.
L’economia circolare è una logica che deve entrare negli stili di vita e di pensiero di tutti, essa ha lo scopo di separare la crescita economica dallo sfruttamento delle risorse naturali e degli ecosistemi, utilizzando le suddette risorse in modo più efficace e proficuo. È un aspetto trainante per l’innovazione nel settore del riutilizzo di materiali, componenti e prodotti e per lo sviluppo di nuovi modelli di business. In un’economia circolare, l’uso più funzionale dei materiali favorisce una maggiore creazione di valore, sia tramite il risparmio sui costi che tramite lo sviluppo di nuovi mercati, o la crescita di quelli esistenti. Questo tipo di economia offre alle aziende di sfruttare nuove fonti di valore, contribuendo a creare mercati elastici e catene di fornitura in grado di offrire prosperità sostenibile a lungo termine.
Questa logica economica è supportata da numerose ricerche: World Economic Forum, Ellen MacArthur Foundation e McKinsey suggeriscono che questa transizione circolare rappresenti un’opportunità da 1 triliardo di dollari per l’economia mondiale. Come tale, rappresenta un’opportunità significativa, sia per le imprese che per i consumatori, di abbandonare la tradizionale economia caratterizzata da sfruttamento delle risorse e produzione di rifiuti e di adottare un modello circolare. Il ruolo della progettazione in un’economia circolare è di primaria importanza. Le aziende dovranno collaborare con i progettisti per sviluppare nuovi design per i prodotti e i servizi che tengano conto del ciclo di vita. E gli ordini professionali e gli enti di formazione formino i tecnici con Corsi di qualità per edificare e formare gli iscritti e creare nuove competenze, suggeriscono gli economisti.
Intanto c’è fermento sul web ed i giovani non si fermano, perché vogliono un futuro per viverci. Appuntamenti, presidi, incontri e dibattiti si rincorrono sui social e su WhatsApp. Si tratta di giovani che si sono mossi autonomamente sotto un’unica sigla: Global strike.
Si allega l’opuscolo sulla materia rinnovabile
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/MateriaRinnovata_.pdf
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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Cassazione: il cambio di destinazione d’uso del sottotetto richiede il Permesso di costruire
Il cambio destinazione d’uso del sottotetto, da vano tecnico ad uso residenziale, senza il permesso di costruire costituisce abuso edilizio. Con la recente ordinanza n. 9046/2019, la Corte di Cassazione è intervenuta in merito ad un caso riguardante il cambio destinazione d’uso di un sottotetto. In particolare, è stato ribadito che se un intervento edilizio comporta il cambio di destinazione d’uso, da vano tecnico ad uso residenziale, serve sempre il rilascio del permesso di costruire, pena la responsabilità penale, in quanto l’intervento comporta una trasformazione radicale.

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/OrdinanzaCassazione11gennaio2019...
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Da: PROFESSIONE GEOMETRA "Associazione Nazionale Donne Geometra" [mailto:professionegeometra@donnegeometra.it]
Inviato: venerdì 22 marzo 2019 12:09
A: PROFESSIONE GEOMETRA "Associazione Nazionale Donne Geometra"
Oggetto: Gli eredi del professionista possono tenere aperta la partita Iva del deceduto anche oltre il termine di sei mesi dal decesso

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Gli eredi del professionista possono tenere aperta la partita Iva del deceduto anche oltre il termine di sei mesi dal decesso
La partita IVA sopravvive al suo titolare sino a quando non viene incassata l’ultima parcella. Solo allora gli eredi potranno chiudere la partita IVA del professionista defunto. È quanto affermato nella risoluzione n. 34/E pubblicata l’11 marzo dall'Agenzia delle Entrate.

Il caso. L'erede di un professionista, deceduto nel mese di novembre 2018, si rivolge all'Amministrazione finanziaria per sapere come versare l’IVA sulle fatture con IVA differita non ancora incassate e sulle prestazioni non ancora fatturate, nell’eventualità che si debba comunque procedere entro sei mesi dalla morte a chiudere la partita IVA, come disposto dall'art. 35-bisd.p.r. n. 633/1972 .

Le indicazioni delle Entrate. Premesso un lungo excursus della giurisprudenza e della prassi in tema di cessazione dell'attività professionale, l'Amministrazione arriva a concludere che, in presenza di fatture da incassare o prestazioni da fatturare, «gli eredi non possono chiudere la partita IVA del professionista defunto sino a quando non viene incassata l’ultima parcella». Condividendo la soluzione prospettata dall'istante, l'Agenzia ritiene che sia ammissibile una deroga a quanto stabilito dall’art. 35-bis d.p.r. n. 633/1972 che dispone la chiusura della partita IVA del contribuente deceduto da parte degli eredi entro sei mesi dalla data della sua morte. «Una lettura sistematica dell’art. 35-bis del citato d.p.r.,» - spiegano dalle Entrate - «consente di applicare anche alla figura del professionista quanto disposto dal comma 2, secondo cui “Resta ferma la disciplina stabilita dal presente decreto per le operazioni effettuate, anche ai fini della liquidazione dell’azienda, dagli eredi dell’imprenditore”». «Resta, peraltro, salva per l’istante» – concludono le Entrate - «la possibilità anticipare la fatturazione delle prestazioni rese dal de cuius e di chiudere la partita IVA, salvo, in tale evenienza, computare nell’ultima dichiarazione annuale IVA “anche le operazioni indicate nel quinto comma dell’art. 6, per le quali non si è verificata l’esigibilità dell’imposta” (così l’art. 35, comma 4 del decreto IVA), ossia anticipare l’esigibilità rispetto al momento dell’effettivo incasso».

Si allega la Risoluzione 34/E
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Agenzia_delle_Entrate_Risoluzion...
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Nuovo Modello per i Contratti di locazione
E’ stato approvato da parte dell’ Agenzia delle Entrate il nuovo modello, e le relative istruzioni, denominato “modello RLI” per la Registrazione dei contratti di Locazione di Immobili.
Il modello è composto da:
quadro A – Dati generali, nel quale sono contenuti i dati utili alla registrazione del contratto (quali la tipologia del contratto, la data di stipula e la durata della locazione), la sezione dedicata agli adempimenti successivi (tra i quali proroga,cessione, subentro e risoluzione), i dati del richiedente, la registrazione e la sezione riservata alla presentazione in via telematica
quadro B – Soggetti, in cui sono indicati i dati dei locatori e dei conduttori
quadro C – Dati degli immobili, riguardante i dati degli immobili principali e delle relative pertinenze
quadro D – Locazione ad uso abitativo e opzione/revoca cedolare secca, contenente le informazioni relative al regime della cedolare secca
quadro E – Locazione con canoni differenti per una o più annualità, in cui possono essere indicati i diversi canoni di locazione pattuiti nel contratto per le successive annualità.
Il modello RLI è utilizzato per:
 richiedere la registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili
 richiedere eventuali proroghe, cessioni, subentri e risoluzioni con il calcolo delle relative imposte e di eventuali interessi e sanzioni
 l’esercizio dell’opzione o della revoca della cedolare secca per i contratti aventi ad oggetto unità immobiliari commerciali di categoria catastale C/1 e relative pertinenze (art. 1, comma 59, della legge n. 145/2018)
 la comunicazione dei dati catastali ai sensi dell’art. 19, comma 15, del dl n. 78/2010
 la registrazione dei contratti di affitto dei terreni e degli annessi “titoli PAC”
 la registrazione dei contratti di locazione con previsione di canoni differenti per le diverse annualità
 la registrazione dei contratti di locazione a tempo indeterminato
 il ravvedimento operoso.
Il modello deve essere presentato unicamente in modalità telematica, direttamente o per il tramite dei soggetti indicati nell’art. 15 del decreto direttoriale del 31 luglio 1998. La presentazione telematica del modello può essere effettuata anche presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate da parte dei soggetti non obbligati alla registrazione telematica dei contratti di locazione.
Cedolare secca per immobili residenziali e commerciali
Nella sezione D del Modulo è possibile richiedere l’applicazione della cedolare secca, qualora si avessero i requisiti.
Si ricorda che a partire dal 2011, l’art. 3 del dlgs 23/2011, ha introdotto il nuovo regime facoltativo della cedolare secca, alternativo a quello ordinario, di tassazione dei redditi derivanti dalla locazione per finalità abitative degli immobili ad uso abitativo e delle relative pertinenze.
Il locatore grazie al modulo può revocare l’opzione in ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata l’opzione entro il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro relativa all’annualità di riferimento.
La revoca comporta il pagamento dell’imposta di registro dovuta per detta annualità di riferimento e per le successive.
La possibilità di utilizzare tale regime con la legge di Bilancio 2019 è stata estesa agli immobili commerciali categoria C1.

Si allegano i nuovi moduli e le istruzioni
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/RLI_istr.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/RLI_mod.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/provvedimento+RLI+3.0.pdf

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Quest'anno ricorrono 90 anni dall'istituzione della professione del Geometra(1929-2019). Il Regolamento per la professione venne pubblicato nella Gazzetta Ufficiale a metà marzo del 1929 e da allora il titolo di Geometra "spetta a coloro che abbiano conseguito il diploma".
Da allora molte cose sono cambiate e l'evoluzione ha trasformato il sapere e i settori operativi. Per celebrare questa ricorrenza abbiamo pensato di realizzare un "Notiziario Speciale" più complesso e ricco di notizie ,con un inserto speciale dedicato all'evento e gli opuscoli riservati. Un ampio spazio è stato dedicato alle attività dei Collegi, che ogni giorno operano sul territorio con iniziative per gli iscritti.
L'approfondimento del mese è dedicato al MUTUO PER LE RISTRUTTURAZIONI CON GLI INTERESSI DETRAIBILI .
AI COLLEGI SONO RISERVATI
- LA CANAPA un materiale salubre e innovativo di Denis Sugan, Geometra libero professionista Esperto in Edificio Salubre;
- BIOEDILIZIA "Costruiamo un futuro Sostenibile" di Renzo Galvan Architetto;
- TIRANTI E CATENE PER EDIFICI IN MURATURA
- GLI ABUSI EDILIZI – SENTENZA COMPLETA
- NO ALLA CONSULENZA TECNICA DI UFFICIO SE IL CONDOMINIO CONTESTA I CONTEGGI DEL RIPARTO DEGLI ONERI CONDOMINIALI – SENTENZA COMPLETA

A tutti Voi giungano i nostri più cordiali saluti
La Segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/ABUSO_EDILIZIO_SENTENZA.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Cartel1.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/La_canapa.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/NOTIZIARIO_SPECIALE_90_ANNI_2019...
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/SENTENZA_NO_CTU_CONDOMINIO.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/TIRANTI_CATENE.pdf

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Da allora molte cose sono cambiate e l'evoluzione ha trasformato il sapere e i settori operativi. Per celebrare questa ricorrenza abbiamo pensato di realizzare un "Notiziario Speciale" più complesso e ricco di notizie ,con un inserto speciale dedicato all'evento e gli opuscoli riservati. Un ampio spazio è stato dedicato alle attività dei Collegi, che ogni giorno operano sul territorio con iniziative per gli iscritti.
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Per scaricare il NOTIZIARIO CLICCA QUI
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La Segreteria
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Balconi e distanze tra edifici
Con l’ordinanza 4834/2019, la Cassazione ha stabilito che anche i balconi definiscono come “finestrata” una parete, poiché assicurano la possibilità di esercitare la veduta.
Bisognerà quindi tenerne conto nel calcolo delle distanze tra edifici confinanti. Con tale ordinanza la Cassazione ha dato ragione a un condominio che ha fatto causa a una società immobiliare perché aveva realizzato un fabbricato a confine con l’edificio condominiale a distanza inferiore a quelle di legge (Dm 1444/1968). Il Tribunale ha rigettato la domanda, ma la Corte di Appello l'ha accolta e ha condannato la società convenuta a demolire e arretrare la porzione del fabbricato, compresi i balconi aggettanti sino a garantire il rispetto della distanza di 10 metri dal condominio di fronte e al risarcimento dei danni.
In base a quanto evidenziato dai giudici di appello, le risultanze della C.T.U. avevano evidenziato che effettivamente il fabbricato realizzato dalla società era posto a confine con l’edificio condominiale dovendo, quindi, trovare applicazione l’articolo 873 del Codice civile, con il rinvio alle fonti integrative locali che, però, devono trovare il loro limite nelle previsioni del Dm 1444/1968. Di conseguenza, l’eventuale disciplina derogatoria contenuta negli strumenti urbanistici locali, che prescrivesse una distanza inferiore a 10 metri tra pareti finestrate, doveva essere disapplicata. E’ stato quindi fatto ricorso in Cassazione per stabilire se i balconi presenti sulla parete del fabbricato avessero il carattere di veduta (per cui si doveva applicare il Dm 1444) o di semplici luci. Richiamando la giurisprudenza di legittimità, la Cassazione ha precisato che devono intendersi “pareti finestrate” in generale tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l’esterno quali porte, balconi, finestre di ogni tipo, che assicurano la possibilità di esercitare la veduta.
Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Corte-di-Cassazione-ordinanza--1...
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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
COMPENSI PROFESSIONALI: SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO
Le stazioni appaltanti devono utilizzare i corrispettivi previsti dalle tabelle ministeriali solo quale parametro iniziale del calcolo del compenso da porre a base di gara, ben potendo apportare riduzioni percentuali: questa la decisione del Consiglio di stato con la Sentenza n. 2094 del 2019 – allegata alla presente. Con detta sentenza il Consiglio di Stato ha precisato che “non vi è dubbio che il legislatore abbia inteso fare delle tabelle ministeriali il punto di partenza di ogni determinazione sui corrispettivi dovuti ai professionisti (cfr. Cons. Stato, comm. speciale, parere, 30 marzo 2017, n. 782), evitando così che le stazioni appaltanti possano procedere a determinazioni dei corrispettivi professionali in via forfettaria, ma da ciò non può ricavarsi un divieto imperativo di non discostarsi dalle tabelle ministeriali”.
La disposizione “è chiara nell’imporre alle stazioni appaltanti di utilizzare i corrispettivi previsti dalle tabelle ministeriali solo quale parametro iniziale del calcolo del compenso da porre a base di gara, con possibilità di apportare riduzioni percentuali giustificate dalle ragioni che esse potranno discrezionalmente sviluppare”. I Giudici ricordano che “già vigente il nuovo codice dei contratti pubblici, il Cons. Stato, sez. V, 3 ottobre 2017, n. 4614, con argomentazioni di ampio respiro cui è possibile rinviare, ha ritenuto legittimo un bando di gara avente ad oggetto servizi tecnici che non prevedeva il corrispettivo per il professionista ma solo un rimborso delle spese ed ha affermato che “La garanzia di serietà e affidabilità, intrinseca alla ragione economica a contrarre, infatti, non necessariamente trova fondamento in un corrispettivo finanziario della prestazione contrattuale, che resti comunque a carico della Amministrazione appaltante: ma può avere analoga ragione anche in un altro genere di utilità, pur sempre economicamente apprezzabile, che nasca o si immagini vada ad essere generata dal concreto contratto”; la questione va ora esaminata alla luce dell’art. 24, comma 8-ter, introdotto dal correttivo al codice, che ha stabilito che il corrispettivo per i servizi di ingegneria ed architettura non può coincidere con il rimborso, ma restano valide le considerazioni sulla serietà dell’offerta ivi contenute; in precedenza sull’art. 92, comma 2, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 recante formulazione identica alla versione dell’art. 24, comma 8, antecedente alla modifica del correttivo, cfr. Cons. Stato, sez. V, 12 agosto 2011, n. 4776 per il quale la disposizione “esprime in realtà, in primis, proprio la giuridica libertà delle PP.AA. di non porre le tariffe professionali a base di una procedura di evidenza pubblica, affidando il punto ad una loro motivata valutazione discrezionale caso per caso.”
Secondo Palazzo Spada “il dato normativo inclina nel senso di escludere che i corrispettivi posti dalle tabelle ministeriali costituiscano 'minimi tariffari inderogabili', come invece accadrebbe ove volesse seguirsi la tesi degli ordini professionali; se, infatti, è vero, come da questi evidenziato nelle memorie depositate in atti, che in questa sede non si discute delle tariffe professionali, ma dei corrispettivi posti a base di gara quali indicati nelle tabelle ministeriali, è indubbio che la conseguenza ultima cui conduce la tesi degli appellati è quella di reintrodurre, per via indiretta, nuovi 'minimi tariffari inderogabili' corrispondenti a quelli indicati nelle tabelle ministeriali”.

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Consiglio-di-Stato-sentenza-n.20...
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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Permesso di Costruire in sanatoria: sentenza della Corte di Cassazione
La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 13084 del 26 marzo 2019 ribadisce che l'ordine di demolizione di un manufatto abusivo non è soggetto alla prescrizione quinquennale. I giudici della Suprema Corte precisano che è illegittimo il rilascio di un permesso di costruire in sanatoria condizionato all'esecuzione di specifici interventi finalizzati a ricondurre il manufatto abusivo nell'alveo di conformità agli strumenti urbanistici e che la sanatoria degli abusi edilizi idonea ad estinguere il reato può essere conseguita solo qualora ricorrano la conformità delle opere alla disciplina urbanistica vigente sia al momento della realizzazione del manufatto che al momento della presentazione della domanda di sanatoria (doppia conformità)

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/CortediCassazione.pdf
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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Siamo arrivati alle festività di Pasqua , tempo di rinascita e di cambiamento. Occorre comunicare, per costruire ponti e la progettazione, l’architettura, il nostro ambiente edificato, sono parti essenziali per realizzare luoghi a misura d’uomo, partendo dalla casa, fino a ideare spazi verdi e ricreativi, dove l’armonia torni ad essere padrona sovrana in un mondo che cambia. Nel Notiziario tante notizie e informazioni, con l’Inserto Speciale per i 90 anni dall’istituzione della Professione del Geometra (1929-2019).
Notizie di Categoria e vita dei Collegi, informazioni dalla Cassa con l’approvazione del Bilancio 2018, normativa, sentenze, news fiscali, con particolare attenzione alle detrazioni e le novità sul Catasto.
L’Approfondimento del Mese è dedicato alla tecnica dell’insufflaggio.
AI COLLEGI SONO RISERVATI
-L’opuscolo sui MATERIALI EDILI SANI
- Muffa e Salute

A tutti Voi giungano i nostri più sinceri auguri di Buona Pasqua

La Segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/materiali_sani_in_edilizia.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/MUFFA.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/NOTIZIARIO_PASQUA_2019.pdf

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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
SI AL BONUS CASA ANCHE SE MANCA LA COMUNICAZIONE ALL’ENEA
La mancata o tardiva trasmissione all'ENEA delle informazioni sui lavori di ristrutturazione che comportano risparmio energetico non fa venir meno il beneficio della detrazione fiscale.
I chiarimenti sono stati forniti dall'Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 46/E in relazione agli interventi che accedono alla detrazione dall'imposta lorda di cui all'art. 16-bis del Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR) di cui al D.P.R. 917/1986, come disciplinata dal citato art. 16 del decreto legge n. 63/2013.

Si allega la Risoluzione n.46/E
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/RISOLUZIONE+46.pdf

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DECRETO SBLOCCA CANTIERI
Il decreto Sblocca cantieri è stato pubblicato il 18 aprile in Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore a partire dal 19 aprile 2019. Introduce le "Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici". Molte le novità a partire dagli appalti, cui è dedicato il primo capo del decreto, volte a semplificare le procedure di gara e di aggiudicazione con varie modifiche al Codice dei contratti pubblici che vanno dall'istituzione di un regolamento unico e vincolante in sostituzione delle linee guida Anac attuali, alla velocizzazione delle procedure di gara per appalti di importo inferiore alle soglie comunitarie, sino allo sblocco della realizzazione delle opere pubbliche ritenute strategiche. Spazio dedicato anche agli interventi di ricostruzione nelle zone colpite da eventi sismici, attraverso la semplificazione della disciplina e l'introduzione di un regime autorizzatorio differenziato a seconda che si tratti di interventi "rilevanti", di "minore rilevanza" o "privi di rilevanza".

Si allega la Risoluzione n.46/E
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/allegato_34348_1.pdf
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Ai fini dell'imposta IMU i conviventi more uxorio sono equiparati ai coniugi
Il legislatore ha specificatamente disciplinato il presupposto impositivo nell'ipotesi di scioglimento del vincolo matrimoniale, prevedendo che ai soli fini IMU è soggetto passivo il coniuge a cui il giudice assegni la casa coniugale; a seguito dell'intervento normativo il legislatore ha sancito la traslazione della soggettività passiva dell'IMU dal proprietario all'assegnatario dell'immobile, con la conseguenza che l'imposta ricade sull'utilizzatore con liberazione dal pagamento del coniuge non assegnatario;
-la suddetta norma non disciplina l'ipotesi dei conviventi “more uxorio”, ravvisandosi quindi una lacuna normativa che deriva dalla limitata previsione di una disposizione di legge, in controtendenza rispetto ai più recenti interventi legislativi e giurisprudenziali tendenti ad una sempre maggiore equiparazione tra la famiglia tradizionale e la famiglia di fatto;
-alla luce dei principi enucleati in materia dalla Corte Costituzionale e dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, si può affermare che anche nelle convivenze di fatto , in presenza di figli minori nati dai due conviventi, l'immobile adibito a casa familiare è assegnato al genitore collocatario dei predetti minori, anche se non proprietario dell'immobile o conduttore: egli, in virtù dell'affectio che costituisce il nucleo costituzionalmente protetto della relazione di convivenza, è comunque detentore qualificato dell'immobile ed esercita il diritto di godimento su di esso in posizione assimilabile al comodatario;
-pertanto, per effetto dei recenti interventi legislativi (Legge Cirinnà) e giurisprudenziali, che mirano d una sempre maggiore equiparazione tra coniugi e conviventi more uxorio, deve optarsi per una interpretazione estensiva dell'art. 4 comma 12 quinquies del d.l. n. 16/2012;

in conclusione, quindi, secondo la Sentenza della Corte di Cassazione sezione tributaria n.11416/2019 si afferma il seguente principio: La costituzione con sentenza del diritto di abitazione in capo al genitore affidatario dei figli e assegnatario della casa familiare comporta che, anche nel caso di cessazione della convivenza more uxorio, il soggetto passivo diventa il genitore assegnatario, anche se quest'ultimo non fosse comproprietario, con conseguente liberazione del genitore proprietario m non assegnatario”

Si allega la Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Cassazione-sezione-tributaria-se...
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RISERVATO AI COLLEGI (Divulgabile agli iscritti )
Contributi previdenziali dei liberi professionisti? La prescrizione è di 5 anni.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 13639 del 2019 ha sancito la prescrizione quinquennale per tutti che i professionisti devono versare alle proprie Casse di appartenenza. Gli Ermellini attraverso ragionamento giuridico hanno stabilito che è di cinque anni il termine prescrizionale per i contributi che i professionisti devono versare alle proprie Casse di appartenenza.
Il caso nasce dal sistema di previdenza forense, ma è applicabile a tutte le Casse di Previdenza.
La questione sottoposta all’attenzione del giudice di legittimità ha avuto ad oggetto i contributi che la Cassa Forense chiedeva a un suo iscritto e per i quali non era ancora maturata la prescrizione decennale. In particolare, la Cassa sosteneva che il proprio iscritto era tenuto a versare i contributi in quanto non poteva applicarsi la disciplina generale prevista all’art. 3 della L. 335/1995, ma quella speciale di cui all’art. 19 della L. n. 576/1980 (disciplina dei contributi dovuti dagli avvocati). Detta norma, invero, dispone che “La prescrizione dei contributi dovuti alla Cassa e di ogni relativo accessorio si compie con il decorso di dieci anni. Per i contributi, gli accessori e le sanzioni dovuti o da pagare ai sensi della presente legge, la prescrizione decorre dalla data di trasmissione alla Cassa, da parte dell'obbligato, della dichiarazione di cui agli artt. 17 e 23”. Dalla lettura della norma, dunque, a parere della Cassa non vi sono dubbi: la prescrizione è di dieci anni.
Le cose però non sono come sembrano...
Secondo i giudici della Corte di Cassazione per tutte le contribuzioni dovute alle Casse di previdenza privatizzate dei liberi professionisti è applicabile la nuova disciplina della prescrizione quinquennale di cui all’art. 3 della L. n. 335/1995. A parere degli Ermellini, dal dato testuale dell’art. 3 della L. n. 335/1995 si può certamente affermare che il legislatore abbia inteso porre una regolamentazione a tutto campo. Infatti, mentre il comma 9, lett. a) riguarda il Fondo pensioni lavoratori dipendenti e le altre gestioni pensionistiche obbligatorie, la lett. b) si riferisce a "tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria". Formulazione questa che è onnicomprensiva (anche della contribuzione di tipo pensionistico, quale quella rilevante nella specie) e non lascia fuori alcuna forma di previdenza obbligatoria. L’intera questione può essere così riassunta: una legge generale successiva (Legge n. 335/1995 che prevede la prescrizione quinquennale) non comporta l'abrogazione di una legge speciale precedente (prescrizione decennale prevista dalla L. n. 576/1980); ma se, interpretando la prima, risulta l'intento del legislatore di regolare l'intera materia eliminando quindi la connotazione di specialità in precedenza sussistente, si ha allora l'abrogazione implicita della legge speciale.
ll principio espresso da parte della Corte di Cassazione è valido non solo per gli iscritti alla Cassa Nazionale di Previdenza Forense ,ma a tutti i professionisti a prescindere dalle relative Casse di appartenenza (Inarcassa – Cipag, ecc.)

Fonte: AvvocatoAndreani.it
Si allega la Sentenza

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EFFICIENZA ENERGETICA: IL WWF APRE UNO SPORTELLO DI CONSULENZA
WWF Italia ha aperto uno sportello di consulenza energetica “Casa Efficiente e Rinnovabile”.
Utilizzando un apposito form gli utenti potranno rivolgersi per chiedere consigli su come rendere la propria casa o il condominio più efficienti e installare le rinnovabili, ma anche per indicare eventuali problemi riscontrati nell'installazione degli impianti.
Tutte le segnalazioni ricevute serviranno al WWF Italia per affrontare le problematiche più diffuse nel confronto con i gestori e le istituzioni preposte.
 Per contattare lo sportello basta compilare il modulo al seguente indirizzo: https://www.wwf.it/tu_puoi/vivere_green/casa_efficiente/index.cfm

 Gli esperti riceveranno il messaggio e risponderanno con una mail alle domande.

Secondo il Wwf, in Italia il settore residenziale è responsabile di un consumo energetico di quasi 34 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, che corrisponde a circa il 29% dei consumi nazionali. Questo equivale a dire che ogni famiglia consuma mediamente circa 1,3 mtep/anno, per una spesa media annua di circa 1.600 euro: la spesa energetica per l’abitazione supera quella, già notevole, per l’automobile.

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Mercato immobiliare non residenziale: il Rapporto 2019 dell'Agenzia delle Entrate
Il Rapporto immobiliare 2019 sul mercato a destinazione terziaria, commerciale e produttiva, presentato dall’Agenzia delle entrate e realizzato in collaborazione con l’Associazione italiana leasing (Assilea), descrive un quadro, riferito al 2018, più articolato e meno omogeneo rispetto a quello che emergeva nelle rilevazioni più recenti.
In termini di volumi compravenduti, i tre segmenti oggetto di approfondimento (uffici, negozi e capannoni) esprimono dinamiche differenziate, con gli uffici in calo (-3,7%), negozi e laboratori in espansione (+4,6%), e il settore produttivo sostanzialmente stabile (+0,6%); le quotazioni mostrano invece un calo abbastanza omogeneo, compreso tra uno e due punti percentuali, più accentuato nelle città capoluogo di provincia.
Si allega il Rapporto

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Detrazione pannelli solari in Dichiarazione
Con la circolare n. 13/E/2019 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti su come usufruire della detrazione fiscale per gli interventi di installazione dei pannelli solari nella dichiarazione dei redditi 2019, relativa all’anno di imposta 2018 (Righi E61 – E62 col. 1 cod. 3).
Detrazione IRPEF
La detrazione IRPEF spettante ammonta al 65% delle spese sostenute, entro il limite di 60.000 euro ad immobile, ai sensi dell’Art. 1, comma 346, della legge n. 296 del 2006.
Impianti agevolabili
Gli interventi agevolabili sono l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali, per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura nonché istituti scolastici e università. La detrazione spetta anche per le spese sostenute per l’installazione di sistemi termodinamici a concentrazione solare per la produzione di acqua calda nonché per la produzione di acqua calda ed energia elettrica in quanto tali sistemi sono assimilabili ai pannelli solari.
Non beneficia, invece, della detrazione l’installazione di un impianto di “solar cooling” per la generazione di acqua fredda per la climatizzazione estiva a partire dall’acqua calda prodotta da pannelli solari.
Spese detraibili
Con riferimento agli impianti agevolabili, possono essere portate in detrazione le spese sostenute per:
• la fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche, meccaniche, elettriche ed elettroniche;
• le opere idrauliche e murarie necessarie per la realizzazione a regola d’arte di impianti solari termici organicamente collegati alle utenze, anche in integrazione con impianti di riscaldamento;
• relative alle prestazioni professionali, incluse sia quelle necessarie per la realizzazione degli interventi agevolati sia quelle sostenute per acquisire la certificazione energetica eventualmente richiesta per fruire del beneficio;
• sostenute per le opere edilizie funzionali alla realizzazione dell’intervento.
Certificazione
Come requisito viene richiesto che i pannelli abbiano una certificazione di qualità conforme alle norme rilasciata da un laboratorio accreditato. Sono equiparate alle UNI EN 12975 o UNI EN 12976 le norme EN 12975 e EN 12976 recepite da un organismo certificatore nazionale di un Paese membro dell’Unione europea o della Svizzera.
Al contrario, non sono ammessi alla detrazione i pannelli solari per i quali siano prodotte certificazioni di qualità diverse da quelle espressamente previste dal DI 19 febbraio 2007 (Risoluzione 11.09.2007 n. 244).
Il termine minimo di garanzia dei pannelli solari è fissato in cinque anni per pannelli e bollitori e in due anni per gli accessori e i componenti tecnici (Circolare 31.05.2007 n. 36, paragrafo 3.3).

Si allega la Circolare 13/E/2019 dell’Agenzia delle Entrate

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Detrazione degli Infissi
La detrazione per il risparmio energetico (Ecobonus) spetta anche per la sostituzione degli infissi, a condizione che comportino un miglioramento dell’efficienza energetica.
Il riferimento normativo, è l’articolo 14, comma 2, del Dl 63/2013, come modificato dalla manovra 2018, che ha abbassato al 50% la detrazione per gli infissi.
Questa detrazione (tetto di spesa di 60mila euro), si applica anche alle spese «relative agli interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi».
Sul sito dell’ENEA sono ulteriormente specificate le caratteristiche che i lavori devono soddisfare per comprate effettivamente un risparmio energetico.
Quando si sostituiscono gli infissi, però, si può applicare anche la detrazione, sempre al 50%, per le ristrutturazioni edilizie (tetto di spesa di 96mila euro), con riferimento normativo articolo 16 bis dl Dpr 917/1986.
La Guida dell’Agenzia elle Entrate specifica che, per quanto riguarda gli infissi esterni, è agevolata la:
“nuova installazione o sostituzione con altri aventi sagoma, materiali o colori diversi (solo se riguarda l’intera facciata).”

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L’IMU SUI RUDERI NON SI PAGA
La Corte di Cassazione si è pronunciata contraria all’applicazione dell’Imu sugli immobili che sono iscritti al catasto come ruderi. Con la sentenza n. 10122 dell’11 aprile 2019, ha dichiarato che è impossibile «assoggettare a Ici i fabbricati collabenti, iscritti nella categoria catastale fittizia F2».
Negli anni scorsi l’Agenzia aveva invece fatto recapitare ben 800 mila avvisi bonari ai proprietari di ruderi per chiedere il saldo delle tasse. La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di chiedere il saldo delle tasse e imposte su edifici fatiscenti, così come la possibilità di avere imposte sul valore venale del terreno dove sorge il rudere.
Il problema ora è che l’Imu sui ruderi non si paga solo per quelli iscritti al catasto edilizio. Molti sono i casi però di iscrizione di questi edifici al catasto terreni. Le Unioni montane avevano già sottolineato come il passaggio da catasto terreno a catasto edilizio non fosse obbligatorio.
Pensate che secondo un’indagine di Confedilizia il numero di ruderi in Italia è raddoppiato dal 2011 ad oggi. Fino ad oggi i proprietari avevano evitato il pagamento delle imposte provvedendo a scoperchiare il tetto, facendo diventare così l’abitazione un rudere. Una sentenza questa che ha un forte impatto sulle aree interne e montane disabitate, con molti proprietari di case che non possono più essere abitate e non hanno più valore.
Ricordiamo che per non pagare più l’Imu sui ruderi questi vanno iscritti al catasto. Per la Cassazione infatti non sono soggette a Imu «le unità iscritte in catasto per scelta del titolare, mentre per quelle non iscritte, non rientrando nella definizione di fabbricato, l’imposta sarebbe dovuta sulla base dell’area edificabile».

SENTENZA
Cass 10122/2019 depositata l’11.04.2019 – ICI non dovuta per i fabbricati collabenti, l’imposta non si deve pagare nemmeno sull’area in quanto è già edificata.
Nella Sentenza n. 10122 del dell’11 aprile 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità affermano che non si applica l’Ici ai fabbricati accatastati come unità collabenti (Categoria “F/2”).
Tale categoria di fabbricati oltre a non essere tassabili ai fini Ici come fabbricati in quanto privi di rendita, non lo sono neppure come area edificabile.
Ciò perché quest’ultima non rientra in nessuno dei presupposti ICI, trattandosi all’evidenza di area già edificata e dunque non di “area edificabile”.
Secondo i supremi giudici infatti “ … l’assunto del Comune … è errato in quanto la sottrazione ad imposta del fabbricato collabente, iscritto nella conforme categoria catastale F/2 (come quello di cui trattasi), in ragione dell’azzeramento della relativa base imponibile, non può essere superata prendendo a riferimento la diversa base imponibile prevista per le aree edificabili e costituita dal valore venale del terreno sul quale il fabbricato insiste, atteso che la legge (d. lgs. 504/92) prevede l’imposizione ICI per le aree edificabili e non per quelle già edificate; questa Corte ha già avuto modo di affermare che “in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), il fabbricato accatastato come unità collabente (categoria F/2), oltre a non essere tassabile come fabbricato, in quanto privo di rendita, non è tassabile neppure come area edificabile, sino a quando l’eventuale demolizione restituisca autonomia all’area fabbricabile, che da allora è soggetta a imposizione come tale, fino al subentro della imposta sul fabbricato ricostruito” (Cass. n.23801 dell’l1/10/2017); la commissione tributaria regionale, avallando l’assunto del Comune; ha dunque effettivamente errato”.
La Corte quindi accoglie il motivo di ricorso.

Cordiali saluti
La segreteria

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ARRIVA LA PRECOMPILATA PER METTERSI IN REGOLA CON IL FISCO
Sono in arrivo missive dell’Agenzia delle Entrate indirizzate ai contribuenti per i quali il Fisco abbia rilevato significativi scostamenti tra quanto inserito nella dichiarazione precompilata modificata e i modelli 730/2019 trasmessi dai CAF o intermediari abilitati. L’obiettivo di questi controlli preventivi, ai quali ha dato il via il provvedimento n. 207079/2019 allegato alla presente, è di dare modo ai contribuenti di correggere per tempo le proprie dichiarazioni. Ovviamente, sotto la lente ci sono le modifiche che comportano un’importante scostamento, in diminuzione, nella determinazione del reddito o dell’imposta. Le missive puntano a chiedere chiarimenti in merito a queste importanti incoerenze. Le missive si affiancheranno ai consueti controlli automatici effettuati sui contribuenti che riportano in dichiarazione una richiesta di rimborso superiore ai 4mila euro per i quali, in caso di accertamenti, l’erogazione del rimborso può anche slittare all’anno successivo.
Come correggere gli errori
In generale, in caso di errori, il Fisco ha dato la possibilità ai contribuenti di annullare il modello 730 già inviato e trasmetterne uno nuovo tramite l’apposita applicazione web, fino al 20 giugno. Da ora in poi sarà ancora possibile correggere la dichiarazione dei redditi inviata fino al 25 ottobre, presentando al CAF o al proprio intermediario un 730 integrativo. Il alternativa è possibile inviare, tramite l’apposita applicazione web, il modello Redditi correttivo entro il 30 settembre o il modello Redditi integrativo successivamente. In caso di ricevimento della missiva, il 730 risulterà nello stato di “Elaborato” e sarà possibile annullarlo per effettuare le dovute correzioni. In presenza di dichiarazione congiunta, l’operazione di annullamento deve essere richiesta dal dichiarante e non dall’altro coniuge.
Si allega il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate
Cordiali saluti
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Decreto Crescita: cosa prevede? Testo e novità nella legge di conversione
Manca poco per la conversione in legge del DL n. 34/2019 che entro il 29 giugno 2019 dovrà essere approvato anche dal Senato in via definitiva. Rispetto al testo originario sono molte le novità introdotte nel corso dell’iter di conversione e tra gli emendamenti uno dei più rilevanti è quello che proroga i versamenti delle imposte sui redditi al 30 settembre 2019. Si va verso la nuova scadenza della dichiarazione dei redditi al 30 novembre già dal 2019 così come è vicina la riapertura della pace fiscale, con il saldo e stralcio e la rottamazione ter delle cartelle la cui scadenza viene fissata al 30 luglio.C’è anche la moratoria delle sanzioni sullo scontrino elettronico nella legge di conversione del decreto n. 34/2019, e le modifiche alle regole sulla lotteria degli scontrini che premieranno i contribuenti che pagano con carte o bancomat.
Nel testo ufficiale pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ad oggi, sono in totale 51 gli articoli che regolano le misure previste, con novità in materia fiscale e di investimento che riguardano imprese, famiglie e singoli professionisti.
Tra gli emendamenti approvati, le novità che entrano nel Decreto Crescita 2019 sono le seguenti:
• soppressione dell’obbligo di comunicazione della proroga del regime della cedolare secca e distribuzione gratuita dei modelli cartacei delle dichiarazioni. Addio infatti alle sanzioni per chi si dimentica di confermare l’opzione per la cedolare secca sugli affitti al momento della proroga del contratto (ad esempio, quando inizia il secondo quadriennio in un contratto di locazione “4+4”). Il decreto crescita nella rubrica dell’articolo 3-bis parla di «Soppressione dell’obbligo di comunicazione della proroga del regime della cedolare secca». In realtà, viene solo cancellata la norma che prevede le sanzioni (100 euro ridotti a 50 entro i primi 30 giorni). È chiaro, però, che a questo punto la mancata presentazione del modello Rli per confermare la cedolare non comporterà più la decadenza dal regime (già eliminata per legge dal 2016), né la multa. Si ritiene che l’eliminazione valga anche per il passato, in virtù del favor rei.
• Il codice per gli affitti brevi. Prevista la creazione di una banca dati pubblica delle strutture ricettive e degli immobili destinati all’attività di locazione breve. Alcune Regioni come la Lombardia e la Sardegna, lo hanno già fatto. Ma l’obbligo è generalmente contestato dai proprietari. I dettagli applicativi sono affidati a un decreto ministeriale da adottare entro 30 giorni dalla conversione. Comunque ogni struttura o casa locata dovrà avere un codice identificativo e dovrà usarlo «in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza». Lo stesso codice dovrà essere usato anche dai gestori di portali internet e dagli agenti immobiliari. Per chi non si adegua, sanzioni da 500 a 5mila euro, maggiorate del doppio in caso di reiterazione.
• Imposte e morosità degli affitti.Viene ritoccata anche la norma (articolo 26 del Tuir) secondo cui i redditi fondiari sono tassati in base alla “maturazione” e non alla “effettiva percezione”. È la disposizione in virtù della quale i possessori di immobili locati pagano anche sul canone non incassato, finché non viene risolto il contratto. Per gli affitti abitativi, si può “smettere” di pagare le tasse solo da quando si conclude il procedimento giurisdizionale di convalida dello sfratto per morosità del conduttore. L’unica consolazione è che il locatore matura un credito d’imposta in relazione alle tasse pagate su canoni che il giudice accerta non essere stati incassati. Ma occorre aspettare l’iter giudiziario, per l’appunto. Questa regola continua a valere per tutti i contratti stipulati quest’anno. Per quelli siglati dal 1° gennaio 2020, invece, il decreto crescita prevede la possibilità di non versare le imposte sui canoni la cui mancata percezione sia «comprovata dall’intimazione di sfratto per morosità o dall’ingiunzione di pagamento».
• Al Fisco i dati sugli inquilini. Sempre per gli affitti brevi, viene previsto – anche qui con norma ancora da attuare – che i dati comunicati dai locatori alla Polizia di Stato saranno forniti all’agenzia delle Entrate dal ministero dell’Interno (in forma anonima e aggregata per struttura ricettiva). Il Fisco potrà usarli per controllare il pagamento delle imposte. E li comunicherà ai Comuni che potranno verificare il versamento dell’imposta di soggiorno.
Ancora in tema di affitti brevi, scatta la responsabilità in solido per la ritenuta fiscale sugli affitti brevi da parte dei soggetti residenti in Italia, che facciano parte di uno stesso gruppo e per il quale non sia stato nominato il rappresentante fiscale in Italia. È una norma che si inserisce nella querelle con alcuni portali internazionali, compreso Airbnb, che attualmente non applicano la ritenuta prevista dalla manovra di primavera di due anni fa (Dl 50/2017).
• Dichiarazione Imu. Il termine per presentare la dichiarazione Imu slitta al 31 dicembre dell’anno successivo a quello cui si riferiscono i dati da comunicare. Attualmente, il termine è invece il 30 giugno. Inoltre, viene eliminato l’obbligo di presentare la dichiarazione Imu per chi vuole (e può) beneficiare della riduzione del 50% Imu e Tasi sulle case date in comodato, cioè in prestito gratuito, ai figli o ai genitori. D’altra parte, in questi casi il comodato va registrato alle Entrate.
• Contratti a canone concordato. Il decreto crescita prevede anche l’eliminazione dell’obbligo della dichiarazione Imu per le case affittate a canone concordato (che beneficiano di uno sconto statale del 25% su Imu e Tasi e, in molte città, hanno aliquote comunale ridotte). Per questi contratti, però, istruzioni ministeriali alla mano, la dichiarazione non è obbligatoria già oggi. Più interessante l’eliminazione di «qualsiasi altro onere di dichiarazione o comunicazione», perché per questi contratti spesso i Comuni pretendono comunicazioni di vario genere. Resta invece l’obbligo di “bollinatura” (attestazione) per i contratti a canone concordato stipulati con il fai-da-te, senza l’assistenza delle associazioni di categoria.
• imposta di bollo virtuale sulle fatture elettroniche con possibilità di integrazione da parte dell’Agenzia delle Entrate;
• estensione alle tasse governative dei pagamenti mediante modello F24;
• obbligo di invito al contraddittorio prima dell’avvio di procedimenti di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate;
• scadenza della dichiarazione dei redditi dal 30 settembre al 30 novembre;
• emissione della fattura elettronica entro 12 giorni a partire dal 1° luglio 2019;
• possibilità di ravvedimento operoso parziale;
• possibilità di sostituire l’invio delle Lipe del quarto trimestre con l’invio anticipato della dichiarazione IVA entro il 28 febbraio.
• Imu sui fabbricati delle imprese. L’Imu sugli immobili strumentali, come i capannoni, diventa deducibile dal reddito d’impresa (la Tasi lo è già). Ma solo dal 2023. Prima di allora, la percentuale di deduzione ammessa crescerà gradualmente: 50% per l’Imu versata quest’anno (tecnicamente, il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018); 60% nel 2020 e 2021; 70% nel 2022.
È inoltre prevista la riapertura dei termini per fare domanda di rottamazione ter e di saldo e stralcio delle cartelle: si avrà tempo fino al 31 luglio 2019.
Tra le novità inserite in extremis si segnala inoltre la proroga dei versamenti al 30 settembre per i soggetti ai quali si applicano gli ISA. Protagonista di uno degli emendamenti dei Relatori contenuto nel testo della legge di conversione sono quindi le imposte sui redditi, con notevoli dubbi da parte di imprese e professionisti sull’ambito applicativo della proroga: si applicherà anche a minimi e forfettari? Ad oggi ancora nessun chiarimento.
Si allega il Testo del decreto con le modifiche richieste
Cordiali saluti
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ISA 2019: La Guida delle Entrate
Come si applicano, quale la platea di contribuenti che li devono utilizzare, come si presenta la comunicazione, esempi concreti: l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una nuova Guida sugli ISA, gli indici sintetici di affidabilità fiscale che sostituiscono gli studi di settore dal periodo di imposta 2018.
Si tratta di indicatori «costruiti con una metodologia statistico-economica basata su dati e informazioni contabili e strutturali relativi a più periodi d’imposta», che «consentono agli operatori economici di valutare autonomamente la propria posizione e di verificare il grado di affidabilità su una scala di valori che va da 1 a 10».
Per i contribuenti che risultano affidabili ci sono benefici premiali, ad esempio sul fronte dei controlli fiscali, riduzione termini di accertamento, esonero visto di conformità per compensare i crediti d’imposta.
Ci sono poi esclusioni che dipendono dalla situazione del contribuente in un determinato periodo d’imposta. Niente Isa nell’anno di inizio o cessazione attività, quando il contribuente non si trova in condizioni di normale svolgimento dell’attività, ricavi o compensi sopra i 5 mln 164mila 569 euro, applicazione del regime forfettario. Inoltre, non si applicano gli ISA in presenza dell’esercizio di più attività d’impresa, non rientranti nello stesso ISA, nel caso in cui i ricavi dell’attività non prevalente superino il 30% del dichiarato.
I benefici cambiano a seconda del punteggio: il riferimento è il provvedimento del direttore delle Entrate del 10 maggio 2019. Ecco una tabella riassuntiva.
Benefici premiali
ISA pari o superiore a 8
• Esonero visto di conformità compensazione crediti fino a 50mila euro sulla dichiarazione annuale Iva periodo d’imposta 2019;
• esonero visto di conformità compensazione credito Iva infrannuale fino a 50mila euro, maturato nei primi tre trimestri periodo d’imposta 2020;
• esonero visto di conformità compensazione dei crediti fino a 20mila euro, maturati sulle dichiarazioni relative a imposte sui redditi e Irap periodo d’imposta 2018;
• anticipazione di un anno termini di decadenza attività di accertamento previsti dall’articolo 43, comma 1, Dpr 600/73, con riferimento al reddito di impresa e di lavoro autonomo, e dall’articolo 57, comma 1, Dpr 633/72 per l’Iva.
ISA pari o superiore a 8,5
• Esclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici (articolo 39, comma 1, lettera d, secondo periodo, del Dpr n. 600/73, e articolo 54, comma2, secondo periodo, Dpr 633/72).

ISA pari a superiore a 9
• Esclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici (articolo 39, comma 1, lettera d, secondo periodo, del Dpr n. 600/73, e articolo 54, comma2, secondo periodo, Dpr 633/72);
• non si applica la disciplina delle società non operative (articolo 30 della legge n. 724/94), anche ai fini del comma 36-decies, secondo periodo, articolo 2 dl 138/2011;
• niente determinazione sintetica del reddito complessivo (articolo 38 del Dpr n. 600/73), se non ecceda di due terzi il reddito dichiarato.

Interessanti a questo proposito i numeri forniti dall’Agenzia delle Entrate sulla platea dei contribuenti: fra i 3,6 mln di contribuenti interessati agli ISA, solo 700mila ha i requisiti per ottenere almeno 9 (raggiungendo quindi i massimi benefici). Sono invece il 40% coloro che non raggiungerebbero la sufficienza.
Le sanzioni in caso di errori e omissioni vanno da 250 a 2mila euro, e si applicano in caso di omissione della comunicazione dei dati rilevanti ai fini della costruzione e dell’applicazione degli Isa, comunicazione inesatta o incompleta degli stessi dati. Prima di contestare la violazione, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate deve mettere a disposizione del contribuente le informazioni in suo possesso, invitandolo a eseguire la comunicazione dei dati o a correggere spontaneamente gli errori commessi.
La modulistica 2019 è stata approvata con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 gennaio 2019 (poi modificata con i successivi provvedimenti del 15 febbraio, del 10 maggio e del 4 giugno 2019). I modelli sono disponibili sul sito dell’Agenzia. Il modello si presenta contestualmente al modello Redditi, di cui costituisce parte integrante (bisogna barrare l’apposita casella sul frontespizio).

La guida allegata fornisce indicazioni sulla compilazione e un esempio concreto di applicazione ISA.

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Guida_Gli_indici_sintetici_di_affidabilità_fiscale.pdf
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Bonus casa, con la categoria catastale sbagliata salta la detrazione fiscale
Le sorti dell’Ecobonus e del Bonus Ristrutturazioni possono essere determinate dalla categoria catastale degli immobili su cui sono effettuati gli interventi. Con l’ordinanza 13043/2019, la Cassazione ha ribadito che i bonus spettano per i lavori di riqualificazione energetica e ristrutturazione degli immobili esistenti, mentre sono esclusi in presenza di lavori di completamento. La Cassazione si è pronunciata sul caso di un contribuente, che in fase di dichiarazione dei redditi aveva richiesto le detrazioni fiscali per degli interventi di efficientamento energetico e ristrutturazione edilizia. Il Fisco non aveva riconosciuto i bonus perché l’edificio su cui erano stati realizzati gli interventi era censito in Catasto nella categoria F3, cioè “immobile in costruzione”. L’Agenzia delle Entrate aveva spiegato che, diversamente da quanto previsto nelle istruzioni per la compilazione del modello Unico, gli interventi, al momento della richiesta dei benefici fiscali nella dichiarazione annuale, non erano stati eseguiti su unità immobiliari già esistenti, ma su porzioni di fabbricato non idonee a essere destinate ad abitazione. Il contribuente si era però opposto affermando che l’immobile era dotato di energia elettrica secondo un regolare contratto. Il precedente proprietario aveva inoltre presentato una richiesta di condono edilizio, fatto che avrebbe dimostrato l’esistenza dell’immobile. Dal momento che i lavori non avevano inciso né sulla volumetria né sulla sagoma, secondo il contribuente potevano qualificarsi come ristrutturazione. Dopo una serie di accertamenti, dalla visura catastale l’immobile è risultato ancora in costruzione e il contribuente non è riuscito a dimostrare la data di ultimazione dei lavori in modo da poter contestare la classificazione catastale in categoria F3.
D’altro canto, la fornitura di energia elettrica non è stata considerata una prova sufficiente dato che è necessaria anche per un cantiere di lavoro.
I giudici hanno spiegato che la locuzione “ristrutturazione edilizia” esprime letteralmente il recupero di costruzioni già esistenti, non potendosi estendere alla diversa ipotesi di immobile in costruzione e non ancora completato alla data di richiesta delle agevolazioni fiscali. Sulla base di questi elementi, le motivazioni del contribuente sono state respinte.
Il Fisco ha commentato la decisione della Cassazione ricordando quanto spiegato con l’interpello 150/2019, con cui è stato chiarito che la detrazione spetta per le sole spese di ristrutturazione dell’edificio esistente e non anche per quelle di ampliamento. L’Agenzia ha aggiunto che l’intervento edilizio agevolato deve avere carattere conservativo del patrimonio immobiliare esistente e ha evidenziato che la qualificazione della tipologia di interventi effettuati spetta al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente per le classificazioni urbanistiche.
Il Fisco ha concluso che se l’intento conservativo non permane (nell’ipotesi di ristrutturazione con demolizione e fedele ricostruzione, rispettando la volumetria dell’edificio preesistente, la detrazione non può essere riconosciuta poiché l’ampliamento della volumetria preesistente determina che l’immobile vada considerato “nuova costruzione”.

Si allega copia della Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/cassazione-ordinanza-13043-2019....

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Professionisti nel mirino: sanzioni in elenchi pubblici

Novità in arrivo per gli Ordini professionali, chiamati a monitorare i propri iscritti pubblicando annualmente le sanzioni disciplinari e quelle antiriciclaggio a cui i professionisti sono stati sottoposti dalle autorità competenti, nonché quelle eventualmente adottate dall’Ordine stesso nei confronti dei propri iscritti. Gli organismi di autoregolamentazione dovranno anche a segnalare possibili operazioni sospette.
Restano fuori dal perimetro di applicazione delle nuove norme periti, consulenti e chiunque fornisca servizi di contabilità, anche se organizzati in maniera professionale, quindi anche i CAF.
A prevederlo è la bozza del decreto correttivo del dlgs 231/2007 (allegato alla presente) all’esame del Consiglio dei Ministri che recepisce la direttiva 2018/843 (direttiva antiriciclaggio) e apporta le modifiche richieste dall’UE all’Italia con la procedura di infrazione n. 2019/2042 per il non completo recepimento della direttiva UE 2015/849 (IV direttiva antiriciclaggio).
Finora, agli Ordini professionali, l’art. 5, comma 7, del dlgs 231/2007 chiedeva di inviare al Comitato di sicurezza finanziaria, entro il 30 marzo di ogni anno, i dati statistici e le informazioni sulle attività svolte nell’anno solare precedente, mentre l’art. 14, comma 2, dello stesso decreto chiedeva loro di fornire dati quantitativi e statistici in merito al numero dei soggetti vigilati.
Adesso invece, il decreto correttivo prevede che gli organismi di autoregolamentazione inviino ulteriori dati, più dettagliati, sui propri iscritti. Nello specifico, agli Ordini viene richiesto di inviare, entro il 30 maggio di ogni anno, e di pubblicare, dopo averne dato comunicazione al Comitato di sicurezza finanziaria, una relazione annuale contenente le seguenti informazioni relative ad eventi dell’anno antecedente:
-numero dei decreti sanzionatori irrogati dal MEF a seguito di contestazioni della Guardia di Finanza sugli iscritti agli albi e delle altre misure sanzionatorie, suddivisi per tipologia di infrazione, adottati dalle competenti autorità, nei confronti dei rispettivi iscritti;
-numero di segnalazioni di operazioni sospette ricevute dall’organismo di autoregolamentazione, per il successivo inoltro all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF);
-numero e tipologia di misure disciplinari, adottate nei confronti dei rispettivi iscritti (ai sensi del comma 3 e dell’articolo 66, comma 1), a fronte di violazioni gravi, ripetute, sistematiche ovvero plurime degli obblighi stabiliti dal presente decreto in materia di controlli interni, di adeguata verifica della clientela, di conservazione e di segnalazione di operazioni sospette.

Si allega copia della bozza del decreto correttivo

Cordiali saluti
La segreteria

Tratto da PMI

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Bozza_recepimento_VAMLD_tavolo_t...
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PER I GEOMETRI NESSUN COMPENSO PER LA PROGETTAZIONE DI OPERE RISERVATE A INGEGNERI E ARCHITETTI
Con l'ordinanza n. 2038/2019 la II sezione civile della Corte di Cassazione ha confermato la decisione di appello che – dichiarata la nullità del progetto predisposto da un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri ed architetti, pur se la progettazione e la direzione dei lavori delle strutture in cemento armato erano state poste in essere da un architetto – ha escluso la spettanza di qualsiasi compenso. Si è difatti precisato che l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge dà luogo, ai sensi dell' art. 2231 c.c., a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto, con conseguente non spettanza di alcun compenso per l'attività svolta; in particolare, non rileva in contrario la circostanza che il progetto dell'opera risulti redatto da altro professionista cui quello incaricato si sia al riguardo rivolto, poiché è proprio dal personale possesso del titolo abilitante da parte di quest'ultimo che dipende la validità del negozio.
Il caso sottoposto all'attenzione della Corte prende avvio dal deposito di un ricorso per decreto ingiuntivo proposto da un appaltatore nei confronti di una coppia di coniugi, al fine di ottenere il corrispettivo dovuto per l'esecuzione di lavori edili presso l'immobile di proprietà degli stessi. Gli intimati proponevano opposizione e, autorizzati alla chiamata in causa del geometra progettista e direttore dei lavori, chiedevano la condanna in solido dell'appaltatore e del geometra, deducendo la presenza di vizi e difetti dei lavori eseguiti, anche in violazione delle norme edilizie.
Il tribunale di Venezia – rideterminato il valore delle opere eseguite dall'appaltatore e riscontrati i denunciati vizi costruttivi e progettuali – revocava il decreto ingiuntivo e condannava i coniugi al pagamento dei compensi dovuti al progettista e all'appaltatore, scomputando l'importo sopportato dalla coppia per la riparazione dei vizi e per la sanatoria delle difformità.
La corte d'appello di Venezia, riformava la sentenza impugnata escludendo qualsiasi compenso per il geometra: secondo la corte, infatti, il Tribunale avrebbe dovuto rilevare la nullità del contratto stipulato con lo stesso in quanto, in qualità di direttore dei lavori, non era abilitato a progettare case di civile abitazione che necessitassero di opere di cemento armato. Ne derivava che il rapporto tra il geometra ed il cliente era da ritenersi radicalmente nullo, con esclusione di qualsiasi compenso spettante al geometra per l'opera svolta ai sensi dell'art. 2231 c.c..
Il geometra ricorreva in Cassazione, eccependo le conclusioni cui era giunta la corte di merito nel ritenere il contratto nullo, escludendo, conseguentemente, qualsiasi compenso.
In primo luogo, il ricorrente sosteneva come rientrerebbe nella competenza dei geometri anche la progettazione di costruzioni di cemento armato se tali costruzioni, sotto il profilo tecnico-qualitativo, siano compresi, per i problemi tecnici che implicano, nella loro competenza professionale.
In secondo luogo, il tecnico rilevava come, di fatto l'attività di progettazione e di direzione dei lavori delle strutture in cemento armato fosse stata eseguita, in accordo con i committenti, da un architetto che aveva assunto in modo esplicito, sia nei confronti del committente privato che della pubblica amministrazione, la responsabilità per tutti quei profili che nell'ottica della tutela della pubblica incolumità richiedono specificamente il suo intervento.
La Cassazione non ha condiviso le censure sollevate.
La Corte ricorda che, in base alle norme previste dal R.D. n. 274/1929 e n. 2229/1939, la competenza in materia di costruzioni civili che adottino strutture in cemento armato, sia pure di modeste dimensioni, è riservata agli ingegneri: la scelta del legislatore di escludere dalla competenza dei geometri la progettazione, direzione e vigilanza di opere che prevedono l'impiego di strutture in cemento armato è dettata da evidenti ragioni di pubblico interesse, per evitare pericoli di incolumità pubblica, sicché non vi sono margini di sorta, attesa la chiarezza e tassatività del precetto normativo, per consentire la realizzazione di siffatte opere anche ad altre figure professionali.

Ne consegue che, proprio in virtù delle limitate competenze attribuite ai geometri dalle norme previste dal R.D. n. 274/1929, deve ritenersi radicalmente nullo – in quanto contrario a norme imperative – il contratto di affidamento della direzione dei lavori di costruzioni civili ad un geometra, ove la progettazione richieda l'esecuzione, anche parziale, dei calcoli in cemento armato, trattandosi di attività demandata agli ingegneri.
In relazione al caso di specie, la decisione impugnata è immune da censure, posto che la corte d'appello, dopo aver accertato che l'edificio progettato dal ricorrente era destinato ad abitazione e richiedeva la realizzazione di opere in cemento armato, ha giustamente ritenuto la nullità del relativo contatto trattandosi di progetto redatto da un geometra in materia estranea alla relativa competenza professionale.
In relazione alla seconda censura formulata, relativa all'intervento di un architetto, la Corte ribadisce il principio per cui il progetto redatto da un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri è illegittimo, a nulla rilevando che sia stato controfirmato da altro professionista, il quale abbia eseguito i calcoli del cemento armato e diretto le relative opere: gli Ermellini evidenziano, infatti, che è il professionista competente che deve essere, altresì, titolare della progettazione, trattandosi di incombenze che devono essere inderogabilmente affidate dal committente al professionista abilitato secondo il proprio statuto professionale, sul quale gravano le relative responsabilità.
Ne deriva, anche sotto questo aspetto, la nullità del contratto sorto tra il geometra e il cliente, posto che – per giurisprudenza pacifica – l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge, dà luogo a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, essendo irrilevante la circostanza che il progetto dell'opera realizzando risulti redatto da altro professionista in possesso del titolo abilitante. Alla nullità consegue, necessariamente, l'esclusione di qualsiasi compenso per l'opera svolta, ai sensi dell'art. 2231 c.c..
Compiute queste precisazioni, la Corte rigetta il ricorso.
Si allega copia della Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria

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Valore Geometra 2019 è stata l’occasione per ripercorrere la storia della professione e riflettere sul ruolo che il Geometra ha avuto per lo sviluppo del Paese nel corso di questi anni, puntando su nuovi progetti, anche se impegnativi e faticosi per affrontare questo presente e scrivere un nuovo e florido futuro. Ma tutti dobbiamo lavorare per tenere insieme mercato e solidarietà.
“Le persone che progrediscono nella vita sono coloro che si danno da fare per trovare le circostanze che vogliono e, se non le trovano, le creano.”
Partendo dal radicamento della figura del Geometra, possiamo e dobbiamo puntare nel segno della riqualificazione sostenibile, sicura e salubrità, la trasformazione urbana per una città moderna a misura d’uomo. Valutazioni immobiliari, partecipi della rivoluzione digitale, sicurezza. Agricoltura verticale, edilizia cimiteriale, comunicazione tecnica multimediale, rilevamenti, bonifiche.
Una rivisitazione del bene comune, monitorato e qualificato, censimenti e riclassificazioni del patrimonio edilizio urbano e fondiario. Ci sono tanti progetti concreti sui quali è straordinario immaginare e toccare con mano quello che siamo chiamati a sviluppare e trasformare in lavoro. Ottimismo critico, consapevole, ragionevole, fondato su tanta formazione e informazione di qualità.
E di notizie che sostengono l’informazione in questo Nuovo Notiziario ce ne sono tantissime, da quelle professionali, a quelle fiscali, normativa e sentenze. Novità catastali, il Nuovo Docfa, il Decreto Crescita e lo Sblocca Cantieri, con l’Inserto Speciale per i 90 anni dall’istituzione della Professione del Geometra (1929-2019), che racconta anche la storia della Costituzione dei Collegi.
L’Approfondimento del Mese è dedicato al consolidamento dei terreni.
AI COLLEGI ASSOCIATI SONO RISERVATI
-L’OPUSCOLO SULLA PRIVACY CON SENTENZA INTEGRALE
-L’OPUSCOLO SUI DISPOSITIVI PROTEZIONE INDIVIDUALI CON SENTENZA
-L’INSERTO SULLE MUFFE
-VADEMECUM SICUREZZA
Formuliamo a Voi tutti i migliori saluti con l’augurio di buon lavoro

La Segreteria

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ROTTAMAZIONE CARTELLE ESATTORIALI: NUOVA FINESTRA FINO AL 31 LUGLIO
La conversione in legge del decreto crescita (Dl 34/2019 convertito nella legge 58/2019, art.16bis) ha riaperto per un mese i termini di presentazione delle domande di rottamazione delle cartelle esattoriali, per la "rottamazione-ter".
Questo decreto prevede la rottamazione "ter" anche le domande presentate dopo la scadenza del 30/4/2019, che non dovranno essere ripresentate.
Si evidenzia che la rottamazione riguarda le cartelle del periodo 2000-2017 e consente di pagare le stesse parzialmente, senza sanzioni ed interessi di mora.
Si ricorda anche che a seguito della presentazione della domanda sarà l'Agenzia delle entrate a comunicare al debitore le somme dovute e quando e come pagarle, entro il 31/10/2019.
Per le nuove domande il pagamento può avvenire:
 in un'unica soluzione entro il 30/11/2019;
 in diciassette rate consecutive, la prima al 30/11/2019 e le restanti scadenti al 28/2, 31/5, 31/7 e 30/11 di ciascun anno a decorrere dal 2020.
Tutte le informazioni per la procedura sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate cliccando qui
Cordiali saluti
La segreteria
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TETTOIE APERTE E VERANDE: DUE SENTENZE
Le Tettoie e le verande sono oramai oggetto frequente di contenziosi tra cittadini e uffici tecnici comunali in ambito di prassi urbanistico-edilizia: in tal senso, trasmettiamo due recentissime sentenze del Tar Campania/Salerno (n.976 dell'11 giugno 2019 e n.981 del 12 giugno 2019) relative, appunto, a queste specifiche opere edilizie.
Tettoia aperta su tutti i lati: basta la SCIA
MASSIMA: non serve il permesso di costruire per la parziale copertura di un’area a parcheggio mediante la realizzazione di una tettoia costituita da struttura portante in ferro e legno con sovrastante copertura in lamiera di dimensioni di circa mt. 7,00 x mt. 6,00 con altezza media pari a circa mt. 3,00.
Il Tar Salerno nella sentenza 976/2019 sancisce che:
• la realizzazione di una tettoia aperta su tutti i lati configura un intervento di ristrutturazione edilizia che non crea volumetria né incide sui prospetti, e rientra pertanto nella disciplina della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), con conseguente applicazione, in caso di violazione dell’art. 22 del dpr 380/2001, della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 37, pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione degli interventi stessi. In questo caso, è illegittima la più grave sanzione demolitoria, prevista dall’art. 33 e riservata agli interventi di più rilevante impatto urbanistico non assentiti o realizzati in totale difformità;
• il presupposto per l’esistenza di un volume edilizio è costituito dalla costruzione di almeno un piano di base e di due superfici verticali contigue presupposto carente quando la costruzione consista in una tettoia in legno aperta su tre lati, rientrante, piuttosto, nel concetto di bene pertinenziale ossia di struttura a servizio di un’altra, sottratta, come tale, al computo del carico urbanistico (T. A. R. Sardegna, Sez. II, 16/01/2015, n. 183);
• “per la realizzazione di una tettoia aperta su tre lati non è, in linea di principio, richiesto il permesso di costruire, essendo sufficiente la presentazione di una denunzia di inizio attività atteso che le tettoie aperte su tre lati ed addossate ad un edificio principale, se di dimensioni e caratteristiche costruttive non particolarmente impattanti, costituiscono pertinenze dell’edificio cui accedono” (T. A. R. Umbria, Sez. I, 29/01/2014, n. 82).
Veranda: opera non precaria quindi serve il permesso di costruire
Diverso è il caso, esaminato dal Tar Salerno con la sentenza 981/2019, della veranda che corrisponde a opera non precaria perché stabilmente infissa al suolo e tale da determinare, sotto il profilo edilizio, un aumento di volumetria, oltre che di superficie e sagoma; senza permesso, è legittima l'ordinanza di demolizione dell’opera, non essendo configurabile il più mite trattamento della sanzione pecuniaria di cui all’art. 37 dpr 380/2001 (come invece, era successo con la tettoia dell'altro caso), previsto per la sola ipotesi di interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla SCIA (TAR Campania, Salerno, sez. II, n. 771/2018; cfr., in tan senso, anche Cons. Stato, sez. VI, n. 306/2017; n. 1893/2018; TAR Piemonte, Torino, sez. I, n. 1181/2012; TAR Campania, Napoli, sez. VII, n. 3069/2014).
Si allega copia delle Sentenze

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/tar-campania-981-2019.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/tar-salerno-976-2019.pdf
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AGEVOLAZIONI PRIMA CASA IMMOBILI EREDITATI
Un contribuente ha rivolto all’Agenzia delle Entrate il seguente quesito: Ho ricevuto un immobile in successione, posso chiedere le agevolazioni “prima casa” per il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale?

L’Agenzia ha risposto:
 L’agevolazione, che consiste nel pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa (200 euro per ciascuna imposta, indipendentemente dal valore dell’immobile caduto in successione), è riconosciuta quando il beneficiario (o, nel caso di immobile trasferito a più beneficiari, almeno uno di essi) ha i requisiti previsti in materia di acquisto della “prima abitazione”.
In particolare, per avere l’agevolazione è necessario che chi eredita l’immobile:
 non sia titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune dove si trova l’immobile ereditato
 non sia titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.
Inoltre, l’immobile deve trovarsi nel Comune in cui l’erede ha la propria residenza o in cui intende stabilirla entro 18 mesi e non deve rientrare in una delle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (abitazioni di tipo signorile, ville, castelli).

Cordiali saluti
La segreteria
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COMPETENZE PROFESSIONALI DEI GEOMETRI: CHIARIMENTI
Il geometra può sempre redigere il progetto urbanistico-amministrativo (architettonico) di modeste costruzioni civili anche se queste vengono realizzate con struttura in cemento armato; unica condizione è che la progettazione strutturale sia affidata ad altro professionista competente con separato incarico, sono questi i chiarimenti del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati all'ordinanza n. 2038/2019 della II sezione civile della Corte di Cassazione.
La Seconda sez. Civile, con tale pronuncia, ha infatti confermato di fatto i propri precedenti pronunciamenti (2013) allineando e conformando l'indirizzo giurisprudenziale a quanto da tempo già sostenuto dalla Giustizia Amministrativa (Consiglio di Stato) e cioè:
 il geometra può sempre redigere il progetto urbanistico-amministrativo (architettonico) di modeste costruzioni civili anche se queste vengono realizzate con struttura in cemento armato; unica condizione è che la progettazione strutturale sia affidata ad altro professionista competente con separato incarico (ferma restando l'autonomia del geometra in caso di struttura in muratura e/o destinazione agricola/rurale);
 l'Ordinanza in oggetto, nel decidere il caso trattato, ribadisce che la cancellazione del R.D. del 1939 ha valenza innovativa - non interpretativa - e che pertanto dispiega effetti dalla data del pronunciamento e cioè dal 2010 (fermo restando che tale R.D. è stato abrogato, in quanto norma "inutile", già superata da svariate altre norme quali la 1086/71, la 64/75 e il D.P.R. 380/2001);
 il caso trattato, per il quale è stato così deciso, trattandosi di prestazione risalente al 2004 (quindi antecedente alla abrogazione del 2010), ha pertanto consentito di chiarire ulteriormente la obsoleta questione delle competenze professionali, superata, nei fatti, dalla evoluzione normativa che, con l'introduzione della modulistica unica, ha definitivamente previsto, per ogni intervento edilizio, le quattro figure professionali che potranno, nel caso, intervenire - progettista architettonico, progettista strutturale, direttore dei lavori architettonico e direttore dei lavori strutturale - (ferma restando la possibilità di unicità dell'incarico in capo ad un unico professionista laddove possibile); nei comportamenti, dalla collaborazione interdisciplinare e multidisciplinare che i professionisti tecnici adottano quotidianamente.
Si allega copia della Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria

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APPALTI VERDI: ARRIVA IL SECONDO MANUALE PER I CAM
I CAM (Criteri Ambientali Minimi ) Servizi energetici, adottati con DM 7 marzo 2012 (GU n.74 del 28 marzo 2012) forniscono alle stazioni appaltanti gli strumenti per incidere sui consumi e gli impatti ambientali generati dalla gestione di tutti gli impianti che utilizzano energia nei propri edifici: illuminazione, Forza Motrice, riscaldamento e raffrescamento.
Il Manuale operativo “Affidamento dei Servizi Energetici per gli edifici con criteri di sostenibilità” è una guida per applicare correttamente ed efficacemente i Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento dei servizi energetici in tutte le casistiche operative.
Si allega il Manuale

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/CAM_Servizi_energia_WEB.pdf
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BOLLO VIRTUALE; SCADENZA 22 LUGLIO 2019
Entro il 22 luglio occorre effettuare il versamento dell’imposta di bollo relativo alle fatture elettroniche emesse nel secondo trimestre 2019.
Nella gestione della fatturazione elettronica, l’emissione di un documento senza IVA, richiede l’assolvimento dell’imposta di bollo da parte di chi emette la fattura, come ad esempio nel caso di ricevimento di dichiarazione di intento oppure fatturazione di operazioni fuori campo IVA art 15 o esenti IVA art. 10, se l’ammontare addebitato senza Iva supera 77,47 euro.
Nel file della fattura elettronica occorre compilare i “Dati Bollo” valorizzando gli elementi Bollo virtuale e importo bollo, considerando che la fattura elettronica scartata da SdI si considera non emessa e, conseguentemente, in tali casi non sorgerà neppure il presupposto del tributo. Il pagamento dell’imposta relativa alle fatture elettroniche emesse in ciascun trimestre solare è effettuato entro il giorno 20 del primo mese successivo al trimestre (DM 28/12/2018). A tal fine, l’Agenzia delle entrate rende noto l’ammontare dell’imposta dovuta sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di interscambio (SdI) correttamente elaborate e non scartate cioè quelle per le quali il Sistema ha consegnato o messo a disposizione il file della fattura nel trimestre di riferimento. Il calcolo è riportato all’interno dell’area riservata del soggetto passivo IVA presente sul sito dell’Agenzia delle entrate (nell’Area Fatture e corrispettivi).
Il pagamento dell’imposta può essere effettuato: - mediante il servizio presente nella predetta area riservata, con addebito su conto corrente bancario o postale, oppure - utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia delle entrate. I codici tributo, istituiti per il versamento da indicare nella sezione Erario, sono diversi per ogni singolo trimestre (Risoluzione 42 del 9 aprile 2019):
per il secondo trimestre il codice è 2522 ( Tipologia di operazione IMPOSTA DI BOLLO SU FATTURE ELETTRONICHE ART. 6 DECRETO 17 GIUGNO 2014), per le SANZIONI è 2525 e 2526 per gli INTERESSI.

E se non è indicato il bollo sul file fattura?
L’Agenzia delle entrate (nella circolare 14//E del 17 giugno 2019, paragrafo 5) ricorda che, “secondo le regole generali contenute nel citato d.P.R. n. 642 del 1972, che «Sono obbligati in solido per il pagamento dell’imposta e delle eventuali sanzioni amministrative:
1) tutte le parti che sottoscrivono, ricevono, accettano o negoziano atti, documenti o registri non in regola con le disposizioni del presente decreto ovvero li enunciano o li allegano ad altri atti o documenti;
2) tutti coloro che fanno uso, ai sensi dell’art. 2, di un atto, documento o registro non soggetto al bollo fin dall’origine senza prima farlo munire del bollo prescritto. La parte a cui viene rimesso un atto, un documento o un registro, non in regola con le disposizioni del presente decreto, alla formazione del quale non abbia partecipato, è esente da qualsiasi responsabilità derivante dalle violazioni commesse ove, entro quindici giorni dalla data del ricevimento, lo presenti all’Ufficio del registro e provveda alla sua regolarizzazione col pagamento della sola imposta. In tal caso la violazione è accertata soltanto nei confronti del trasgressore» (così l’articolo 22).” Dal momento che l’emissione dei documenti tramite SdI costituisce già presentazione degli stessi all’Amministrazione, non risulta necessaria alcuna successiva ripresentazione, fermo restando il versamento dell’imposta (tramite modello F24) entro il quindicesimo giorno successivo alla ricezione. La regolarizzazione si renderà necessaria quando la fattura, sprovvista dell’indicazione voluta dall’articolo 6 del d.m. 17 giugno 2014 e dei “DatiBollo” (elementi 2.1.1.6.1 e 2.1.1.6.2 del tracciato xml) sia da assoggettare all’imposta.
A partire dal 1° gennaio 2020 l’agenzia delle entrate provvederà, con un meccanismo automatico, ad integrare le fatture che non recano l'annotazione di assolvimento dell'imposta di bollo. Con apposito decreto verranno adottate le disposizioni di attuazione (articolo 12novies DL 34/2019 convertito in legge)
Si allega la circolare 14//E del 17 giugno 2019

Cordiali saluti
La segreteria

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NEL “LUSSO” VANNO CONSIDERATI I MURI PERIMETRALI E DIVISORI: SENTENZA
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17470 del 28 giugno 2019, ha stabilito che, per il calcolo previsto dall’articolo 6, del decreto n. 1072/1969 del Ministero dei Lavori pubblici, vanno esclusi dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto solo balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e posto macchina, e non l’intera superficie non calpestabile, come quella afferente a mura perimetrali e divisorie. La vertenza ha a oggetto un avviso di liquidazione per imposta di registro dell’Agenzia delle Entrate relativo alla revoca dell’agevolazione prima casa, per superamento del limite di 240 mq, normativamente previsto, di superficie utile dell’immobile compravenduto.
La Corte di Cassazione,ha fatto richiamo al principio secondo cui, in tema di imposte di registro, ipotecarie o catastali, per stabilire se un’abitazione sia di lusso e, quindi, esclusa dai benefici per l’acquisto della prima casa, ai sensi della Tariffa I, articolo 1, nota II bis, Dpr n. 131/1986, la sua superficie utile va calcolata alla stregua del Dm Lavori pubblici 2 agosto 1969, n. 1072 e va determinata in quella che – dall’estensione globale riportata nell’atto di acquisto sottoposto all’imposta – residua una volta detratta la superficie di balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e posto macchina.
Non possono, continua la Cassazione, invece, applicarsi i criteri di cui al Dm Lavori pubblici 10 maggio 1977, n. 801, richiamato dall’articolo 51 della legge n. 47/1985, le cui previsioni, relative ad agevolazioni o benefici fiscali, non sono suscettibili di un’interpretazione che ne ampli la sfera applicativa.
Pertanto, il Collegio di legittimità ha concluso che, l’articolo 6 Dm 2 agosto 1969, n. 1072 va interpretato nel senso di dover escludere dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto, comprendente muri perimetrali e divisori, solo le superfici menzionate sopra e non l’intera superficie non calpestabile.

SENTENZA
CORTE DI CASSAZIONE – ORDINANZA 28 GIUGNO 2019, N. 17470
Tributi – Imposta di registro – Agevolazioni fiscali – Prima casa – Immobili – Abitazione di lusso
Rilevato
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo che aveva respinto il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Pescara.
Quest’ultima, a sua volta, aveva accolto l’impugnazione di A.B. avverso un avviso di liquidazione per l’imposta di registro, per l’anno 2012;
Considerato
che il ricorso è affidato a ad un unico motivo, col quale l’Agenzia assume la violazione dell’art. 5 D.M. 2 agosto 1969, richiamato nell’art. 1, nota II bis della Tariffa parte I allegata al DPR. n. 131/1986, in relazione all’art 360 n. 3 c.p.c.;
che, ai fini della qualificazione come non “di lusso” dell’abitazione della contribuente, la CTR avrebbe erroneamente escluso dal calcolo lo spazio occupato dai muri perimetrali e divisori;
che il motivo è fondato;
che, in tema di imposta di registro, ipotecarie o catastali, per stabilire se un’abitazione sia di lusso e, quindi, esclusa dai benefici per l’acquisto della prima casa ai sensi della tariffa I, art. 1, nota II bis, del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, la sua superficie utile va calcolata alla stregua del d.m. Lavori Pubblici 2 agosto 1969, n. 1072, che va determinata in quella che – dall’estensione globale riportata nell’atto di acquisto sottoposto all’imposta – residua una volta detratta la superficie di balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e del posto macchina, non potendo, invece, applicarsi i criteri di cui al d.m. Lavori Pubblici 10 maggio 1977, n. 801, richiamato dall’art. 51 della legge 2 febbraio 1985, n. 47, le cui previsioni, relative ad agevolazioni o benefici fiscali, non sono suscettibili di un’interpretazione che ne ampli la sfera applicativa (Sez. 5, n. 861 del 17/01/2014; Sez. 6-5, n. 24469 del 01/12/2015);
che, pertanto, l’articolo 6 d.m. 2/8/69, n. 1072 va interpretato nel senso di dover escludere dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo balconi, terrazze, cantine, soffitte, scale e del posto macchina, e non l’intera superficie non calpestabile (Sez. 5 n. 8421 del 31/03/2017);
che la CTR non si è attenuta ai predetti principi;
che, pertanto, in accoglimento del ricorso la sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Abruzzo, in diversa composizione, affinché si attenga agli enunciati principi e si pronunzi anche con riguardo alle spese del giudizio di cassazione.
P.Q.M.
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Regionale dell’Abruzzo, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Cordiali saluti
La segreteria
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PREZZO DI VENDITA BASSO: SI ALLA RETTIFICA DA PARTE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
In tema di accertamento dei redditi d’impresa, la prova dell’esistenza di attività non dichiarate, derivanti da cessioni di immobili, può essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, secondo gli ordinari criteri di accertamento induttivo, che non sono esclusi dall’articolo 273, direttiva 2006/112/Cee.
Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 16266 del 18 giugno 2019.
I fatti
Con quattro avvisi di accertamento, uno destinato alla società in relazione ai recuperi a tassazione a titolo di Ires, Irap e Iva, e uno per ciascuno dei tre soci, a titolo di Irpef in ragione della propria quota di partecipazione ex articolo 5 Tuir, l’ufficio ha rettificato la dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2005, presumendo l’esistenza di maggior imponibile in relazione alla cessione di beni immobili il cui corrispettivo dichiarato risultava inferiore al valore normale dei beni, determinato exarticolo 14, Dpr n. 633/1972.
In entrambi i gradi di merito, le Commissioni tributarie hanno respinto ricorso e appello dei contribuenti. In particolare, la Commissione regionale:
 ha dato atto che l’ufficio aveva raccolto elementi precisi e convergenti al fine di sostenere lo scostamento del prezzo dichiarato negli atti di vendita rispetto al valore normale poiché aveva dimostrato che, in 7 cessioni su 8 del 2005, gli acquirenti degli immobili avevano stipulato mutui per importi superiori di quelli indicati negli atti di vendita
 ha ritenuto che, pur essendo venuta meno la presunzione legale ex articolo 35, Dl n. 223/2006 (valore normale Omi), a seguito della legge comunitaria 2008, nel caso in esame, ben potevano trovare applicazione gli articoli 39, comma 1, lettera d), Dpr n. 600/1973 e 54, comma 2, Dpr n. 633/1972 e, quindi, l’esistenza di attività non dichiarate poteva essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, con caratteristiche di gravità, precisione e concordanza
 ha osservato che rientravano tra tali presunzioni semplici qualificate, indicative della sotto-fatturazione al momento della vendita, il diverso valore dei mutui, la mancata produzione di preliminari di vendita, i valori Omi e quelli del borsino immobiliare della provincia
 ha evidenziato la mancanza di prova contraria da parte della società (ad esempio nessun preliminare è stato prodotto benché espressamente richiesto con apposito questionario; lo stato di “rustico” non risultava dagli atti di compravendita dove si parlava sempre di appartamenti composti da locali più servizi, né dalla descrizione nelle relative fatture).
La società ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, tra l’altro, l’errata applicazione dell’articolo 35, Dl n. 223/2006, in relazione all’articolo 2697 codice civile. A suo parere, la Ctr avrebbe trascurato che:
 l’articolo 35 richiamato integrava l’articolo 39, comma 1, lettera d), Dpr n. 600/1973 e l’articolo 54, comma 3, Dpr n. 633/1972, e attribuiva valore di presunzione legale al valore normale dell’immobile risultante dalle quotazioni Omi al fine della determinazione del corrispettivo di cessione del cespite immobiliare
 a tale disciplina aveva fatto seguito la legge n. 244/2007, secondo la quale (articolo 1, comma 265), “in deroga alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 1, comma 2, per gli atti formati anteriormente al 4 luglio 2006 deve intendersi che le presunzioni di cui al D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, commi 2, 3 e art. 23-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, valgano, agli effetti tributari, come presunzioni semplici”
 l’articolo 24, comma 5, legge n. 88/2009 (legge comunitaria 2008), intervenendo di nuovo sull’articolo 39 richiamato, aveva eliminato la presunzione legale introdotta dall’articolo 35, Dl n. 226/2006 e ogni riferimento al valore normale quale strumento di accertamento automatico per le compravendite immobiliari.
La Corte ha dichiarato infondato tale motivo di ricorso e ha richiamato il proprio orientamento secondo il quale “… a seguito delle modifiche apportate ad opera della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5, che, con effetto retroattivo, ha eliminato la citata presunzione legale relativa D.L. n. 223 del 2006, ex art. 35, comma 3, è stato ripristinato il precedente quadro normativo in base al quale, in generale, l’esistenza di attività non dichiarate può essere desunta ‘anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti’…” (Cassazione, n. 16266/2019).
Osservazioni
I giudici di legittimità prima hanno ricostruito il quadro normativo di riferimento nazionale con riferimento alla prova in caso di contestazione di maggiori ricavi conseguenti alla cessione di beni immobili, poi ne hanno valutato la compatibilità con la disciplina euro unionale.
In particolare, hanno precisato che l’articolo 24, comma 5, legge comunitaria del 2008 (legge n. 88/2009), ha eliminato le disposizioni introdotte dall’articolo 35, Dl n. 223/06, convertito dalla legge n. 248/2006, sopprimendo la presunzione legale (relativa) di corrispondenza del corrispettivo effettivo al valore normale del bene e ripristinando, con effetto retroattivo, il quadro normativo anteriore al luglio 2006 (Cassazione, n. 9474/17). Tale intervento trovava giustificazione nella necessità di adeguare il diritto interno al diritto comunitario, sia per l’Iva che per le imposte dirette (Cassazione, n. 20419/2014 e n. 26487/2016; circolare n.18/E/2010), poiché, con parere motivato (19 marzo 2009 nell’ambito del procedimento di infrazione n. 2007/4575) la Commissione europea aveva rilevato l’incompatibilità delle disposizioni nazionali con il diritto comunitario, secondo il quale l’esistenza di attività non dichiarate può essere desunta “anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti”.
Nel caso in esame, la Corte ha confermato che la sentenza impugnata aveva fatto corretta applicazione di tali principi. In tale contesto normativo, infatti, il giudice tributario ben può “fondare il proprio convincimento su di un unico elemento, purché dotato dei requisiti di precisione e di gravità” che, tuttavia, “non … può essere costituito dai soli valori OMI”. Questi ultimi, infatti, devono essere corroborati da ulteriori indizi, onde non incorrere nel divieto di “presumptio de presumpto”(Cassazione, n. 2155/2019).
E la Ctr non vi era incorsa. Il giudice d’appello, infatti, aveva riconosciuto, da un lato, che la presunzione legale derivante dal mero scostamento dal “valore normale” era venuta meno e che, quindi, dovevano trovare applicazione le disposizioni di carattere generale ex articoli 39, comma 1, lettera d), Dpr n. 600/1973 e 54, Dpr n. 633/1972; dall’altro, aveva affermato che l’accertamento dell’ufficio era fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti, derivanti dalle differenze esistenti fra gli importi dei mutui concessi dagli istituti di credito agli acquirenti degli immobili, notevolmente superiori al prezzo dichiarato, nonché dall’ulteriore elemento indiziario costituito dalla mancata produzione dei preliminari di vendita, ritenuta costituire indizio di sottofatturazione all’atto della stipulazione del contratto definitivo di vendita e, inoltre, dallo scostamento dai valori Omi. Quest’ultimo, quindi, rappresentava unicamente uno dei plurimi elementi, e non l’unico, preso in esame dal giudice di merito.
Infine, la Corte ha valutato la compatibilità dell’articolo 54, Dpr n. 633/1972 con l’articolo 273, direttiva n. 2006/112/Ce, secondo il quale la base imponibile è il corrispettivo versato o da versare al fornitore, con esclusione della possibilità di presumere corrispettivi diversi dal dichiarato “in mancanza di prove certe e dirette del maggior prezzo effettivo”. Al riguardo la Cassazione, confermando la posizione della giurisprudenza unionale (Corte di giustizia, C-648/16, C-576/15 e C-524/15), ha chiarito che la prova dell’esistenza di attività non dichiarate, derivanti da cessioni di immobili, può essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, secondo gli ordinari criteri di accertamento induttivo, che non sono esclusi dall’articolo 273 richiamato, dovendo gli Stati membri assicurare l’integrale riscossione del tributo armonizzato e l’efficacia della lotta contro l’evasione (Cassazione, n. 9453/2019).

SENTENZA CASSAZIONE CIVILE N. 16266 DEL 18/06/2019
L’Impresa edile B. di B.M. & C. s.n.c., nonchè i soci B.M., B.A. e B.S. propongono ricorso, affidato a tre motivi, ricorrono nei confronti del Ministero dell’Economia e delle -Finanze e dell’Agenzia delle entrate per la cassazione della sentenza n. 107/44/11 pronunciata in data 30.5.2011 e depositata il 17.6.2011 dalla CTR della Lombardia, che ha rigettato “l’appello della società contribuente” in controversia concernente l’impugnazione dei distinti avvisi di accertamento notificati alla predetta società, ai fini Ires, Iva ed Irap, ed ai soci, ai fini Irpef, in relazione all’anno imposta 2005.
Resiste l’Agenzia con controricorso. Il MEF è rimasto intimato.
Diritto
CONSIDERATO
Che:
1. Preliminarmente va dichiarata l’inammissibilità del ricorso proposto contro il Ministero dell’Economia e delle finanze.
In tema di contenzioso tributario, invero, a seguito del trasferimento alle Agenzie fiscali, da parte del D.Lgs. n. 30 luglio 1999, n. 300, art. 57, comma 1, di tutti i “rapporti giuridici”, i “poteri” e le “competenze” facenti capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze, “la legittimazione “ad causam” e ad “processum” spetta esclusivamente all’Agenzia delle entrata con riferimento ai procedimenti introdotti successivamente al 1 gennaio 2001, data in cui è divenuta operativa la sua istituzione, dovendosi invece considerare inammissibile la domanda azionata nei confronti del Ministero. (In applicazione del principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze in quanto privo di legittimazione passiva, per essere stato il giudizio d’appello azionato dopo il primo gennaio 2001)”. (Sez. 5, n. 29183 del 06/12/2017, Rv. 646519 – 02; Sez. 5, n. 1550 del 28/01/2015, Rv. 634617 – 01).
2. Con il primo motivo, viene dedotta la “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione all’art. 112 c.p.c. per omessa motivazione e decisione su parte delle domande”.
Va osservato, al riguardo, che la deduzione di un error in procedendo integrante la violazione dell’art. 112 c.p.c., nella specie consistente in una vera e propria ipotesi di omessa pronunzia da parte del giudice di merito, deve essere fatta valere dinanzi alla Corte di cassazione ai sensi del paradigma normativo costituito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, non già con la denuncia della violazione di una norma di diritto sostanziale nè del vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, giacchè queste ultime censure presuppongono che il giudice del merito abbia preso in esame la questione oggetto di doglianza e l’abbia risolta in modo giuridicamente scorretto ovvero senza giustificare o non giustificando adeguatamente la decisione resa (cfr. Cass. Sez. 6 L, n. 329 del 12.1.2016, Rv. 638341 – 01).
Ciò posto, occorre fare riferimento al principio espresso dalle Sezioni Unite, con la sentenza 24.7.2013, n. 17931 (Rv.627268-01), secondo cui “Il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’art. 360 c.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi. Pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, non è indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riguardo all’art. 112 c.p.c., purchè il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorchè sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge”.
Nella specie, risulta che nonostante l’impropria formulazione della rubrica del motivo, lo stesso è ammissibile, in quanto, nello svolgimento del motivo stesso e nell’esposizione delle ragioni che lo sorreggono, la violazione dell’art. 112 c.p.c.viene correlata alla deduzione della “nullità della sentenza” per omessa pronuncia, così rendendo evidente che il vizio dedotto è correttamente riconducibile al n. 4 dell’art. 360 c.p.c..
3. Ciò posto, il motivo è, altresì fondato.
Deducono in tal senso i ricorrenti che l’oggetto dell’impugnazione era costituito da quattro avvisi di accertamento, uno destinato alla società in relazione ai recuperi a tassazione a titolo di Ires, Irap ed Iva, ed uno per ciascuno dei tre soci, a titolo di Irpef. Il dato è reso evidente dalla stessa intestazione della sentenza della CTR, nella quale sono indicati quali ricorrenti tanto la predetta s.n.c. quanto i soci B.M., B.A. e B.S. e sono, parimenti, individuati quali “atti impugnati” i quattro avvisi di accertamento di cui sopra, con puntuale indicazione degli estremi di ciascun singolo atto.
Tuttavia, la motivazione della sentenza impugnata fa esclusivo riferimento all’Impresa edile B. s.n.c. quale unica appellante, non occupandosi delle impugnazioni presentate dai soci personalmente in relazione alle contestazioni in materia di Irpef che li riguardavano in via diretta ed esclusiva. Parimenti, il dispositivo della sentenza della CTR (“respinge l’appello della società contribuente”) evidenzia inequivocabilmente come i giudici di appello abbiano omesso di pronunciarsi sulle domande formulate in relazione agli avvisi di accertamento diretti nei confronti dei soci in relazione ai redditi personali.
La sentenza deve, conseguentemente, essere annullata in conseguenza dell’accoglimento del motivo in esame.
4. Con il secondo motivo di gravame, viene dedotta l’errata applicazione del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, convertito con modificazioni dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, della legge Comunitaria 2008 (L. 7 luglio 2009, n. 88) in relazione all’art. 2697 c.c., con riferimento al parametro di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
In tale prospettiva, si lamenta che la CTR avrebbe trascurato che alla disciplina del D.L. n. 223 del 2006, art. 35, comma 3, convertito in L. n. 248 del 2006 – che, integrando al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 comma 1, lett. d), e il del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, attribuiva valore di presunzione legale al valore normale dell’immobile risultante dalle quotazioni O.M.I. al fine della determinazione del corrispettivo di cessione del cespite immobiliare – seguì poi la disciplina introdotta dalla L. 24 dicembre 2007, n. 244, che, per le fattispecie negoziali insorte in epoca anteriore alla normativa del 2006, dispose all’art. 1, comma 265 che “in deroga alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 1, comma 2, per gli atti formati anteriormente al 4 luglio 2006 deve intendersi che le presunzioni di cui al D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35,commi 2, 3 e art. 23-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, valgano, agli effetti tributari, come presunzioni semplici”, nonchè, infine, la L. n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008), che con l’art. 24, comma 5 intervenne di nuovo sull’art. 39 cit., eliminando la presunzione legale introdotta dal citato art. 35 ed ogni riferimento al valore normale quale strumento di accertamento automatico sulle compravendite immobiliari.
I ricorrenti deducono, in particolare, che la CTR, al pari della CTP, si sarebbe basata soltanto ed esclusivamente sul fatto che i mutui stipulati dagli acquirenti degli immobili contemplavano importi superiori a quelli dichiarati negli atti di compravendita.
5. Il motivo, che va necessariamente esaminato in quanto non assorbito da quello che precede, riguardando anche l’accertamento nei confronti della società su cui la CTR si è pronunciata, è infondato.
Va premesso che questa Corte, con orientamento consolidato ha affermato che, a seguito delle modifiche apportate ad opera della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5, che, con effetto retroattivo, ha eliminato la citata presunzione legale relativa D.L. n. 223 del 2006, ex art. 35, comma 3, è stato ripristinato il precedente quadro normativo in base al quale, in generale, l’esistenza di attività non dichiarate può essere desunta “anche sulla base di presunzioni semplici, purchè queste siano gravi, precise e concordanti” (cfr. Sez. 5, n. 9474 del 12/04/2017, Rv. 643928 01). In tal senso (cfr. da ultimo Sez. 5, n. 2155 del 25/01/2019 (Rv. 652213 – 01), si è precisato che “nell’ipotesi di contestazione di maggiori ricavi derivanti dalla cessione di beni immobili, la reintroduzione, con effetto retroattivo, della presunzione semplice, ai sensi della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5 (legge comunitaria 2008), che ha modificato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, sopprimendo la presunzione legale (relativa) di corrispondenza del prezzo della compravendita al valore normale del bene, introdotta dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35, conv. in L. n. 248 del 2006, non impedisce al giudice tributario di fondare il proprio convincimento su di un unico elemento, purchè dotato dei requisiti di precisione e di gravità, elemento che non può, tuttavia, essere costituito dai soli valori OMI, che devono essere corroborati da ulteriori indizi, onde non incorrere nel divieto di “presumptio de presumpto”.
La decisione impugnata appare aver fatto corretta applicazione di tali principi, avendo riconosciuto, da un lato, che la predetta presunzione legale derivante dal mero scostamento dal c.d. valore normale era venuta meno e che, nella specie, dovevano trovare applicazione le disposizioni di carattere generale di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39,comma 1, lett. d) e del D.P.R. n. 633 del 1972, ‘art. 54, comma 3; dall’altro, che l’accertamento dell’Ufficio si era fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti derivanti dalle differenze esistenti fra gli importi dei mutui concessi dagli istituti di credito agli acquirenti degli immobili, notevolmente superiori al prezzo dichiarato, nonchè dall’ulteriore elemento indiziario costituito dalla mancata produzione dei preliminari di vendita, ritenuta costituire indizio di sottofatturazione all’atto della stipulazione del contratto definitivo di vendita, oltre che dallo scostamento dai valori OMI, che, quindi, rappresentava unicamente uno dei plurimi elementi, e non l’unico, costituenti presunzioni semplici, al di fuori da qualsiasi applicazione di presunzioni legali di sorta.
5. Con il terzo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3 “in relazione alla illegittimità della norma italiana sull’Iva rispetto a quella comunitaria e violazione del principio di non retroattività della norma tributaria”.
La difesa dei ricorrenti osserva, in particolare, che l’art. 73 della Direttiva n. 2006/112/CE afferma che la base imponibile è il corrispettivo versato o da versare al fornitore, con esclusione della possibilità di presumere corrispettivi diversi dal dichiarato “in mancanza di prove certe e dirette del maggior prezzo effettivo” Nel contempo, si lamenta l’applicazione retroattiva del D.L. n. 223 del 2006, posto che gli atti di accertamenti in esame erano riferibili a compravendite immobiliari effettuate nel 2005 e perciò non soggetti alle norme che attribuivano rilievo alla mera discrepanza fra valore dichiarato e valore normale.
6. Il motivo è nel suo complesso infondato.
Quanto all’ultimo dei profili evocati, mette conto rilevare, sulla scorta di quanto già osservato trattando del secondo motivo di ricorso, che del tutto errata è la premessa su cui si fonda la dedotta censura, ossia che la CTR abbia adottato la propria decisione unicamente sulla scorta di una non più esistente presunzione legale di scostamento del prezzo contrattuale dal valore normale dei beni, avendo la sentenza impugnata all’opposto richiamato ed applicato i corretti principi normativi ed interpretativi che disciplinano la fattispecie.
Rispetto al primo profilo, invece, va ricordato che questa Corte, con orientamento che il Collegio intende ribadire, ha affermato che “in tema di accertamento dell’IVA, la riformulazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, ad opera della L. n. 88 del 2009 (comunitaria 2008), ha eliminato – con effetto retroattivo, stante la finalità di adeguamento al diritto unionale – la stima basata sul valore normale nelle transazioni immobiliari, sicchè la prova dell’esistenza di attività non dichiarate, derivanti da cessioni di immobili, può essere desunta anche sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, secondo gli ordinari criteri di accertamento induttivo, che non sono esclusi dall’art. 273 della direttiva 2006/112/Cee, dovendo gli Stati membri assicurare l’integrale riscossione del tributo armonizzato e l’efficacia della lotta contro l’evasione”. (Sez. 5, n. 9453 del 04/04/2019, Rv. 653363 – 01).
In tal senso, si è sottolineato che l’art. 273 della direttiva CE 2006/112/CEE non esclude che l’imponibile Iva possa essere accertato induttivamente (GCUE, Euro 648/16), dovendo gli Stati membri assicurare l’integrale riscossione del tributo armonizzato e l’efficacia della lotta contro l’evasione (GCUE, Euro 576/15 e Euro 524/15); Ne deriva che, anche sotto tale profilo, la decisione della CTR, nel dare rilievo al complesso coordinato degli elementi logici (maggiori valori di mutuo e mancata produzione dei contratti preliminari) e statistici (valori OMI) addotti dal fisco, si sottrae alle prospettate censure (cfr. anche Cass. n. 2482/19).
7. Infine, mette conto rilevare, con riferimento all’istanza di sospensione dell’esecutorietà del ruolo esattoriale e della sentenza impugnata formulata in calce al ricorso, che la stessa è stata inammissibilmente proposta avanti al giudice di legittimità.
Invero, al ricorso per cassazione avverso le sentenze delle commissioni tributarie regionali si applica la disposizione di cui all’art. 373 c.p.c., comma 1, secondo periodo, secondo cui l’esecuzione della sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, essere sospesa dal giudice “a quo”, dovendo peraltro evidenziarsi come la specialità della materia tributaria e l’esigenza che sia garantito il regolare pagamento delle imposte renda necessaria la rigorosa valutazione dei requisiti del “fumus boni iuris” e del “periculum in mora”. (Principio affermato dalla Corte ex art. 363 c.p.c., comma 3,). (Sez. 5, n. 2845 del 24/02/2012, Rv. 621850 – 01)

Tratto da donnegeometra.it

Cordiali saluti
La segreteria

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AGEVOLAZIONI “PRIMA CASA”: IL GARAGE ACQUISTATO CON LA CASA PRECEDENTE NON IMPEDISCE LA FRUIZIONE DEL BENEFICIO PER L’ACQUISTO DI UNA NUOVA CASA

Con la risposta n. 241 del 15 luglio 2019, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che i coniugi che vogliono vendere l'abitazione acquistata usufruendo delle agevolazioni "prima casa" e comprarne una nuova, ciascuno per la quota del 50%, entro 12 mesi dalla cessione dell'immobile e mantenendo la proprietà del solo garage da destinare a pertinenza, possono fruire nuovamente dei benefici "prima casa".
Il garage, infatti, essendo censito in una categoria diversa da quelle abitative, non costituisce motivo ostativo ai fini della concessione del beneficio per l'acquisto dell'abitazione.
Si allega la Risposta n.241/2019

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Risposta+n.+241_2019.pdf
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ROTTAMAZIONE TER- DOMANDE ENTRO IL 31 LUGLIO 2019

Una nuova domanda di adesione alla rottamazione Ter potrà essere presentata da coloro che non lo hanno fatto ad aprile, e comunque entro il 31 luglio 2019. In questo caso, l'Agenzia delle Entrate provvederà ad inviare entro il 31 ottobre, ai contribuenti ritardatari, la comunicazione con l'elenco dei debiti e i bollettini per effettuare i pagamenti. La nuova apertura dell'invio delle domande prevede la scadenza della prima rata di pagamento il 30 novembre. Anche i contribuenti che aderiscono al secondo temine di presentazione potranno scaricare on line dall'Agenzia delle Entrate Riscossione la lettera di conferma di accoglimento o rigetto dell'istanza presentata.
Per poter scaricare la copia della lettera non sono necessari PIN e Password, ma basterà allegare il proprio documento di riconoscimento e compilare la scheda "Richiesta di comunicazione" dal sito dell'Agenzia delle Entrate nella sezione "Rottamazione Ter", "Comunicazione delle somme dovute".
Per ogni informazione è possibile collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate cliccando qui
Si allega un opuscolo di approfondimento

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/ROTTAMAZIONE_TER.pdf
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BONUS RISTRUTTURAZIONI E CHIARIMENTI AGENZIA DELLE ENTRATE PER L’EDILIZIA LIBERA
Con la risposta all’interpello n. 2872019 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’articolo 11, legge 27 luglio 2000, n. 212, relativo alla detrazione fiscale spettante per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, con particolare riferimento ai titoli abilitativi di cui all’art. 16-bis del TUIR.
Il caso esaminato riguardava alcuni lavori di ristrutturazione edilizia effettuati da un contribuente per i quali il Comune, facendo riferimento alla guida fiscale “L’Agenzia informa” aggiornata al mese di febbraio 2018, in cui non sono fornite indicazioni in merito alla richiesta di titoli abilitativi, aveva affermato che non fosse necessaria effettuare alcuna comunicazione rientrando i lavori tra quelli di “edilizia libera”.
Di diverso avviso il commercialista, secondo il quale per poter fruire della detrazione fiscale sui lavori in oggetto (realizzazione e miglioramento dei servizi igienici) il contribuente avrebbe dovuto presentare la CILA (comunicazione inizio dei lavori asseverata da un tecnico). Nel rispondere all’interpellante, l’Agenzia delle Entrate ha richiamato la circolare n. 57/1998, da ultimo confermata dalla circolare n. 13/E/2019, che riporta la nozione di ciascuna categoria di intervento oggetto delle detrazioni in argomento e un elenco non esaustivo ma esemplificativo dei lavori ammissibili, e, con particolare riguardo alla distinzione tra interventi di manutenzione ordinaria e di manutenzione straordinaria. Nella circolare di quest’anno viene confermato che solo nel caso in cui la normativa edilizia non preveda, per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio agevolati dalla normativa fiscale, alcun titolo abilitativo, il contribuente che ha sostenuto le spese, con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, resa ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. n. 445 del 2000, indica la data di inizio dei lavori ed attesta la circostanza che gli interventi posti in essere rientrano tra quelli agevolabili.
Viene poi ricordato che il decreto legislativo n. 222/2016 ha effettuato un riordino ed un ampliamento della categoria degli interventi soggetti ad attività completamente libera. Nella Tabella “A”, Sezione II – Edilizia, la norma riporta, in corrispondenza del lavoro da eseguire, la procedura richiesta e il titolo edilizio necessario.
Con riferimento ai lavori effettuati dall’interpellante di realizzazione e di miglioramento dei servizi igienici, le Entrate confermano che si tratta di interventi di manutenzione straordinaria ammessi alla detrazione ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera b), del TUIR. Per la qualificazione dell’intervento dal punto di vista edilizio e urbanistico le Entrate rimandano però ad apposite valutazioni di natura tecnica al Comune o ad altro ente territoriale competente in materia edilizia ed urbanistica.
Si allega la Risposta Agenzia Entrate

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Risposta+n.+287_2019.pdf
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ECOBONUS E SISMABONUS IN CASO DI CAMBIO D’USO CHIARIMENTI AGENZIA DELLE ENTRATE
E’ possibile portare in detrazione le spese per un intervento combinato per la riqualificazione energetica e la riduzione del rischio sismico (ecobonus+sismabonus) di un edificio in caso di cambio di destinazione d’uso? Questa la richiesta di un utente.
Con l’interpello n. 293/2019 l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che si ha diritto alla detrazione combinata ecobonus+sismabonus per interventi di efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica che presuppongano il cambio di destinazione d’uso di più unità immobiliari, ma solo nel caso in cui vengano rispettate le seguenti condizioni:
1 – CAMBIO DESTINAZIONE D’USO
In base alla circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, le opere di ristrutturazione edilizia comportanti la realizzazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, sono da considerare di trasformazione urbanistica e come sono assoggettate al preventivo rilascio del titolo edilizio.
Pertanto, condizione necessaria affinché il contribuente possa usufruire delle detrazioni d’imposta per trasformare un immobile ad uso non abitativo in uno abitativo è che nel provvedimento amministrativo che assente i lavori deve risultare chiaramente che gli stessi comportano il cambio di destinazione d’uso del fabbricato in abitativo.
2 – DETRAZIONE PER INTERVENTI COMBINATI
In riferimento alle detrazioni per l’intervento combinato di riduzione del rischio sismico e di riqualificazione energetica di un edificio, le Entrate richiamano l’art. 1, comma 3, lett. a), n. 7) della legge di Bilancio 2018, in base al quale per le spese sostenute per gli interventi su parti comuni di edifici condominiali ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3, finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica, spetta in alternativa alle detrazioni previste, una detrazione
• nella misura dell’80%, ove gli interventi determinino il passaggio ad una classe di rischio inferiore
• nella misura dell’85% ove gli interventi determinino il passaggio a due classi di rischio inferiori.
La predetta detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo e si applica su un ammontare delle spese non superiore a euro 136.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.
3 – PARTI COMUNI
Viene, inoltre, chiarita la perplessità espressa dall’interpellante circa la possibilità di fruire della detrazione pur in assenza di un effettivo condominio.
Sempre nella circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 viene precisato che sia ai fini delle detrazioni per lavori volti alla riduzione del rischio sismico che ai fini della detrazione delle spese per interventi di riqualificazione energetica, per “parti comuni” si intendono quelle riferibili a più unità immobiliari funzionalmente autonome, ossia distintamente accatastate, a prescindere dall’esistenza di una pluralità di proprietari.
Nel caso in esame, la condizione soggettiva di unico proprietario, sebbene l’acquisto sia stato effettuato in comproprietà indivisa fra i due coniugi, risulta soddisfatta.
4 – RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO E NON NUOVA COSTRUZIONE
Relativamente all’adozione delle misure antisismiche, anche per gli interventi combinati di riduzione del rischio sismico e di riqualificazione energetica, condizione necessaria è che l’intervento si configuri come recupero del patrimonio edilizio e non come nuova costruzione, in linea a quanto evidenziato con risoluzione n. 34 del 27 aprile 2018 delle Entrate.
Tale qualificazione delle opere edilizie spetta al Comune (o altro ente territoriale competente in tema di classificazioni urbanistiche) che, in sede di rilascio del titolo amministrativo che autorizza i lavori, asserisce che l’opera consiste in un intervento di conservazione del patrimonio edilizio esistente e non in un intervento di nuova costruzione.
5 – LIMITE DI SPESA
In riferimento all’applicazione del limite di spesa, come precisato con circolare n. 7/E del 2018, esso va attribuito a ciascuna delle unità immobiliari componenti l’edificio prima dell’intervento di ristrutturazione, anche nel caso in cui l’unità immobiliare su cui si effettuano i lavori non sia ad uso abitativo (nel nostro caso è un fienile).
Si allega la Risposta Agenzia Entrate
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Risposta+n.+293_2019.pdf

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CORSO PRIVACY E SEGRETO PROFESSIONALE _ MATERIALE DIDATTICO E FAC-SIMILE PER ADEGUARE LA PRIVACY DELLO STUDIO. SONO PARTITI GLI ACCERTAMENTI DA PARTE DEL GARANTE

Gentilissimi,
la presente per comunicarVi che, a seguito delle tante richieste pervenute dagli iscritti per il Corso “Il segreto professionale e gli adempimenti della privacy per i Liberi Professionisti”, realizzato presso i Collegi territoriali dall’Associazione Nazionale Donne Geometra con l’approvazione del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, e tenuto dall’avvocato cassazionista MASSIMO MURRU abbiamo ritenuto doveroso mettere il materiale a disposizione di tutti attraverso la GEOWEB.
Dal 20 maggio 2019 sono scattate le sanzioni per coloro che non si sono adeguati alla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali. Mettersi in regola è indispensabile, bastano pochi accorgimenti!
Il corso è destinato ai professionisti e tecnici, chiamati ad adeguarsi alla nuova legge europea sul GDPR (General Data Protection) per il trattamento e la gestione dei dati personali degli utenti e la tutela della privacy. Il nuovo Decreto Legislativo del 10 agosto 2018, n. 101, infatti, ha cambiato completamente le regole adeguando il Codice in materia di protezione dei dati personali (Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196)alle disposizioni delRegolamento (UE) 2016/679.
I Geometri professionisti dovranno, quindi, aggiornare l’informativa da sottoporre ad ogni cliente, sistemare gli archivi informatici e cartacei, adeguare il sito laddove esistente.
Il corso è finalizzato a far acquisire le conoscenze necessarie al trattamento dei dati personali con un approccio gestionale informato, organizzato e documentato.
E’ fornito il materiale didattico e il fac-simile “privacy” da usare nello studio professionale.
Durata del Corso : 4 ore
Crediti Formativi : 8
Prezzo scontato per i Geometri: € 40,00 + IVA anziché € 50,00 + IVA.

Per accedere clicca al seguente link: https://ex.geoweb.it/GeowebHtml/schedegeoformazione/adempimentiprivacy.h...

La vendita promozionale rimarrà attiva fino al prossimo 30 Settembre2019!

Cordiali saluti
La segreteria
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Lavori in casa, lo sconto immediato al posto della detrazione: come ottenerlo
È diventata operativa la norma del Decreto Crescita che consente di monetizzare subito la detrazione fiscale per risparmio energetico, ottenendo dal venditore uno sconto immediato invece che aspettare di recuperare la detrazione in 10 anni.
Cosa cambia per il consumatore? Anziché pagare un importo di 100 euro, in caso di detrazione al 50%, se ne pagheranno solo 50. Il resto, corrispondente al valore dello sconto fiscale, sarà recuperato attraverso una procedura che è appena stata definita dall’Agenzia delle Entrate.

LE REGOLE – Lo sconto che si può ottenere è pari alla detrazione dall’imposta alla quale si avrebbe diritto per gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico, in base alle spese sostenute entro il 31 dicembre di ciascun anno. L’importo è calcolato tenendo conto del costo da pagare comprensivo della somma non versata per effetto dello sconto. Il pagamento va effettuato con un bonifico dal quale deve risultare la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la partita Iva del fornitore.
A fronte, ad esempio, di un impianto di climatizzazione da 1.400 euro, si otterrà una fattura a prezzo pieno, ma il bonifico da effettuare sarà solo di 700 euro. In questo modo anche chi non potrebbe beneficiare della detrazione perchè non ha capienza nell’Irpef può usufruire del vantaggio fiscale.

ECOBONUS E SISMABONUS – La possibilità dello sconto immediato riguarda sia gli interventi di risparmio energetico che quelli antisismici, compresi i lavori condominiali per i quali, sommando le due tipologie di lavori, è possibile ottenere un risparmio fiscale fino all’85%. Si può avere lo sconto al posto della detrazione nel caso di acquisto di immobili completamente ristrutturati da impresa.
L’agevolazione vale per tutte le zone a rischio sismico 1,2, e 3, e per tutte le tipologie di immobili abitativi o destinati ad attività d’impresa.

LA COMUNICAZIONE ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE – Per tutti gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico l’esercizio dell’opzione andrà comunicato all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese.
Per gli interventi eseguiti sulle singole unità immobiliari la comunicazione andrà effettuata dal soggetto che ha diritto alla detrazione direttamente dal sito dell’agenzia delle Entrate.
È disponibile un apposito modello (clicca qui per scaricarlo) sul quale andranno riportati oltre ai propri dati, la tipologia di intervento effettuato, l’importo complessivo della spesa sostenuta, l’ammontare del contributo richiesto (pari alla detrazione spettante), i dati catastali dell’immobile oggetto dell’intervento, i dati del fornitore e il suo consenso. È probabile che i fornitori che decideranno di praticare lo sconto si attrezzeranno anche per mettere a disposizione dei clienti tutta la documentazione da compilare, in modo da avere la certezza del buon esito dell’operazione.
Per gli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici condominiali la comunicazione è invece appannaggio dell’amministratore di condominio, mediante il flusso informativo utilizzato per trasmettere i dati necessari alla predisposizione della precompilata.

COSA DEVE FARE IL FORNITORE – Il fornitore dovrà recuperare lo sconto che ha praticato al suo cliente, come credito d’imposta compensabile tramite modello F24 a partire dal giorno 10 del mese successivo a quello dell’invio della comunicazione da parte del cliente. In alternativa, potrà cederlo ai propri fornitori, ma non a banche e ad altri intermediari finanziari.
La possibilità di utilizzare immediatamente le somme anticipate dovrebbe consentire il successo dell’operazione. Chi decide di applicare lo sconto, infatti, non dovrà attendere tempi lunghi per poter utilizzare a sua volta la somma anticipata, e avrà ampie possibilità di “spendere” a sua volta queste somme considerando che la compensazione riguarda tutti i versamenti da effettuare con il modello F24, dall’Iva alle ritenute sullo stipendio dei dipendenti, ai contributi previdenziali. La compensazione sarà divisa in cinque rate annuali di pari importo.

Cordiali saluti
La segreteria
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LA MANUTENZIONE ANCHE ORDINARIA DEGLI IMMOBILI ABUSIVI E’ SEMPRE ILLEGALE
Con la sentenza di Cassazione n. 29984/2019 si è ribadito che qualsiasi intervento, anche di semplice manutenzione, su un immobile abusivo costituisce “ripresa dell’attività criminosa originaria” ed è, quindi, egualmente illegittimo.
I FATTI
Nel 2018, a seguito di una procedura espropriativa, due cittadini pugliesi diventano proprietari di un terreno su cui vi erano 5 fabbricati che risultavano abusivi (immobili già adibiti dai precedenti proprietari ad abitazioni). Nel decreto di trasferimento della proprietà era tuttavia già prevista la loro demolizione.
Pur consapevoli della non conformità degli immobili alla normativa vigente i nuovi proprietari avevano avviato successivamente dei lavori di manutenzione consistenti in:
• tinteggiatura delle pareti interne degli immobili
• sostituzione dei sanitari vecchi e di alcune luci
• collocazione di arredi da esterno.
A seguito del sequestro preventivo degli immobili, da parte del giudice per le indagini preliminari, i due indagati ricorrono in Cassazione dichiarando che:
• sono intenzionati a proseguire nell’istanza di sanatoria (proposta dai precedenti proprietari) anche attraverso il rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica (domanda del resto già presentata)
• i lavori che riguardano interventi in edilizia libera realizzazione, non necessitano di alcuna autorizzazione e sono anche irrilevanti paesaggisticamente (nessun assetto del territorio è stato modificato dai lavori consistenti in opere di manutenzione ordinaria e non straordinaria come ritiene il provvedimento impugnato)
• sono diventati proprietari dell’immobile oggetto del sequestro preventivo attraverso l’esito di una procedura espropriativa e hanno preso possesso dell’immobile solo dopo il luglio 2018: sono, quindi, totalmente estranei all’edificazione del complesso edilizio poiché i reati sono stati commessi dai precedenti proprietari.

La sentenza della Cassazione
La Cassazione respinge il ricorso precisando che:
gli immobili erano stati acquistati dai ricorrenti con decreto di trasferimento del Tribunale del 24 maggio 2018 con prezzo determinato in relazione al solo terreno decurtato dalle spese per la demolizione dei fabbricati abusivi.
Gli immobili erano, quindi, da demolire in quanto completamente abusivi.
Rileva poi il Tribunale come la manutenzione sugli immobili in oggetto compiuta dai ricorrenti (e non contestata nella sostanza) comportava una ripresa dell’originaria attività edilizia illecita.
Infatti, secondo la Cassazione:
Qualsiasi intervento effettuato su una costruzione realizzata abusivamente, ancorché l’abuso non sia stato represso, costituisce ripresa dell’attività criminosa originaria, integrante un nuovo reato edilizio; ne consegue che, allorché l’opera abusiva perisca in tutto o in parte o necessiti di attività manutentive, il proprietario non acquista il diritto di ricostruirla o di ristrutturarla o manutenerla senza titolo abilitativo, giacché anche gli interventi di manutenzione ordinaria presuppongono che l’edificio sul quale si interviene sia stato costruito legittimamente (Sez. 3, n. 38495 del 19/05/2016 – dep. 16/09/2016, Waly, Rv. 26758201; vedi anche Sez. 3, n. 40843 del 11/10/2005 – dep. 10/11/2005, Daniele, Rv. 23236401).
Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/sentenza cassazione 29984-2019 (1).pdf

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RISERVATO AI COLLEGI ASSOCIATI
Eccoci alla festa più bella dell’estate: Ferragosto.
Tempo per concedersi una pausa e ricaricarsi dopo l’intenso lavoro e le scadenze delle ultime settimane.
Non potevamo mancare a questo appuntamento, con il Notiziario (clicca qui) colmo di informazioni, novità, sentenze e cambiamenti normativi, da sfogliare con calma e tranquillità.
Continua poi, la commemorazione dei 90 anni di professione geometra, e nel ripercorrere le tappe salienti del percorso professionale, l’inserto di questo numero è stato dedicato alla figura delle “donne geometra” e il contributo offerto all’evoluzione della professione.
Uno sguardo al passato e le opportunità da cogliere nel futuro in risposta all’Organizzazione delle Nazioni Unite, che vede nell’integrazione professionale delle donne notevoli e positivi risvolti all’economia del Paese e pone la questione femminile tra i Goal del 2030.
Un numero sostanzioso, da sfogliare con interesse, viste le tante notizie tecniche, giuridiche, fiscali, con l’approfondimento dedicato alle modifiche del’Imu e della Tasi dopo il Decreto Crescita.
E’ riservata ai Collegi la Sentenza Commentata sul danno erariale Ordini e Collegi, Il Sistema Catastale Italiano e il Sistema della la pubblicità immobiliare.

Formuliamo a Voi tutti i migliori saluti con l’augurio di un Buon Ferragosto

La Segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/IL_SISTEMA_CATASTALE_ITALIANO.pd...
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/IL_DANNO_ERARIALE_RISERVATO_COLL...
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/IlSistemadellaPubblicitImmobilia...
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Eccoci alla festa più bella dell’estate: Ferragosto.
Tempo per concedersi una pausa e ricaricarsi dopo l’intenso lavoro e le scadenze delle ultime settimane.
Non potevamo mancare a questo appuntamento, con il Notiziario colmo di informazioni, novità, sentenze e cambiamenti normativi, da sfogliare con calma e tranquillità.
Continua poi, la commemorazione dei 90 anni di professione geometra, e nel ripercorrere le tappe salienti del percorso professionale, l’inserto di questo numero è stato dedicato alla figura delle “donne geometra” e il loro valore aggiunto nella Categoria e il contributo offerto all’evoluzione della professione.
Uno sguardo al passato e le opportunità da cogliere nel futuro in risposta all’Organizzazione delle Nazioni Unite, che vede nell’integrazione professionale delle donne notevoli e positivi risvolti all’economia del Paese e pone la questione femminile tra i Goal del 2030.
Un numero sostanzioso, da sfogliare con interesse, viste le tante notizie tecniche, giuridiche, fiscali, con l’approfondimento dedicato alle modifiche del’Imu e della Tasi dopo il Decreto Crescita.
Disponibile per tutti la Guida per l’applicazione degli isolanti in sughero.

AI SOCI SONO RISERVATI
-DOSSIER VARIAZIONI ESSENZIALI
-GUIDA TECNICA CONSOLIDAMENTO SOLAI
-IL SISTEMA CATASTALE 2019
-VADEMECUM SOGLIA DI ANOMALIA E FOGLIO DI CALCOLO EXCEL
-CHIARIMENTI IN MATERIA DI ALIQUOTE IVA E RITENUTE DI ACCONTO APPLICABILI NELLE OPERAZIONI DEGLI ASCENSORI E ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE

Formuliamo a Voi tutti i migliori saluti con l’augurio di un Buon Ferragosto

La Segreteria

E' severamente vietata la riproduzione e la divulgazione a terzi del materiale fornito
QUOTA ASSOCIATIVA ANNO 2019
Per essere iscritto all’Associazione Nazionale Donne Geometra e usufruire di tutti i servizi riservati ai soci (copie sentenze, servizio on-line, informazioni, allegati, approfondimenti, programmi, agevolazioni per corsi formazione,ecc.), occorre effettuare il versamento della quota annuale di Euro 25,00 (per i Soci Ordinari),Euro 15,00 (per Tirocinanti e Studenti), Euro 150,00 (Collegi provinciali e Enti), tramite :
-- Bonifico bancario sul C/C n. 000401061451 dell’Unicredit, Agenzia 30037, Piazza Barberini n. 40 – Roma - intestato all’Associazione Nazionale “Donne Geometra” – Codice Iban : IT 07 N 02008 05075 000401061451 - IMPORTANTE: Indicare nel bonifico il NOME e COGNOME, e la causale: QUOTA ASSOCIATIVA ANNO 2019
La copia del bonifico dovrà essere inviate tramite posta elettronica a donnegeometra@libero.it.

Per ogni ulteriore informazione contattare il Tesoriere al n. +39.33.32.92.99.17
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TRIBUTI LOCALI: PRESCRIZIONI IN 5 ANNI E NON IN 10
I crediti relativi alle entrate provenienti da tributi locali sono soggetti a una prescrizione pari a cinque anni, tempistica dimezzata rispetto ai dieci anni che occorrono in caso di tributi erariali.
Lo ha ribadito la commissione tributaria regionale di Milano, sezione XII, con la sentenza 2479 del 29 maggio 2018, sottolineando come gli importi dovuti per i tributi locali riguardino prestazioni periodiche e pertanto devono rientrare nell’applicazione della norma civilistica che prevede una prescrizione quinquennale tenendo conto della notifica della cartella di pagamento, o della stessa ingiunzione.
In precedenza, la commissione tributaria regionale di Roma (sentenza 47/2017) si era già espressa in modo non dissimile affermando che la riscossione di tributi come la tassa rifiuti è soggetta alla prescrizione di 5 anni in quanto prestazione periodica.
Il principio preso come riferimento è l’articolo 2948 del Codice Civile, secondo cui il termine per recuperare il credito è limitato a 5 anni per i pagamenti versati annualmente o a cadenza più breve, quindi rientrano in questa normativa tutte le entrate locali versate periodicamente.

Cordiali saluti e buon inizio di settembre!
La segreteria

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LAVORI EDILIZI SENZA CILA: DETRAZIONE SALVA
Anche senza CILA è salva la detrazione per i lavori di ristrutturazione edilizia. A fornire questa indicazione è stata l'Agenzia delle Entrate con la risposta all'interpello 287/2019, allegata alla presente.
In questo caso, l'Istante ha effettuato dei lavori di ristrutturazione edilizia per la realizzazione ed il miglioramento dei servizi igienici e prima di iniziare i lavori ha chiesto all'ufficio comunale le indicazioni sulle procedure da seguire e informazioni sulla CILA. Senza questa ultima asseverazione, il CAF di riferimento del contribuente ha deciso di non permettere di detrarre le spese dalla dichiarazione dei redditi. L'istante nell'interpello ha chiesto quale sia l’effettiva procedura da intraprendere.
Nel rispondere, l'Agenzia delle Entrate ha ricordato che in generale, la regolarità, sotto il profilo amministrativo, dei lavori edilizi eseguiti sull’immobile costituisce una delle condizioni per fruire della detrazione prevista dall'articolo 16-bis del T.U.I.R (D.P.R 917/86).
Nella circolare n. 13/E del 2019 è stato confermato che solo nel caso in cui la normativa edilizia non preveda, per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio agevolati dalla normativa fiscale, alcun titolo abilitativo, il contribuente che ha sostenuto le spese, con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà può
• indicare la data di inizio dei lavori
• ed attestare la circostanza che gli interventi posti in essere rientrano tra quelli agevolabili,
pure se i medesimi non necessitano di alcun titolo abilitativo.
Inoltre, con il decreto legislativo n.222 del 2016 è stato distinto tra l’altro, tra
• interventi realizzabili in edilizia libera - senza alcun titolo abilitativo -
• e interventi in attività libera realizzabili, invece, a seguito di una comunicazione asseverata di inizio lavori (CILA).
Per quanto riguarda il quesito oggetto di interpello, gli interventi di realizzazione e di miglioramento dei servizi igienici indicati dall’Istante rientrano, in linea di principio tra gli interventi di manutenzione straordinaria ammessi alla detrazione ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera b), del TUIR.
Pertanto, sul presupposto che siano stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria e che, in base ai vigenti regolamenti edilizi, per l’effettuazione degli stessi non sia necessario effettuare alcuna comunicazione l’Istante potrà fruire della detrazione, sempreché siano stati posti in essere tutti gli adempimenti richiesti dal decreto n. 41 del 1998.
L’Istante dovrà, inoltre, con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà indicare la data di inizio dei lavori ed attestare la circostanza che gli interventi edilizi posti in essere rientrano tra quelli agevolabili, pure se i medesimi non necessitano di alcun titolo abilitativo ai sensi della normativa edilizia vigente.
Si allega la risposta dell’Agenzia delle Entrate.

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Risposta+n.+287_2019_0.pdf
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RISERVATO AI COLLEGI (E’ divulgabile agli iscritti )
AMMORTAMENTO BENI STRUMENTALI PROFESSIONISTA 2019
Ammortamento auto, cellulari, beni inferiori a 516,46 euro. Una Guida utile per la deduzione del costo dei beni strumentali nel 2019. I beni strumentali sono i beni destinati ad essere impiegati nell’attività lavorativa e che non esauriscono la loro utilità in un solo esercizio. Nel trattamento contabile e fiscale di questi beni occorre tenere presente:
• il costo sostenuto per l’acquisto (se l’importo è stato maggiore o inferiore di 516.46 euro)
• la deducibilità fiscale consentita (se il bene cioè è totalmente deducibile o meno)
• il regime del professionista (regime ordinario, di vantaggio, minimo, forfetario).
Si allega la Guida.

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Ammortamentodeibenistrumentalipe... professionistanel2019.pdf
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Da: PROFESSIONE GEOMETRA "Associazione Nazionale Donne Geometra" [mailto:professionegeometra@donnegeometra.it]
Inviato: martedì 3 settembre 2019 21:53
A: PROFESSIONE GEOMETRA "Associazione Nazionale Donne Geometra"
Oggetto: Amianto: in Gazzetta i finanziamenti per la rimozione

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AMIANTO: IN GAZZETTA I FINANZIAMENTI PER LA RIMOZIONE
Il decreto della Direzione Generale Salvaguardia del Territorio e delle Acque del Ministero dell'Ambiente che approva la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento della progettazione preliminare e definitiva degli interventi di rimozione dell'amianto dagli edifici pubblici è stato pubblicato in GU il 21 agosto scorso. Sono circa 870mila euro per 140 interventi in oltre 100 Comuni e saranno destinati agli edifici pubblici nei quali debbono essere svolti interventi di rimozione e smaltimento dell'amianto e del cemento-amianto presente in coperture e manufatti.

Si allega il Decreto

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/decreto_307_2019.pdf
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ALTEZZA MASSIMA DEI NUOVI EDIFICI: NON SI SUPERA QUELLA DEGLI EDIFICI PREESISTENTI
Ai sensi dell’art. 8 del dm 1444/68 per effettuare una sopraelevazione bisogna tenere contro dell’altezza massima degli edifici preesistenti e circostanti; ma quale edificio deve considerarsi “circostante” rispetto a quello nuovo in via di costruzione?
I chiarimenti arrivano dal Tar Calabria con la sentenza n. 387/2019 che riguarda, appunto, l’annosa questione dell’altezza massima consentita nella realizzazione di nuovi edifici.
Il caso in esame riguarda il ricorso presentato da un privato contro il Comune per l’annullamento del provvedimento con cui il Responsabile dell’Ufficio Tecnico aveva negato il rilascio del permesso di costruire per la realizzazione dei lavori di ampliamento, sopraelevazione e copertura a falde da realizzarsi sul fabbricato di sua proprietà.
In particolare, l’amministrazione comunale ha espresso il parere sfavorevole:
visto l’articolo 8 del dm 1444/68, riguardante i limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza e di distanza relativamente alla zona omogenea B in cui ricade il fabbricato.
Dal canto suo il ricorrente contesta la rilevata incompatibilità del progetto con i limiti di altezza previsti dall’art. 8 del dm 1444/1968 sostenendo, invece, che il Comune avrebbe erroneamente preso a riferimento l’altezza degli edifici in aderenza mentre nella più ampia area di prossimità sarebbero presenti fabbricati la cui altezza è superiore a quella del progetto respinto dagli uffici comunali.
Nel dettaglio, la parte ricorrente sostiene che le opere oggetto del permesso di costruire:
non superano i limiti di altezza previsti dall’articolo 8 del dm1444 in quanto il parametro di riferimento non deve essere individuato nell’altezza degli edifici confinanti (nel caso di specie, inferiore a quella del fabbricato di che trattasi) bensì nell’altezza degli edifici presenti nello stesso quartiere che, invece, nel caso di specie, hanno un’altezza superiore attribuendo, pertanto, al ricorrente il diritto di sopraelevare fino a raggiungere l’altezza di tali edifici.

Art. 8 del dm 1444/68 – Limiti di altezza degli edifici
Le altezze massime degli edifici per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite dall’art. 8 del dm 1444/68 che dispone:
• per le zone A, per le eventuali trasformazioni o nuove costruzioni che risultino ammissibili, l’altezza massima di ogni edificio non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico
• per le zone B dispone che l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con l’eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria di cui all’art. 7.

Decisione del TAR Calabria
Al riguardo, la giurisprudenza ha affermato che:
la ratio della norma richiamata, nel riferirsi all’altezza “degli edifici preesistenti e circostanti”, sia quella di porre a riferimento della nuove costruzioni, o dell’ampliamento di costruzioni esistenti, l’altezza degli immobili contigui al fine di mantenere, in un assetto edilizio circoscritto e già consolidato (la zona urbanistica è classificata come “residenziale satura”) caratteristiche di omogeneità. Pertanto, nel caso in cui la disciplina urbanistico-edilizia prescriva che l’altezza massima degli edifici di nuova costruzione non possa superare l’altezza di quelli “preesistenti circostanti”
il Collegio ritiene che tale parametro (gli edifici “circostanti”) non può che riferirsi agli edifici limitrofi a quello costruendo, coerentemente con la ratio della norma, preordinata ad evitare che fabbricati contigui o strettamente vicini presentino altezze marcatamente differenti e a far sì che restino omogenei gli assetti costruttivi rientranti in zone di limitata estensione (cfr. da ultimo per un analogo iter argomentativo Cons. Stato n. 4553/2014, n. 3184/2013)” (TAR Napoli, sez. VII, sentenza n. 4102 del 26 agosto 2016).
A conferma di tale linea interpretativa, i giudici hanno ritenuto limitata agli edifici immediatamente limitrofi la media da calcolare per individuare l’altezza massima assentibile, non risultando decisiva in senso contrario la maggiore altezza di edifici preesistenti ma non immediatamente circostanti.
Il ricorso, pertanto, è respinto.

Si allega la Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Sentenza_Tar_Calabria_n._387_201...
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STUDI DI SETTORE: CONTROLLI SUGLI INADEMPIENTI
Gli studi di settore sono stati sostituiti dagli Indici di affidabilità fiscale ISA ma non vuol dire che il Fisco non li utilizzi più.
Nell’ambito delle attività di accertamento, le anomalie che emergono dagli studi o la mancata applicazione dei modelli vengono «valutati per la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo, soprattutto in presenza di ulteriori elementi di rischio, che portino a ritenere che vi sia un’infedele dichiarazione di materia imponibile». Lo prevede la circolare 19/2019 dell’Agenzia delle Entrate (ALLEGATA ALLA PRESENTE), che contiene indirizzi operativi e linee guida sulla prevenzione e contrasto dell’evasione fiscale. Dunque, gli studi di settore sono utilizzati dal Fisco per selezionare i contribuenti a rischio evasione. Questo riguarda sia le PMI sia i lavoratori autonomi. La circolare dedica alle due tipologie di contribuenti capitoli separati, prevedendo in entrambi i casi di utilizzare gli studi di settore.
• Per quanto riguarda le imprese, le anomalie vengono utilizzate per misurare il rischio di evasione.
• Per quanto riguarda i professionisti, particolare attenzione sui soggetti esercenti attività di lavoro autonomo che, seppure dichiarino un ammontare elevato di compensi, deducono un importo cospicuo di costi che abbattono in maniera significativa il reddito imponibile.
In questi casi, gli Uffici indicheranno nella motivazione degli atti d’istruttoria, sia interna che esterna, che la selezione è avvenuta anche in base alle discrepanze risultanti dall’applicazione degli studi di settore. I controlli si concentreranno poi sui contribuenti a cui il Fisco ha già inviati nei mesi scorsi comunicazioni su rilevate anomalie relative al triennio 2014-2016 che dai dati dichiarati per il periodo d’imposta 2017 non risultano aver mutato il comportamento ritenuto anomalo.
La circolare «evidenzia l’importanza strategica di effettuare un numero congruo di controlli su tali soggetti al fine di consolidare la percezione da parte dei contribuenti e dei professionisti che li assistono che la mancata comunicazione all’Agenzia di elementi utili a giustificare l’anomalia segnalata o il mancato ravvedimento operoso comportano sempre un elevato rischio di essere sottoposti a controllo».
Per quanto riguarda, in particolare, i contribuenti che non hanno giustificato anomalie riscontrate relativamente all’anno d’imposta 2014 o non hanno corretto gli errori commessi, sono confluiti nei seguenti applicativi per l’accertamento:
*GIARA per l’emissione di accertamenti parziali automatizzati relativamente ai criteri di rischio: redditi dei fabbricati, redditi di lavoro dipendente e assimilati, assegni periodici corrisposti al coniuge, redditi diversi e redditi di lavoro autonomo abituale e non professionale;
*ICONA WEB, tramite l’applicativo AUReS, per accertamenti parziali con riguardo soprattutto ai criteri: redditi di lavoro autonomo abituale e professionale imponibili a tassazione ordinaria; redditi di capitale e redditi di partecipazione.

Si allega la Circolare dell’Agenzia delle Entrate sugli indirizzi operativi e linee guida sulla prevenzione e contrasto dell’evasione fiscale e sull’attività relativa alla consulenza, al contenzioso e alla tutela del credito erariale

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Circolare+n.19_08082019.pdf
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DOSSIER IN TEMA DI RESPONSABILITA’ NEGLI APPALTI PUBBLICI
L’ANCE (associazione nazionale costruttori edili) ha pubblicato un dossier contenente le ultime sentenze relative alla responsabilità nell’appalto per rovina, vizi e gravi difetti che possono manifestarsi nei dieci anni successivi all’esecuzione dell’intervento edilizio sull’immobile.
Ricordiamo che secondo l’articolo n. 1669 del codice Civile Rovina e difetti di cose immobili, tale responsabilità deve essere ascritta in via principale all’appaltatore.
Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta denunzia entro un anno dalla scoperta.

Si allega il dossier
Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Rassegna-di-giurisprudenza_ance....
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CATASTO: REVISIONE RENDITA CATASTALE IL COMUNE DEVE SEMPRE MOTIVARE L’AUMENTO DEL VALORE IMMOBILIARE
L’amministrazione comunale è tenuta ad indicare in modo dettagliato quali siano stati gli interventi e le trasformazioni urbane che hanno portato l’area alla riqualificazione non essendo sufficiente far richiamo ad espressioni di stile del tutto avulse dalla situazione concreta. Per la Cassazione, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento in termini sintetici e quindi generici al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento, senza specificare le fonti, i modi e i criteri con cui questi dati sono stati ricavati ed elaborati (cfr fra le tante Cass. n. 3156 del 17/02/2015, Cass. n. 22900 del 29/09/2017;Cass 2018 nr 16368; Cass 2019 nr 10403 ; Cass 2019 nr 361;Cass 2019 nr 11577. Nell’atto di accertamento l’obbligo motivazionale è assolto in modo rigoroso con la precisa indicazione delle ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a modificare d’ufficio il classamento originario e non già facendo richiamo agli astratti presupposti normativi che hanno giustificato l’avvio della procedura).
Revisione catastale: gli elementi idonei e i criteri di massima
Il catasto italiano funziona così: gli immobili sono registrati dentro diversi gruppi, che ne indicano la tipologia, la destinazione d’uso e la rendita. Le classi catastali sono degli indici che esprimono il grado di redditività di un immobile. La classe catastale di un immobile è determinata dall’Agenzia delle Entrate al momento della domanda di accatastamento o in caso di variazione urbana. In base all’art.1 comma 335 della legge 311/2004, in caso di notevole scostamento tra valore medio di mercato e valore medio catastale, il Comune può chiedere all’Agenzia delle Entrate la revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata. Un punto fermo per invocare la revisione catastale è che il contribuente deve essere posto in grado di conoscere gli elementi concreti idonei a specificare quei criteri di massima.
Conclusioni: per quanto riguarda il parametro costituito dal valore medio di mercato delle unità immobiliari comprese nella singola microzona, è necessario che l’amministrazione specifichi e documenti con precisione quali dati sono stati utilizzati ed in quale modo ne è stata effettuata la rilevazione e l’elaborazione per determinare tale valore medio.
Il contribuente deve essere posto in condizione di poter compiutamente controllare e se del caso contestare – sul piano giuridico oltre che sul piano fattuale – la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione del classamento di cui al comma 335 della legge 311/2004;
per la correttezza della revisione in parola è necessario che siano esattamente identificati, calcolati, rilevati ed elaborati i quattro parametri prescritti dalla norma e cioè:

1) il valore medio di mercato della microzona (per mq);
2) il valore catastale medio della microzona;
3) il valore di mercato medio per l’insieme di tutte le microzone;
4) il valore catastale medio per l’insieme di tutte le microzone.

In particolare, per questi due ultimi parametri occorre che sia specificato se la media dei valori di mercato e catastali per la generalità degli immobili del territorio comunale sia stata effettuata sulla base dei valori delle singole unità immobiliari ovvero facendo la media dei valori medi delle singole microzone: in questa seconda ipotesi, infatti, il metodo sarebbe stato erroneo se attuato senza i necessari meccanismi di correzione, data la diversa composizione quantitativa delle singole microzone ed i conseguenti ovvi effetti distorsivi;
occorre che sia specificata la data alla quale fa riferimento la rilevazione della media dei valori medi catastali e la data della rilevazione della media dei valori di mercato. La mancata specificazione dell’anno di riferimento impedisce al contribuente di effettuare il controllo del dato e di svolgere al riguardo le sue difese.
L’aumento della rendita catastale
La Cassazione prosegue evidenziando che, una volta accertata la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della revisione di cui al comma 335 cit., l’amministrazione ha l’onere di dedurre e provare i parametri, i fattori determinativi ed i criteri per l’applicazione della riclassificazione alla singola unità immobiliare.Il presupposto è la sussistenza di microzone nelle quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente (e cioè per più del 35 per cento, salva maggiore determinazione comunale) dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali. La finalità della revisione è quella di riallineare i rapporti tra valori medi di mercato e valori medi catastali, riducendo il rapporto (e cioè aumentando il denominatore rappresentato dalle rendite catastali) delle microzone in cui esso è attualmente maggiore di oltre il 35 per cento rispetto al rapporto tra valore di mercato e valore catastale mediamente presente sul territorio comunale. Ne consegue che la rendita catastale di ciascuna unità immobiliare compresa nella microzona “anomala” potrà essere aumentata in misura percentualmente corrispondente a quella necessaria e sufficiente per rendere il rapporto tra il valore medio di mercato ed il valore medio catastale delle unita immobiliari della microzona non superiore per più del 35 per cento rispetto all’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali.
La non rispondenza ai requisiti e le conseguenze
L’atto impugnato, per come riassunto nella sentenza d’appello, non risponde affatto proprio a quei requisiti primi e indefettibili sopra indicati. L’unità immobiliare in oggetto è compresa in una delle microzone (5 Prati) nelle quali si è registrato una consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare e della connessa redditività riconducile anche ad interventi di riqualificazione urbana nonché alla diffusione di attività commerciali e di significativa presenza di abitazioni ultrapopolari. Il mero richiamo ad espressioni di stile del tutto avulse dalla situazione concreta non soddisfa l’obbligo motivazionale nei termini sopra precisati. In definitiva, continuano i Giudici, nel provvedimento contestato non sono in alcun modo illustrate le ragioni che nel concreto hanno giustificato il passaggio dalla originaria classe 1 alla classe 5 poi rideterminata a 3 dalla CTR: in particolare non viene spiegato in quale modo la dedotta maggiore divaricazione zonale del rapporto tra valori di mercato e rendite catastali abbia potuto tradursi, nella specie, in un così rilevante aumento della rendita catastale attribuita all’unità immobiliare oggetto di accertamento. L’amministrazione comunale avrebbe dovuto precisare dettagliatamente quali siano stati gli interventi e le trasformazioni urbane che hanno condotto l’area alla riqualificazione non essendo sufficiente far richiamo ad una diffusione di attività commerciali o progressiva trasformazione urbana e socio-economica del tutto avulsa dalla situazione concreta. Né tantomeno risultano specificati i criteri e i modi con cui sono identificati, calcolati, rilevati ed elaborati i quattro parametri di cui sopra e cioè: il valore medio di mercato della microzona (per mq); il valore catastale medio della microzona; il valore di mercato medio per l’insieme di tutte le microzone; il valore catastale medio per l’insieme di tutte le microzone. Le considerazioni sopra esposte, quindi, portano ad accogliere l’originario ricorso del contribuente: la revisione catastale effettuata in tal modo è illegittima.

Si allega copia della Sentenza e fac-simile richiesta revisione catastale
Cordiali saluti
La segreteria
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http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Cassazione-sentenza-n.22671-11-s...
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PEC INFETTE ALLARME DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Attenzione alle false mail dell’Agenzia delle Entrate: negli ultimi giorni sono stati segnalati tentativi di frode informatica tramite mail infette.
A privati e professionisti arrivano dei messaggi di posta elettronica provenienti da indirizzi PEC validi, che però non sono legati in alcun modo all’Agenzia. Bisogna stare attenti, dunque, perché è facile confondersi: l’oggetto assomiglia a un numero di protocollo utilizzato per le classiche comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
La cosa da fase è cestinare queste mail infette, senza aprirle. Quest’ultima avvertenza è importante, perché i messaggi contengono un virus che si scarica sul computer e ne prende il controllo. Aprendo la mail e cliccando sugli allegati, quindi, si rischia di diffondere il virus.
In particolare, il messaggio contiene un file in formato zip che contiene a sua volta un documento pdf non valido ed un file vbs. E’ quest’ultimo a scaricare il malware sul computer, che ne prende il controllo.
Le email in questione sono state segnalate all’Agenzia delle Entrate che, come si legge nel comunicato ufficiale, si è detta “assolutamente estranea a tali comunicazioni“. L’Ente, inoltre, ha raccomandato a tutti i cittadini di stare particolarmente attenti e di segnalare, in caso di potenziale pericolo, le possibili truffe alle autorità competenti.

Si allega il Comunicato

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/comunicato.pdf
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TARIFFE PROFESSIONALI: SENTENZA EUROPEA
RISERVATA AI COLLEGI
Una nuova sentenza europea riaccende i riflettori sulla compatibilità tra tariffe professionali e direttive UE. Senza ragioni di interesse pubblico in un ambito specifico, è vietato definire minimi e massimali per le prestazioni dei professionisti: è questo il senso della sentenza del 4 luglio emessa dalla Corte di Giustizia in merito ad un caso di limiti minimi imposti per il pagamento di lavori di progettazione.
In base alla direttiva europea 2006/123 (articolo 15) i tariffari professionali minimi e massimi si possono applicare solo rispettando i seguenti tre criteri:
• non discriminazione (in funzione di cittadinanza e sede legale),
• necessità (ci vuole un motivo imperativo di interesse generale),
• proporzionalità (devono garantire la realizzazione dell’obiettivo, senza eccedere rispetto a questo criterio).
La Corte ha stabilito che in linea di principio l’esistenza di tariffe minime può essere atta a garantire un elevato livello di qualità delle prestazioni in specifici mercati, ma dovrebbero essere applicate ad un contesto riservato a chi svolge un’attività regolamentata, diversamente non esisterebbe nessuna garanzia di idoneità professionale.
Diversamente si crea una incoerenza normativa rispetto all’obiettivo perseguito dalle tariffe minime, ossia quello di preservare la qualità delle prestazioni.

Per accedere alla Sentenza clicca qui
Cordiali saluti
La segreteria
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RISERVATO AI COLLEGI (E’ divulgabile agli iscritti )
LOCAZIONI E IMU ALL’INQUILINO
Nel contratto di locazione può essere posta, legittimamente, la clausola che attribuisce al conduttore (inquilino) l’obbligo di farsi carico di ogni tassa, onere e tributo relativo all’immobile affittato, per tutta la durata del contratto.
Una clausola valida anche qualora si ponga a carico del conduttore l’imposta comunale sugli immobili (IMU), esonerando il locatore dagli stessi obblighi tributari. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6882/2019 che stravolge le regole sul pagamento dell’IMU in caso di locazione immobiliare.
I giudici hanno ritenuto che questo tipo di clausole non rappresenta una violazione delle norme imperative della Costituzione qualora siano concordate tra le parti come componente integrante la misura del canone locativo e non implichino che il tributo debba essere pagato da un soggetto diverso dal contribuente.
Il caso esaminato dai giudici riguardava una locazione commerciale, nel cui contratto era prevista una clausola la quale prevedeva che nel corso dell’intera durata del contratto il conduttore si sarebbe fatto carico di ogni tassa, imposta e onere relativo ai beni locati e al contratto stesso, tenendo conseguentemente manlevato il locatore relativamente agli stessi. La clausola prevedeva, inoltre, che il locatore provvedesse al pagamento delle tasse, imposte e oneri relativi al proprio reddito.
Clausola che era stata impugnata dall’inquilino con la motivazione di essere un soggetto diverso da quello obbligato (il proprietario) al quale veniva accollato l’onere tributario relativo all’ICI e all’IMU, in palese contrasto con il principio costituzionale (articolo 53) del concorso alla spesa pubblica in ragione della capacità contributiva e con l’articolo 79 della legge 392/1978. Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno chiarito che, per quanto riguarda le tasse sugli immobili, come IMU e ICI, il patto traslativo non è vietato da specifiche norma, a differenza di altre imposte come il bollo e le imposte dirette.Resta dunque valido quanto stabilito dalla precedente sentenza n. 6445/1985 secondo la quale questo tipo patto non rappresenta una traslazione dell’obbligo tributario, ma una “mera integrazione” del canone di locazione dovuto.

Si allega la Sentenza

Cordiali saluti
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EDILIZIA LIBERA: INTERVENTI AMMISSIBILI A DETRAZIONE
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
I lavori di edilizia libera, che non richiedono più la SCIA possono essere compresi nella detrazione al 50% sulle ristrutturazioni: le due normative regolano infatti aspetti differenti, dunque i requisiti per l’agevolazione fiscale restano immutati. Se i lavori sono di manutenzione straordinaria o riguardano l’intero edificio restano detraibili: il chiarimento è arrivato dall’Agenzia delle Entrate, in risposta a specifico interpello 383/2019 (allegato alla presente).
Il quesito riguardava interventi su infissi esterni con tinteggiatura ed opere correlate (impalcatura). Lavori considerati di manutenzione ordinaria ai fini delle autorizzazioni (edilizia libera senza SCIA) ma ammissibili a bonus fiscale perché – come spiega l’Agenzia delle Entrate – in base alla legge sulle detrazioni (articolo 16 bis del Tuir, Dpr 917/1986) si tratta manutenzione straordinaria.
Il punto fondamentale riguarda appunto la distinzione fra lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, codificata dall’articolo 3, comma 1, lettera a, del Dpr 380/2001.
• Manutenzione ordinaria: opere di riparazione, rinnovamento o sostituzione delle finiture e opere necessarie a mantenere funzionanti gli impianti tecnologici esistenti, attraverso opere sostanzialmente di riparazione dell’esistente, o in ogni caso senza apportare modifiche.
Esempio: sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande, senza modifica della tipologia di infisso.
• Manutenzione straordinaria: opere volte a rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, senza alterare volumi e cambiare destinazioni d’uso. Dunque, una categoria di intervento che «corrisponde al criterio dell’innovazione nel rispetto dell’immobile esistente».
Esempio: sostituzione infissi esterni e serramenti o persiane con serrande, con modifica di materiale o tipologia di infisso.
In sintesi, i passaggi per capire se gli interventi sono ammessi alla detrazione sono:
1. Individuare se ricadono nella manutenzione ordinaria o straordinaria;
2. Anche se la manutenzione è ordinaria la detrazione si applica se i lavori riguardano parti comuni di edifici condominiali (non spetta per interventi su singole unità abitative).
Altra cosa sono le norme per i titoli abilitativi ai lavori, semplificate con il Dpr 222/2016: i lavori realizzabili in edilizia libera senza CILA (comunicazione inizio lavori) sono quelli di manutenzione ordinaria, fra cui la sostituzione di infissi. In questo caso, le definizioni sono contenute in un Glossario Unico previsto dal DM Infrastrutture 2 marzo 2018, ma non hanno effetto sulla norma del Tuir che prevede le detrazioni.
In pratica, precisa l’Agenzia delle Entrate, le modifiche recate dal citato decreto non riguardano le definizioni degli interventi edilizi agevolati con l’articolo 16-bis del TUIR, e quindi non hanno effetto ai fini delle detrazioni. Quindi è possibile, come in effetti avviene nel caso in esame, che ci siano interventi considerati manutenzione ordinaria ai fini dell’edilizia libera e manutenzione straordinaria per l’applicazione delle detrazioni.

Per accedere alla Sentenza clicca qui
Cordiali saluti
La segreteria

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SALUBRITA’ E SALUTE IN EDILIZIA I TEMI CHE INTERESSANO GLI ITALIANI
Progettare , costruire e vivere in un ambiente sano, sono oramai i temi da affrontare per essere al passo dei tempi. L'oggetto del dialogo tra i progettisti, le imprese e i produttori di materiali è SALUBRITA. Un argomento che è stato oggetto di dibattito a Milano, in occasione della presentazione dell’indagine Doxa, che ha rilevato l’andamento del mercato delle costruzioni, al quale ha preso parte anche il Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati.
Il tema della salubrità nel processo costruttivo è stato approfondito in tre sessioni di lavoro presso Tecniche Nuove. L’ing. Regina De Albertis , presidente Ance Giovani e dell'impresa milanese Borio Mangiarotti e l’ing. Paolo Cresci Arup Italia , hanno aperto la discussione parlando dell' approccio sistemico ed evolutivo, infatti oggi sono alla guida di 12 gruppi che condividendo tra loro steakholders , imprese , tecnici ottengono il risultato, di questo progetto riguardante un gruppo di edifici smart in prossima costruzione.
Un edificio salubre deve avere tutte quelle caratteristiche che non arrecano pregiudizio alla salute fisica, psichica e sociale delle persone. Le responsabilità di chi non rispetta questi canoni sono perseguibili nelle aule della giustizia e gli immobili che fanno ammalare sono soggetti ad un decremento del valore e addirittura in caso di compravendita determinarne l’annullabilità o nullità dell'atto stesso ha spiegato l'avvocato cassazionista Massimo Murru. . L'inquinamento indoor uccide ogni anno 90.000mila persone in Europa e non risparmia nessuno, ed è ben superiore all'inquinamento outdoor ha chiarito Gaetano Settimo dell'istituto Superiore di Sanità intervenuto all'evento moderato da Livia Randaccio, dove più di 350 addetti ai lavori edili si hanno dibattuto sull'edificio salubre. Gli edifici devono garantire una sicurezza statica e salubre ha detto Paola Allegri Presidente dell'Associazione Esperti Edificio Salubre, che ha definito il percorso formativo con il Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati e ha aperto nuove realtà professionali nel campo delle bonifiche ambientali, dell'edilizia, delle valutazioni e consulenze peritali.
Opere edilizie di riqualificazione, che non prevedono costi esorbitanti ma che mettono al riparo da malattie che hanno un costo sociale notevole ha spiegato Barbara Mazza Esperto in Edificio Salubre e vicepresidente delle Donne Geometra. È intervenuto Livio Spinelli del Cngegl spiegando l'importanza del tema nella valutazione immobiliare, che molti studi sull'andamento dei mercati da anni evidenziano il decremento del valore in caso di edifici malati. Nicola Fiotti medico ricercatore e Presidente del Comitato Scientifico degli EES, ha voluto ribadire come il ruolo dei tecnici è determinante nel garantire la salute della gente nel progettare case sane.
Rappresentanti dell'Ance, dirigenti di Categorie professionali, sociologi, ricercatori, professionisti, dirigenti delll'industria hanno concordato la necessità di dialogare per raggiungere la salubrità in edilizia, tema che interessa l'utenza finale e rimette in moto l'edilizia. Il plauso ai Geometri Italiani è dovuto per essere stati lungimiranti e i promotori di un tema così importante che oggi muove gli interessi dei mercati.
Prossimo appuntamento a SAIE Bari 2019
I Collegi interessati ai seminari e Corsi di formazione possono scrivere a: info@tecnicieprofessione.it

Cordiali saluti
La segreteria

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PROFESSIONE GEOMETRA

BONUS FISCALI:NON SPETTANO A CHI ACQUISTA DA IMPRESA
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
In caso di compravendita di un immobile sul quale siano stati effettuati lavori di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica senza che il precedente proprietario abbia potuto richiedere la detrazione fiscale, ad esempio perché si tratta di un’impresa, il bonus non può essere trasferito all’acquirente. Questo anche se i lavori effettuati sono rientrati nella trattativa di acquisto. A chiarirlo è stata l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello n. 313/2019, riguardante un contribuente che aveva acquistato un immobile da una SGR costituita sotto forma di Spa che, nelle fasi precedenti la dismissione del complesso immobiliare, aveva eseguito interventi di riqualificazione delle parti comuni dell’edificio sostituendo la caldaia e tinteggiando i vani scala. Nonostante i lavori rientrassero tra quelli previsti dalla legge per la fruizione del bonus ristrutturazione (la tinteggiatura dei vani scala) e dell’Ecobonus (la sostituzione della caldaia), la società, che aveva pagato i lavori con bonifico ordinario, non aveva potuto richiedere le detrazioni fiscali perché non spettanti.
Essendo i lavori rientrati nella trattativa di compravendita, l’acquirente chiedeva la possibilità di farsi riconoscere il trasferimento delle detrazioni fiscali previste per la riqualificazione delle parti comuni dell’edificio, richiamando il principio generale secondo il quale, in caso di vendita dell’immobile sul quale sono stati effettuati lavori di ristrutturazione e di risparmio energetico, la detrazione non goduta, in tutto o in parte, si trasferisce all’acquirente persona fisica per i restanti periodi di imposta, salva diversa pattuizione intercorsa tra le parti contraenti.
Negativa è stata la risposta delle Entrate: dato che il diritto alla detrazione non è mai sorto – le detrazioni non sono state godute perché, a monte, non spettanti – lo stesso non può essere oggetto di trasferimento.
In particolare, per quanto riguarda il caso in esame, per gli interventi di ristrutturazione edilizia, i lavori sono stati pagati da una Spa, soggetto non ammesso a fruire della detrazione in ambito di ristrutturazione edilizia e, per quanto riguarda le detrazioni per interventi di riqualificazione energetica, queste competono ai titolari di reddito d’impresa, con esclusivo riferimento ai fabbricati strumentali utilizzati nell’attività imprenditoriale e non anche ai beni merce (beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa). Essendo il complesso immobiliare oggetto di compravendita non un bene strumentale per la SGR, la detrazione ex art. 14, Dl 63/2013 non le spettava a prescindere dalla modalità con cui è stato eseguito il pagamento.

Si allega l’Interpello n.313/2019

Cordiali saluti
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http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Risposta_n._13_del_2019.pdf
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LA SALUBRITA’ UN CONCETTO TUTTO DA SCOPRIRE: I GEOMETRI A MILANO HANNO APERTO UN DIALOGO CON LE MASSIME RAPPRESENTANZE DEL MONDO PROFESSIONALE ED EDILIZIO CON L’EDIFICIO SALUBRE
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
Per gli italiani la casa è importante (lo pensa il 90%), tanto più in un momento come quello attuale in cui si passa sempre più tempo tra le mura domestiche, anche per lavorare (questo succede in 4 case su 10). Eppure ben il 48% è insoddisfatto della propria abitazione per aspetti strutturali o ambientali (classe energetica, isolamento termico e acustico, qualità dei materiali, luminosità). E il 41% è preoccupato della mancata salubrità della propria casa, che incide sullo stato di salute. Questi sono stati i dati forniti dal sondaggio Doxa e Scenari Immobiliari, che a Milano hanno presentato il nuovo report, dal quale è emerso che il mercato immobiliare sarà trainato dagli EDIFICI SALUBRI. Occorre quindi lavorare per rendere i luoghi in cui si vive realmente salubri, confortevole e informare i cittadini. E i Geometri sono all’avanguardia. Prossimo appuntamento il SAIE BARI dal 24 al 26 Ottobre.
Si allega il vademecum a cura di Livia Randaccio.
Cordiali saluti
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http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Edilizia_e_città_salubri.pdf
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DISTANZE FABBRICATI:NUOVA SENTENZA CONSIGLIO DI STATO
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
La legge stabilisce delle distanze minime tra una costruzione e l’altra che devono essere rispettate, salvo determinate eccezioni. Così facendo si evita la creazione di spazi angusti ed insalubri tra edifici che potrebbero compromettere la sicurezza e la salute delle persone. La violazione delle norme in materia di distanze comporta che la costruzione effettuata ad una distanza minore deve essere arretrata alla distanza prevista dal codice o dai regolamenti comunali (anche mediante abbattimento di tutto o di parte della costruzione) oltre al risarcimento del danno a carico di colui che ha subito la violazione.
Le situazioni però non sempre sono così chiare e quindi la Suprema Corte o il Consiglio di Stato intervengono spesso sul tema.
Con la sentenza 11/09/2019, n. 6136 (allega alla presente), il Consiglio di Stato ha fornito un utile riepilogo dei principi giurisprudenziali in materia di distanze tra pareti finestrate.
Come è noto, l’art. 9 del D. Min. LL.PP. 1444/1968, al punto 2), prescrive per le nuove costruzioni ricadenti in zone diverse dalla zona territoriale omogenea A (quindi in zona diversa dal centro storico), l’obbligo di osservare una distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate ed edifici antistanti.

Al riguardo il Consiglio di Stato ha ribadito alcuni interessanti principi:
– sull’inderogabilità della suddetta norma;
– sulla prevalenza della stessa sulle norme regolamentari e di pianificazione locale;
– sulle modalità di calcolo delle distanze;
– sulla nozione di pareti finestrate e obbligo di distanza minima anche per i tratti di parete in parte prive di finestre.
INDEROGABILITÀ DELLA NORMA
L’art. 9 del D.M. 1444/1968, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, ricadenti in zona diversa dalla zona A, va rispettato in modo assoluto, trattandosi di norma finalizzata non alla tutela della riservatezza, bensì a impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e pertanto è inderogabile. Pertanto, le distanze fra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale e astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di guisa che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia per equo contemperamento degli opposti interessi.
PREVALENZA SULLE NORME REGOLAMENTARI E DI PIANIFICAZIONE LOCALE
La norma di cui all’art. 9, D.M. 1444/1968 sulla distanza minima tra pareti finestrate prevale sia sulla potestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze, sia sulla potestà regolamentare e pianificatoria dei Comuni, in quanto derivante da una fonte normativa statale sovraordinata, sia infine sull’autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici che non sono nella disponibilità delle parti. Ne consegue che il giudice è tenuto ad applicare tale disposizione anche in presenza di norme contrastanti incluse negli strumenti urbanistici locali, dovendosi essa ritenere automaticamente inserita nel PRG al posto della norma illegittima.
CRITERI PER IL CALCOLO DELLA DISTANZA
La distanza di dieci metri, che deve sussistere tra edifici antistanti, va calcolata con riferimento a ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano. Tale calcolo si riferisce a tutte le pareti finestrate e non soltanto a quella principale, prescindendo altresì dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o della progettata sopraelevazione, ovvero ancora che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra.
NOZIONE DI PARETI FINESTRATE
Per “pareti finestrate” devono intendersi non soltanto le pareti munite di “vedute” ma, più in generale, tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l’esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo (di veduta o di luce).
Al proposito è stato precisato che ai fini della verifica dell’inosservanza dell’obbligo di cui all’art. 9, D.M. 1444/1968 è sufficiente che le finestre esistano in qualsiasi zona della parete contrapposta ad altro edificio, ancorché solo una parte di essa si trovi a distanza minore da quella prescritta: il rispetto della distanza minima è dovuto anche per i tratti di parete che sono in parte privi di finestra, indipendentemente dalla circostanza che la parete finestrata si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra.

Si allega la Sentenza

Cordiali saluti
La segreteria

http://www.geometri-piacenza.it/uploads/SENTENZA_DISTANZE.pdf
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ECOBONUS 65% E SCONTO FATTURA
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L’acquisto di un climatizzatore prevede l’applicazione dell’ecobonus al 65% e dunque rientra anche nell’ambito dello sconto in fattura istituito dal decreto Crescita.
L’articolo 10 del dl 34/2019 prevede che si possa trasformare la detrazione in uno sconto di pari importo, direttamente sulla fattura del fornitore, che recupererà poi la somma come credito d’imposta.
Il documento di prassi dell’Agenzia delle Entrate è il provvedimento dello scorso 31 luglio, che contiene le modalità attuative di esercizio dell’opzione, che si allega.
Lo sconto è pari alla detrazione dall’imposta lorda spettante per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati (nel suo caso, l’acquisto del climatizzatore), ed è espressamente indicato nella fattura emessa a fronte degli interventi effettuati quale sconto praticato in applicazione delle previsioni dell’articolo 10 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34.
Si tratta della detrazione per riqualificazione energetica, che dunque è indipendente dalla ristrutturazione dell’abitazione (che darebbe diritto a una detrazione del 50%).

Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Opzione_mod.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/Opzione-Istr.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/provv.sconto_ecobonus_sismabonus...
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FONDO MUTUI PRIMA CASA: NOVITA’ E REGOLE 2019
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
C’è una disposizione del Decreto Crescita che interessa particolarmente giovane coppie e contribuenti che acquistano la prima casa: il rifinanziamento del Fondo che copre con garanzie il 50% del capitale investito nell’immobile. In pratica, grazie al Fondo di garanzia per i mutui prima casa è lo Stato ad offrire ai cittadini le garanzie richieste dalla banca per concedere il mutuo prima casa.
Le risorse stanziate inizialmente erano quasi in esaurimento, pertanto era fortemente atteso un intervento legislativo per rifinanziarlo. A disposizione ci sono adesso nuove risorse ed anche regole più flessibili sugli accantonamenti.
Il fondo è stato istituito con la manovra 2014 (articolo 1, comma 48, lettera c, legge 147/2013) e il Decreto Crescita lo ha rifinanziato con 100 milioni per il 2019.
Non solo: come sottolinea la circolare dei Consulenti del lavoro 15/2019, il decreto la percentuale minima del finanziamento da accantonare a copertura del rischio: «per ogni finanziamento ammesso alla garanzia del Fondo, viene accantonato a copertura del rischio un importo non inferiore all’8% dell’importo garantito».

Il Fondo è finalizzato alla concessione di garanzie (massimo il 50% della quota capitale) su mutui ipotecari (o portafogli di mutui) per l’acquisto o per interventi di ristrutturazione e accrescimento di efficienza energetica di unità immobiliari sul territorio nazionale, da adibire ad abitazione principale (del mutuatario).

La norma prevede una priorità per giovani coppie o nuclei mono genitoriali con figli minori, abitanti in affitto in case popolari, nonché giovani under 35 con rapporto di lavoro atipico. Il mutuo non può essere superiore a 250mila euro e non c’è agevolazione per le abitazioni di lusso.
La domanda va presentata utilizzando l’apposito modulo ad una delle banche aderenti all’iniziativa (elenco disponibile sul sito di Abi su quello di Consap).

Cordiali saluti
La segreteria
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LAVORI IN AMBIENTI CONFINATI O A RISCHIO INQUINAMENTO: LE LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEI RISCHI
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
Il tema degli ambienti confinati non trova ad oggi una sua collocazione esplicita all'interno del corpus del Testo unico sicurezza (Dlgs. 81/08), né con un Titolo specifico né nell'ambito degli Allegati dello stesso. L’emanazione del D.P.R. 14 settembre 2011, n.177, “Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti” ha peraltro generato fin da subito problemi applicativi ed interpretativi, ad oggi non ancora risolti, introducendo tra l’altro criteri vincolanti di qualificazione che si inseriscono però in un sistema nazionale generale di qualifica fortemente differenziato tra settore pubblico e privato. Anche la recente giurisprudenza legata ai casi di infortunio in ambiente confinato soffre della mancanza di una trattazione più estesa del tema nella norma generale, nonché della mancata definizione chiara e univoca di ambiente confinato. Preso atto del quadro normativo e giurisprudenziale attuale il CNI ha redatto un “documento di indirizzo”, destinato in particolare ai colleghi RSPP/ASPP, CSP/CSE ed ai professionisti del settore, ma sicuramente utile anche per i Datori di lavoro Committenti, per le Imprese e per tutte le figure coinvolte.
Si allegano i documenti di indirizzo.
Cordiali saluti
La segreteria
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/ALLEGATO1.pdf
http://www.geometri-piacenza.it/uploads/ALL2.pdf
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http://www.geometri-piacenza.it/uploads/ALL5.pdf
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CONSULENZE A TITOLO GRATUITO PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: SENTENZA DEL TAR LAZIO

RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
Mentre si moltiplicano gli appelli a legiferare in materia di equo compenso, una nuova sentenza del Tar Lazio va nella direzione opposta, aprendo le porte alle consulenze a titolo gratuito per la Pubblica Amministrazione.
La sentenza del Tar Lazio n. 11411/2019 ha legittimato il Ministero dell’Economia a pubblicare un avviso di consulenza a titolo gratuito, con il quale cercava “un supporto tecnico ad elevato contenuto specialistico di professionalità altamente qualificate per svolgere consulenze a titolo gratuito diretto ad esponenti del mondo accademico e professionisti”.
I giudici nel respingere il ricorso hanno affermato che:
in ragione del carattere eventuale ed occasionale della consulenza, seppure nell’arco temporale ordinariamente di due anni, non può questa qualificarsi come contratto di lavoro autonomo, ciò si desume ulteriormente dalla previsione della possibilità, per il professionista, di porre comunque fine unilateralmente all’incarico in qualunque momento.
L’incarico di consulenza, affermano i giudici amministrativi, non è nemmeno classificabile come servizio e quindi non è sottoposto al Codice dei contratti pubblici. In base a questi ed altri rilievi, secondo il Tar Lazio, il titolo gratuito della consulenza appare legittimo.

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
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NESSUN RISARCIMENTO DEL DANNO PER CALAMITA' NATURALI IN CASO DI IMMOBILI ABUSIVI
RISERVATA AI COLLEGI (divulgabile agli iscritti)
In base a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 20312/2019 in materia di risarcimento danni calamità naturali, la Pubblica Amministrazione non è tenuta a risarcire i danni da esondazione subiti dal proprietario di una costruzione realizzata senza titolo edilizio. Il caso in esame riguarda la controversia sorta tra un professionista, proprietario dei locali utilizzati per l’esercizio della sua attività, danneggiati a causa di un’esondazione, e il Comune.
A seguito di un’esondazione di acqua e fango proveniente dalla strada comunale, provocata da una falla presente nelle tubazioni comunali di raccolta dell’acqua piovana, il professionista aveva chiesto un risarcimento all’amministrazione; dal canto suo, il Comune escludeva il diritto al risarcimento dopo aver accertato che il proprietario aveva realizzato l’immobile danneggiato come ampliamento abusivo di un edificio preesistente, ossia senza alcun titolo edilizio.
La Suprema Corte ha chiarito che l’amministrazione comunale è tenuta alla manutenzione degli impianti e all’adozione di accorgimenti per evitare che il deflusso anomalo delle acque possa causare danni ingiusti ai cittadini; tuttavia, la presenza di un abuso edilizio mette in discussione le responsabilità dei soggetti coinvolti.
Tale violazione, continuano i giudici, recide il nesso causale (ex art. 1227 cod.civ.) tra il bene in custodia della PA ed il danno subito dall’interessato, azzerando la responsabilità che grava sulla stessa PA (in forza dell’ art. 2051 cod. civ.).
Nel caso in esame, bisogna tener conto del fatto che l’abuso edilizio commesso dal privato ha consentito, da un parte, la costruzione in prossimità alla strada comunale di vani ad uso abitativo in spregio delle regole tecniche e dell’arte e delle norme edilizie, dall’altra, ha annullato la quota parte di responsabilità cui è tenuto il Comune.

Si allega la Sentenza
Cordiali saluti
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